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  1. Domenico Biasi Rispondi
    Se si comincia ad incentivare l'H2 blu poi è difficile smettere. Ad oggi, l'H2 grigio viene già utilizzato in diversi ambiti come l'industria chimica, perché "convertirlo" al blu e non direttamente al verde? Prima o poi dovremo arrivare a emissioni 0 quindi a idrogeno verde, visto che la tecnologia va incentivata ha senso spendere soldi 2 volte? Inoltre, anche se si stoccasse tutta la CO2 prodotta (e non è così), non si risolverebbe il problema delle emissioni degli altri gas serra liberati dalla combustione. Incentivare da subito l'H2 verde rappresenterebbe anche uno stimolo ulteriore allo sviluppo delle rinnovabili. Nell'articolo si critica l'assenza di numeri e la genericità del PNRR, oltre che la mancanza di programmazione italiana. Vorrei far notare che il MiSE ha già prodotto un documento sulle linee guida sulla strategia nazionale per l'idrogeno stabilendo gli obiettivi al 2030 in termini di elettrolizzatori (5 GW) e di percentuale (2%) di blending H2-gas nella rete di trasporto nazionale, solo per fare degli esempi. ENEA ha annunciato qualche giorno fa che alle porte di Roma verrà sviluppato la prima Hydrogen Valley che fungerà da laboratorio per lo sviluppo delle tecnologie H2. A febbraio sono stati presentati i progetti candidati come IPCEI per l'H2. Su questo fronte, dunque, comincia a muoversi qualcosa di concreto e non sono solo parole come hanno lasciato intendere i due autori.
  2. Andrea Tilche Rispondi
    Non c'è nessun "furore ideologico" nella scelta di zero emissioni, in quanto dobbiamo arrivare molto presto a zero emissioni globali. Creare un lock-in con tecnologie che continuano a far crescere le emissioni, seppure in modo ridotto, è un profondo errore. L'idrogeno "verde", se prodotto con l'eccesso di energia da fonti rinnovabili che si ha nei giorni molto assolati o ventosi, è già oggi conveniente.
  3. reno giorgi Rispondi
    ma perchè dobbiamo catturare e immettere nel sottosuolo la CO2 ? Quando potremmo smettere di estrarre la CO2 dei pozzi esempio il pozzo ungherese?
    • michele Rispondi
      Catturare e immettere nel sottosuolo la CO2 è esattamente ciò che fa la natura attraverso le piante. Quindi la smetterei di fare i puristi dogmatici col CCS. Se questo metodo ci aiuta a combattere effetto serra e cambiamento climatico a me va benissimo. Se poi l'Italia ne ha pure un vantaggio competitivo (vedi ENI Ravenna) tanto meglio. I dogmatici non ci hanno mai aiutato a risolvere i problemi.
  4. Andrea Rispondi
    Nel lungo termine il futuro sarà l'idrogeno verde. Manca un colore per l'idrogeno prodotto con digestione anaerobica, eventualmente da steam reforming del biometano. Apprezzo l'idea di tenere aperte più strade tecnologiche, ma con l'obiettivo di creare un mercato per le infrastrutture e gli usi finali prima che l'idrogeno rinnovabile sia competivivo. Tuttavia mo pare che l'articolo sorvolo su alcune criticità delle soluzioni che propone e non sia esaustivo nel presentare le tecnologie disponibili. Non legato a questo: un altro percorso per l'idrogeno blu aveva avuto una certa eco mediatica tempo fa poi è scomparso: la produzione da cracking del metano in stagno fuso (https://www.chemicalprocessing.com/articles/2015/researchers-crack-methane-cracking/).
  5. Firmin Rispondi
    Per chi ha dubbi sul ruolo dell'umile vapore acqueo, e quindi anche dei motori ad idrogeno, nel riscaldamento globale, segnalo questo articolo su una delle più prestigiose riviste del settore https://doi.org/10.1146/annurev.energy.25.1.441 E questo studio della NASA https://www.nasa.gov/topics/earth/features/vapor_warming.html
  6. Firmin Rispondi
    Come ci insegnavano alle elementari con esperimenti rumorosi quanto pericolosi, bruciare l'idrogeno produce vapore acqueo. E quest'ultimo è uno dei maggiori responsabili dell'effetto serra, molto più del CO2 prodotto dai combustibili tradizionali. Basta passare una (romantica) serata sotto un cielo stellato ed una sotto un (banale) cielo grigio di nuvole e foschia per verificare la differenza di temperatura. Non credete che le tecnologie ad idrogeno, pur riducendo l'inquinamento, aggraveranno il problema del riscaldamento globale?
    • Andrea Rispondi
      No. Il vapore acqueo prodotto dalla combustione dell'idrogeno influirebbe sul clima come quello prodotto dai combustibili fossili o dalla pentola della pasta che bolla: praticamente nullo a livello globale, forse solo con qualche effetto isola di calore molto locale. A livello globale la maggior fonte di vapore è l'evaporazione di acqua neglioceani. E la quantità di vapore in atmosfera è principalmente ai vari step del ciclo dell'acqua. Questi fenomeni peggiorano il riscaldamento di origini antropiche (se la temperatura dell'Oceano cresce aumenta anche l'evaporazione dell'acqua) per questo gli articoli da lei linkati parlano di "feedback".
  7. Nicolò Carandini Rispondi
    Ma veramente l'idrogeno ha più o meno contenuto di carbonio? Ovviamente no, l'idrogeno è un gas fatto di atomi di idrogeno, senza alcun atomo di carbonio. Quel che conta è come lo si ottiene (vedasi Produzione_di_idrogeno su Wikipedia). A mio avviso l'economia all'idrogeno, su cui si è tanto puntato, è una chimera, peraltro costosissima, che è già vecchia prima di cominciare. Produzione, trasporto e accumulo sono gli ostacoli che la rendono ancor oggi un azzardo che potrebbe rivelarsi assai costoso. Solare e batterie è la via maestra per il nostro paese, basta che non si legiferi cambiando tutto ogni tre/sei mesi, come si è fatto in passato. Occorre un piano normativo chiaro e stabile, un patto decennale, altrimenti nessuna attività imprenditoriale seria potrà mai essere fatta in Italia.
  8. Giovanni Vergerio Rispondi
    Purtroppo in l’Italia qualcuno vuole dare lunga vita ai combustibili fossili ( che non abbiamo ) perseguendo strade che si sono dimostrate senza uscita oppure sono assurdità termodinamiche. L’idrogeno grigio esiste e al momento giusto sarà soppiantato da quello verde. L’idrogeno blu è meglio lasciarlo perdere dato che la CCS è una tecnologia mai nata. Poi smettiamo di pensare che l’idrogeno verde prodotto dalle rinnovabili debba essere trasportato assieme al gas naturale per bruciare sui fornelli delle cucine di casa.
  9. Giancarlo Fiorito Rispondi
    L'idrogeno non è "una" scelta ma un ventaglio di possibilità, che le auto a batteria invece chiudono. Le auto a batteria servono a perpetuare un modello di mobilità esclusivo e miope. Non le auto ma i treni a idrogeno, per toglierle le auto, per chiedere ferro all'industria, per decarbonizzarla. Fai idrogeno e stabilizzi una rete elettrica rinnovabile ma imprevedibile. Lo metti nei tubi Snam, integri i settori con Terna e Arera ma occorre togliere gli oneri di rete per trasporto e distribuzione per elettroni che servono a scindere H2O. E con O2 si puliscono le acque reflue si saldano metalli e bruci meglio tutto e serve a salvare i malati Covid.
  10. Savino Rispondi
    Compatibilmente ed in modo sostenibile con il portafoglio dei cittadini. Non vorrei che il troppo entusiasmo verso le energie alternative comportasse dispendio per famiglie già dissanguate, a cui è stato già annunciato con anticipo, ad esempio, che debbono ricambiare il televisore. Ecco, l'argomento delle energie alternative pare, agli occhi dell'opinione pubblica, uno di quegli escamotage che Conte ha utilizzato per ipotesi di spesa errata del Recovery e per le leggi finanziarie, vedasi bonus del 110% che ha favorito una precisa tipologia di imprese di lavori e di servizi, anzichè l'economia nazionale.