logo


Rispondi a osimod Annulla risposta

1500

  1. lunettes de vue ray ban Rispondi
    Uno spazio per la valutazione in Italia * | Bianchi, Severati lunettes de vue ray ban http://porticodoparaiso.com/rayban-5.php?p=lunettes-ray-ban-de-vue
  2. Francesco Rispondi
    Cari Paolo e Tito, intanto vi segnalo (ma già lo conoscete) mio editoriale pubblicato Sabato scorso sulla prima pagina de Il Messaggero http://www.visionwebsite.eu/vision/stampa_articolo.php?articolo=199 . Nell'articolo si propone di inserire l'obbligo di valutazione di tutte le politiche pubbliche (e dei fornitori di servizi pubblici) inserito accanto a quello dell'obbligo sul vincolo di bilancio nell'articolo 81 della Costituzione (e credo che almeno due dei "saggi" nominati da Napolitano siano d'accordo). Io propongo, in buona sostanza, di tradurre in italiano quello che dice la legge finanziaria della Commissione Europea e farlo diventare vincolante per tutte le amministrazioni pubbliche. Nell'articolo spiego i fondamenti persino etici di questa operazione (e i motivi ovvi per i quali senza di essa qualsiasi "spending review" sarà inevitabilmente lineare). Ovviamente si può disquisire sulla appropriatezza di provvedimenti così dall'altro e così impositivi. E, sicuramente, i dettagli della proposta andrebbero sviluppati (stando attenti al "diavolo" che inevitabilmente si nasconde nei "dettagli"). E tuttavia io credo che, pur apprezzando l'appello affinchè in Italia ci sia "spazio per la valutazione", dobbiamo essere più ambiziosi e mainstream. E credo che il contesto è tale per cui si può provare a mettere - come dico nell'articolo - la valutazione (o il principio dell'accontability se in inglese funzionasse meglio) al centro dell'agenda politica . Magari al posto del dibattito spesso surreale sui "costi della politica" o dell'amministrazione. Perchè non organizziamo insieme, insieme agli altri commentatori e altri soggetti che non sono valutatori, una iniziativa su questo? Provando a far uscire il dibattito dalla comunità (assai piccola e spesso anche un pò autoreferenziale come tutte le comunità professionali) dei valutatori?
  3. osimod Rispondi
    Buongiorno, e complimenti per l'articolo su cui nella sostanza concordo in pieno e che espone un problema grave e urgente. Alcune riflessioni volte a migliorarne l'impatto: - l'articolo e' efficace per gli addetti ai lavori ma non per chi non lavora sulla valutazione (preaches to the converted) . Sarebbero utili riferimenti a casi concreti che dimostrino il problema e l'impatto di questo problema sulla qualita' della gestione pubblica. In altre parole, perche' questi problemi sono importanti? Perche' e' urgente intervenire? Davvero la valutazione e' fatta male, e se si', cosa comporta? - non e' chiara la relazione fra i problemi esposti e la prima raccomandazione - non e' chiaro cosa si intende per "spazio pubblico". Un portale della valutazione? Il problema non e' creare tale spazio; e' far si che sia "riconosciuto" e "visibile" in un contesto in cui l'interesse per la valutazione e' basso. Mi piacerebbe riflettere di piu' su questo ultimo punto. Insomma, mi sembra un ottimo contributo, ma deve segnare un inizio di una riflessione condivisa.
  4. Antonella Bonaduce Rispondi
    Sono essenzialmente d'accordo sia sulle problematiche evidenziate che sulle possibili soluzioni proposte ma sono in disaccordo con la affermazione "la dipendenza funzionale degli organismi preposti alla valutazione dalle autorità resposnabili ... va considerata il principale impedimento .... Non penso infatti che sia il principale impedimento la indipendenza è infatti secondo me un principio corretto ma nella prassi un falso problema quello che rende difficile questa virtruosa interazione tra valutatore e decisore è la debolezza della domanda di valutazione che si lega alla debolezza della domanda di programmazione. E' sull'innalzamento della qualità della programmazione che bisogna secondo me intervenire per favorire un uso efficace della valutazione. E questo vuol dire che ci deve essere una richiesta forte da parte in primo luogo della Commissione di una programmazione di qualità. Sicuramente le sette innovazioni di metodo di Barca vanno in questa direzione, ma gli effetti di questa proposta dipenderanno anche dalla capità di Governo e Commissione di mantenere alta questa richiesta di qualità rimandando indietro proposte di programmazioni e della capacità dei valutatori di offrire competenze utili alla attuazione delle innovazioni.
  5. Mauro Palumbo Rispondi
    Condivido quanto scrivono i colleghi e i commentatori del loro articolo. La valutazione ha un importante ruolo da giocare nella trasparenza delle politiche pubbliche, anche perché, come sottolinea Patton, aiuta le persone a "pensare valutativamente"  (dunque spinge i decisori a indicare obiettivi praticabili e misurabili, i cittadini a chiedersi quali effetti abbiano ottenuto le politiche, gli operatori a responsabilizzarsi sui risultati e non solo sui processi). Può favorire un dibattito pubblico maggiormente informato e quindi cittadini e decisori più responsabili. Perché questo accada probabilmente occorre spingere sulle diverse leve segnalate dall'articolo e dal dibattito: non solo più valutazione, ma anche valutazione più accessibile (importante che siano pubblicati sia i micro dati sia delle sintesi che permettano anche al non addetto ai lavori di capire quanto emerge dalle valutazioni), valutazione più indipendente (ad esempio finanziata da - o svolta da organi dipendenti da - Assemblee elettive e non dagli Esecutivi), valutazione più discussa (ossia maggiore dibattito pubblico sui suoi esiti), valutazione più robusta (il dibattito sui risultati porterebbe anche a discutere dei metodi in modo ceh la buona valutazione sia vincente). Aggiungo solo un punto non segnalato dagli autori: si ragioni anche sugli effetti della valutazione, che possono essere sia virtuosi (accentuare i comportamenti positivi di singoli e di istituzioni), sia negativi (favorire le resistenze alla valutazione o i comportamenti opportunistici). Sotto questo aspetto il rischio maggiore si corre quando la valutazione viene introdotta con una forte accentuazione della funzione di controllo, magari in concomitanza con tagli di spesa (dunque in prospettiva "puntitiva" piuttosto che "premiale" o "di apprendimento"), con metodi e finalità decise dall'alto, con effetti non discussi precedentemente, senza condivisione con gli stakeholder. Proprio chi ritiene che la valutazione debba assolvere un grosso ruolo nel nostro Paese deve prestare grande attenzione a questo rischio.  
  6. fabiana musicco Rispondi
    Sono d'accordo in gran parte con la riflessione degli autori in merito a questo tema, sempre più spesso invocato da molti come una potenziale leva di cambiamento e miglioramento nei processi di elaborazione delle politiche, ma al contempo nei fatti concreti osteggiato dai policy maker. Certamente il tema della reale indipendenza del valutatore è importante, d'altra parte occorrono anche interventi di ristrutturazione delle basi dati e delle piattaforme dalle quali attingere le informazioni e gli elementi per poter svolgere al meglio i processi di valutazione. In questo senso, c'è ancora un elevato gap di competenze tra chi ha il potere di decidere (a monte) da dove partire per impostare efficaci processi di valutazione e chi ha la competenza specifica per realizzare tali processi. Da ultimo, chiediamoci dove vanno a finire e se vengono utilizzati i corposi report di valutazione che pure vengono redatti. Sono una valutatrice del fondo Fei (Integrazione cittadini extra Ue) e sono molto interessata a contribuire al dibattito anche portando la mia esperienza concreta.
  7. Catina Balotta Rispondi
    Porrei l'accento su una questione che mi sembra rilevante rispetto a quanto già scritto e cioè "la terzietà della valutazione", ovvero la sua capacità di esprimere un giudizio indipendentemente da chi la paga e da chi ne usa i risultati. Salvaguardare la terzietà della valutazione significa allinearla a delle esigenze che possiamo socialmente ritenere accettabili e che, di fatto, sono quelle che il committente ha legittime rispetto a ciò che vuole fare. La terzietà della valutazione in Italia incontra due grossi ostacoli. Il primo di natura endogena al processo valutativo: la partecipazione terza sfocia spesso in un cammino partecipativo diretto in cui un attore (il valutatore) non fa altro che proiettare i propri pregiudizi. Tale rischio può essere eluso da una parte dall’autodisciplina del professionista e dall’altra dalle garanzie provenienti dal contesto rispetto alla salvaguardia dell’autonomia di ciò che si ritiene essere un pensiero scientifico, rigoroso e giudicante. Il secondo ostacolo alla terzietà è rappresentato dalla mancanza di un vero mercato, all’interno del quale chi davvero sa fare valutazione è premiato. Altrimenti il tipo di risposte che la committenza in parte rischia di avere e in parte sollecita per interessi, è guidata da pensieri distorti quali: la possibilità di mantenere un buon rapporto tra le parti, la possibilità di prolungare il rapporto in futuro, la possibilità di nuove commesse o, più in generale, lo sviluppo di relazioni che generano...
  8. Mita Marra Rispondi
    Concordo con gli autori e aggiungo 3 punti. Un assetto istituzionale ed organizzativo formalmente indipendente (come gli OIV?) in cui condurre la valutazione delle politiche pubbliche e delle prestazioni amministrative non garantisce l’accettazione politica e culturale dell’informazione valutativa né la sua integrazione nei processi decisionali e di gestione, come esercizio di responsabilità pubblica e incentivo all’apprendimento. Non è neanche realistico attendersi un cambiamento immediato delle politiche e delle pratiche amministrative come effetto dei suggerimenti valutativi. La complessità dei processi decisionali non permette di isolare il contributo della valutazione, soprattutto quando questa è un insieme di approcci, metodi e tecniche attraverso cui si generano informazioni eterogenee (es. monitoraggio, controllo finanziario, misurazione di performance, impatto dei programmi). Il vero problema è di natura culturale: il politico/committente deve essere aperto a capire come, dove e perché i programmi funzionano o meno e il valutatore è chiamato a dire la verità al potere-speak truth to power (Wildawsky)-senza ipocrisie retoriche autointeressate a favore dello status quo. L’Associazione Italiana di Valutazione è uno spazio pubblico di condivisione di conoscenze e competenze valutative per formare i valutatori e sensibilizzare i committenti, i manager e i politici alla cultura della valutazione della spesa pubblica come continuo apprendimento a fare meglio con meno
  9. alberto vergani Rispondi
    Grazie a Severati (che ben conosco in quanto compagno di Direttivo nella Associazione Italiana di Valuatazione della quale sono, per un mese ancora, Presidente) ed a Bianchi per il loro contributo. Voglio sottolineare, come elemento che merita alta considerazione, il fatto che le tre loro proposte "per una migliore valutazione" riguardano fattori e condizioni "di contesto" (materiali, organizzative, informative e quindi culturali) e non tecniche, metodi, strumenti, .... Non che queste non siano importanti - anzi - ma, senza le prime, tecniche e simili restano, come è nell'esperienza italiana, o esercizi teorici o di stile (se e quando ben fatti) o maschere dietro le quali nascondere la totale irrilevanza dei risultati delle valutazioni per il policy making quotidiano.
  10. andrea naldini Rispondi
    In generale sono d'accordo con voi, ma: cosa si intende per spazio pubblico? chi lo deve creare? andrebbe approfondito, per esempio finchè vi è un diretto collegamento tra decisore politico e decisore amministrativo, tale spazio è molto ristretto. Oppure, nel caso della PA spesso i sindacati si oppongono a qualsiasi valutazione per interessi di parte. Quindi è necessario creare obblighi di valutazione indipendente (come dite), obblighi della sua discussione a livello politico (in parlamento, p.e., si dovrebbe dscutere pubblicamente la valutazione della legge fornero o delle politiche di coesione). Al tempo stesso vanno resi pubblici i piani di valutazione, i biudget disponibili per la valutzione e tutte le valutazioni, ciò migliorerebbe anche la loro qualità.
  11. Mita Marra Rispondi
    Concordo con gli autori e aggiungo 3 punti. Un assetto istituzionale ed organizzativo formalmente indipendente (come gli OIV?) in cui condurre la valutazione delle politiche pubbliche e delle prestazioni amministrative non garantisce l’accettazione politica e culturale dell’informazione valutativa né la sua integrazione nei processi decisionali e di gestione, come esercizio di responsabilità pubblica e incentivo all’apprendimento. Non è neanche realistico attendersi un cambiamento immediato delle politiche e delle pratiche amministrative come effetto dei suggerimenti valutativi. La complessità dei processi decisionali non permette di isolare il contributo della valutazione, soprattutto quando questa è un insieme di approcci, metodi e tecniche attraverso cui si generano informazioni eterogenee (es. monitoraggio, controllo finanziario, misurazione di performance, impatto dei programmi). Il vero problema è di natura culturale: il politico/committente deve essere aperto a capire come, dove e perché i programmi funzionano o meno e il valutatore è chiamato a dire la verità al potere-speak truth to power (Wildawsky)-senza ipocrisie retoriche autointeressate a favore dello status quo. L’Associazione Italiana di Valutazione è uno spazio pubblico di condivisione di conoscenze e competenze valutative per formare i valutatori e sensibilizzare i committenti, i manager e i politici alla cultura della valutazione della spesa pubblica come continuo apprendimento a “fare meglio con...
  12. Marcello Romagnoli Rispondi
    Ben venga la valutazione, ma non come quella scellerata che si sta realizzando nel campo universitario. Metodologie palesemente sbagliate, già criticate ed abbandonate all'estero, cervellotiche, caotiche e divoratrici di tempo utile. Favorevole alla valutazione, ma cum grano salis e che abbia poi delle conseguenze.