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  1. Firmin Rispondi
    Il Covid ha fatto "scoprire" che i lavoratori autonomi non sono solo artigiani, commercianti e professinisti, tendenzialmente ricchi ed evasori. Esiste un esercito di partite iva con redditi ai limiti della sussistenza che sono sopravvissute solo grazie ai vari bonus e prestiti previsti dai decreti. Ho il sospetto che l'analisi non abbia colto a pieno quello che è successo al lavoro in nero, che è stato presumibilmente falcidiato dalla crisi. Inoltre, finora il blocco dei licenziamenti (che ha necessariamente riguardato solo i lavoratori regolari e a tempo indeterminato!) ha salvaguardato anche molti dipendenti, ma temo che questo provvedimento abbia innescato una bomba ad orologeria pronta a scoppiare e che le analisi del MEF non hanno potuto valutare. In sintesi, credo che l'articolo colga quasi tutti i "ristori" per i working poors, ma sottostimi la perdita di reddito reale di queste categorie.
  2. Savino Rispondi
    Chi soffre di più sono giovani e donne, sono le nuove professioni di cui non si è mai chiarita la matrice dipendente o autonoma e che prevedono più provvigione che fisso. Le professionalità e le eccellenze vanno retribuite dignitosamente e con diritti e welfare, per quello che meritano, cosa che non fa già lo Stato nel mondo della ricerca .L'economia, pubblica e privata, micro e macro, ha creato una platea di ricchi non meritevoli di tanto privilegio, non aggiornati nella formazione, non interessati al bene comune. Con le loro incapacità e tracotanze stiamo inseguendo, da quasi un anno, in modo affannoso la pandemia. Al tempo stesso, la nostra classe dirigente potenziale ed effettiva è stata posta alla fame ed in uno stato di privazione quasi primordiale. Bisogna riconoscere che non saranno i figli di papà e i protetti nella bambagia (seniores e juniores) a toglierci da questa situazione e occorrerà, per questo, fare spazio ai più giovani, alle donne, ai nati da famiglie normali ma studiosi, ai nati da condizioni socio-economiche penalizzanti, ma capaci e meritevoli. Se ci si ostinerà all'egoismo dei soliti parrucconi, dei soliti maneggioni e delle solite generazioni, che hanno portato l'Italia allo stato brado, ben oltre la questione pandemia (basti pensare, oltre alla sanità, a dissesto idrogeologico, scuola, evasione fiscale e mala burocrazia ) sarà una catastrofe sociale ed economica da cui non si salverà davvero nessuno, compreso chi oggi, da meschino, si sente immune.
    • Jeriko Rispondi
      Concordo pienamente. Vorrei aggiungere un´ulteriore constatazione: un´appiattimento generalizzato, quasi generazionale verso l´unico valore che questa situazione ha reso importante, il posto fisso. Vedere giovani che provano concorsi su concorsi, per qualsiasi cosa e qualsisasi stipendio, basta che sia "statale", "comunale" o comunque non nel privato, e´ demoralizzante. Vedere poi, che in tempi di crisi sono proprio questi a essere premiati e´ svilente. Il risultato a medio/lungo termine e´ un Paese in cui le energie dei giovani vengono drenate per inseguire l´appiattimento.