logo


Rispondi a Savino Annulla risposta

1500

  1. Filippo Rispondi
    Difficile solo pensare che un qualsivoglia governo (questo in particolare) getti, anche solo simbolicamente, il guanto di sfida all’esercito dei pubblici dipendenti. Sarebbe la fine di un travaso irrinunciabile di consenso per qualsiasi forza politica.
  2. Cosimo Benini Rispondi
    Polemica strumentale. La CIG la pagano le aziende. Nel pubblico lo Stato cosa pagherebbe? Ecco allora la proposta di modificare l'istituto della messa in disponibilità. Ma questo istituto riguarda la mobilità collettiva non volontaria. Insomma la norma adatta non c'era. Mi chiedo: ma pensate davvero che tutte le funzioni centrali e gli enti locali siano costituite da uscieri e custodi? In ogni caso va detto che, a casa, si perdono straordinari ed indennità legate alla presenza. Non a caso in estate moltissimi ministeriali hanno protestato chiedendo di rientrare. Una ulteriore considerazione: non viviamo in un paese di caste, non è che gli statali si sposino solo fra statali e, magari, qualche "privilegiato" ha coperto la moglie o il marito (autonomo) con il suo stipendio. Forse il governo ha fatto una scelta anticiclica per cercare di evitare ulteriori contrazioni della domanda interna. Aggiungo: sono prontissimo alla "CIG" statale (io che ho lavorato da casa col mio pc anche di notte perdendo, secchi, 350 euro netti al mese ogni mese), ma voglio lo stipendio di un quadro del privato visto che quelle mansioni svolgo. Non è che devo essere equiparato solo "a perdere".
    • alessandro bortolini Rispondi
      Mi sfugge come lei possa aver perso €350 al mese esendo un quadro del pubblico impiego. Quanto alla sua peima osservazione, certo la Cassa integrazione sarebbe pagata dallo Stato ma questa partita di giro consentirebbe in ogni caso un risparmio del 20%
  3. Gianni Rispondi
    Premesso che sono d accordo a mettere in cassa integrazione i dipendenti pubblici (@ A meno che non si fornisca loro la dotazione strumentale per lavorare da casa, linea elettrica ed internet), non mi è chiaro chi avrebbe pagato la Stessa cassa integrazione, ad es.
  4. Jeriko Rispondi
    Lungi da me la polemica, ma da alcuni commenti si intravede la non-conoscenza del team: la cassa integrazione e´ 80% con *massimale* a 800 o 900 euro, stop (esperienza diretta). Sono poi d´accordo con il sig. Lalla, ci sono i due partiti pro e contro dipendenti PA. Certo aiuterebbe se i dipendenti PA riconoscessero alcuni privilegi nindiscussi (certezza dello stipendio in primis). Che poi siano poochi gli strapagati e´ vero, ma e´ altrettanto vero che le dinamiche salariali in Italia hanno determinato un generale appiattimento per cui la certezza dello stipendio e´ diventata di fatto un privilegio (esempio: stipendio civic e´ sui 1600 euro netti all´ingresso, richiesto diploma; i laureati entrano mediamente allo stesso stipendio, nessuno entra a 2000 euro netti nel privato). Tutto questo determina la contrapposizione: in Italia non conviene piu´ fare il dipendente nel privato.
  5. Michele Lalla Rispondi
    Naturalmente, anche dai pochi commenti si vedono i due partiti: quelli di "dài addosso al dipendente pubblico (DP)" e quelli che DP sono. Per i primi è facile dire questo, per odio o per sperimentata inefficienza nelle PA. Non mi stupisco di Ichino, che li definiva in modo sprezzante "fannulloni", non rendendosi conto del grado morale in cui cadeva lui; poi, la sinistra sciocca gli regalava anche il seggio parlamentare. Mi stupisco di Cassese e dell'accanimento contro il povero (in tutti i sensi) DP, che i due pure hanno contribuito a accendere. Ricordiamo che entrambi hanno GODUTO DELLA MANGIATOIA DELLO STATO e questo è molto piú avvilente. L'autore si perde nei ragionamenti quando tratta la seconda categoria "quelli disposti in smart working, ma in attività non sospese", come la terza. Questo è il colmo della logica, perché chi sta in cassa integrazione, non fa niente e percepisce l'80% dello stipendio. Chi lavora, pur con un tempo pieno lievemente ridotto, prende quanto uno che non lavora?
  6. paolo bosi Rispondi
    Mi farebbe piacere sapere quali sono le basi empiriche delle affermazioni di Ichino e Cassese.
  7. Mauro Rispondi
    Mettiamoci sul piatto che lo smartworking é stato possibile solo e soltanto perché i dipententi hanno messo a disposizione i propri pc, la propria corrente etc... vedete le amministrazioni che di fatto avevano ottemperato alla norma...fece una tesi di laurea nel 2007 sul telelavoro nella PA...senza questa disponibilità sarebbero stati tutti in ^cassa integrazione^ se fosse stato per dirigenti e politici di turno e di qualsiasi colore..con lo stipendio pagato all 80 per cento ..ma la conseguenza sarebbe stata il blocco totale...così non si rende giustizia a chi lavora e non si sottolinea che chi non fa niente in smartworking non fa niente neanche quando é in presenza...discorso lungo e complesso
  8. Savino Rispondi
    Non si accorgono di essere privilegiati, senza meritarlo. Non si accorgono di essere vecchi, anzitutto come mentalità, Spazio ad una generazione nuova e iper laureata di funzionari pubblici.
    • Marcello Rispondi
      Vorrei sapere di cosa parliamo. I dipendenti pubblici in Italiai sono 3,2 mln. Se toglie occupati nella sanità, nell'education, nelle FFAA, nella sicurezza, nei pompieri e altro che ha a che fare con assistenza, previdenza e sicurezza, di veri dipendenti che si occupano di amministrazione in tutte le articolazioni istituzionali (Comuni, Regioni, Stato e Ministeri) il numero è di poche centinaia di migliaia. La tanto osannata Svezia, ora un po' meno dopo il disastro nella gestione del covid, ha 143 dipendenti pubblici ogni 1000 lavoratori, l'Italia 48, Ieri sono andato alle Poste società con rating A, hanno ancora le stampanti e computer olivetti, quelli della commessa del dot. Passera ad di Olivetti, parliamo dei primi anni 90. Fatevi un giro nei municipi e vedete che pc e stampanti hanno. Andate in un ministero e guardate la dotazione tecnica, ma anche le università vanno bene. Ero un adolescente e i Decreti Stammati bloccavano le assunzioni nelle PPAA. Oggi l'età media dei dipendenti è 57 anni. Gli stipendi sono tra i più bassi d'EU. Con buona pace di coloro che dicevano che il prolungamento dll'età pensionabile avrebbe fatto crescere la buona occupazione giovanile. Storie e racconti senza alcun fondamento. Cominciamo a far pagare le tasse a tutti, magari meno, ma a tutti e poi parliamo di riforme. Ora il tema è l'equità, ma la prima equità è quella fiscale cominciamo dalle cose semplici incrociamo quattro banche dati poi ne parliamo.
      • Henri Schmit Rispondi
        Sono d’accordo. Solo pochi funzionari sono strapagati. I difetti peggiori non sono loro ma 1. Le procedure (legislatore, ministeri) e 2. Le attrezzature, non solo i PC Olivetti delle Poste, ma soprattutto i sistemi informatici, probabilmente acquistati e installati nello stesso modo, cioè tramite appalti malfatti, non abbastanza esigenti, utilizzati per accontentare qualcuno. Basta confrontare i siti della PA italiana con quelli tedeschi o francesi per rendersi conto di quanto il paese è arretrato. Recentemente Sabino Cassese (sempre lui) ha detto una cosa secondo me molto pertinente: l’upgrade digitale della PA dovrebbe andare pari passu con una semplificazione delle procedure vigenti; i sistemi digitali sono logica applicata e bisogna quindi approfittare di questo passaggio per razionalizzare le procedure amministrative (nel senso più lato immaginabile) modificando dove serve la legislazione. Chi è capace di pensare questa trasformazione? Non deve essere un informatico, ma piuttosto un buon generalista conoscitore delle procedure esistenti, dei loro difetti e delle best practice in altri paesi.
        • Savino Rispondi
          Le migliori pratiche, al di là del digitale, sono quelle con più trasparenza e meno mascherate da appesantimento burocratico. La pandemia ci insegna che le soluzioni troppo amministrative sono nocive agli utenti e destinatari, soprattutto quando il burocratese è solo di facciata e non è coerente con le realizzazioni concrete. L'iter non va solamente predicato nei confronti della povera gente, ma va praticato ed applicato in maniera ligia da parte del funzionario, senza prendere scorciatoie e strade tangenti (non a caso) con abuso di potere e di posizione.