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Un’Equitalia meno ostile

Spingere gentilmente i cittadini alla collaborazione è molto spesso più efficace di norme cavillose. Perché contribuisce a eliminare quel senso d’inadeguatezza e ostilità quasi sempre provato da chi entra in contatto con organi amministrativi. Suggerimenti per avvicinare Equitalia ai contribuenti.

IL “NEMICO” EQUITALIA

L’imperativo elettorale categorico di questi giorni è l’alleggerimento della pressione fiscale, che nel 2013 raggiungerà il 45,1 per cento del Pil (13,7 punti percentuali in più rispetto al 1980). Un impegno che si accompagna alla necessità di intervento sul recupero dei debiti pregressi e sugli organismi che si occupano di vertenze legate al fisco, Equitalia in primis.
La copertura mediatica di una materia tanto delicata ha contribuito a creare un’atmosfera di persistente ostilità nei confronti di questo istituto, che nel corso degli ultimi mesi ha subito anche numerosi attentati. (1)
Equitalia
è diffusamente percepita come un nemico, più che come una società pubblica di riscossione tributaria, con il pericoloso corollario di una vulgata secondo la quale, per raggiungere gli obiettivi finanziari che le agenzie di riscossione si prefissano, e non potendo recuperare i soldi da chi ha effettivamente violato le norme fiscali, vengono attuati  interventi “a pioggia” che coinvolgono il più grande numero possibile di contribuenti sospettati di irregolarità. Per effetto della macchinosa giustizia italiana, il risultato di esazione parziale si raggiunge, attraverso il patteggiamento, ai danni di cittadini che spesso non sono debitori effettivi. Patteggiamento che il più delle volte viene scelto dopo l’avviso di irregolarità perché è relativamente più conveniente rispetto ai tempi e ai costi della giustizia amministrativa.
Si tratta di un tema di rilevanza politica forte: in tempi di campagna elettorale, vale la pena concentrarsi su qualche argomentazione supportata da evidenza empirica.

UN BUON ESEMPIO INGLESE

Un buon esempio su quali interventi sarebbe possibile attuare ci arriva dall’Inghilterra, con i risultati ottenuti dal Behavioral Insights Team (Bit), la nudge unit istituita nel 2010 dal primo ministro inglese David Cameron. Sono suggerimenti interessanti da cogliere, che potrebbero  fornire pratiche linee guida sulle misure da attuare per rendere “più umano” il volto della nostra società di riscossione.
Il team inglese è guidato da David Halpern, che riceve suggerimenti direttamente da Richard Thaler, autore del best-seller Nudge e sostenitore della teoria secondo la quale i governi possono progettare ambienti nei quali per le persone è più facile compiere scelte migliori per se stesse e per la società. L’intento del Bit è proprio quello di utilizzare l’economia comportamentale e la psicologia per progettare e valutare gli interventi da compiere nelle politiche pubbliche al fine di rendere più ecologico l’ambiente di scelta dei cittadini.
Una delle scoperte centrali delle scienze comportamentali è, infatti, che se vuoi che qualcuno faccia qualcosa per te, devi rendergliela facile da fare. I risultati più importanti raccolti dal Bit riguardano proprio la riduzione di debito, frodi ed errori, che costano al Regno Unito miliardi di sterline ogni anno (9,6 miliardi di sterline all’anno vengono persi solo a causa di banali errori). (2)
I dati raccolti attraverso i test progettati e studiati dal Bit mostrano come la maggior parte della gente ignori gran parte dei dettagli presenti in un modulo da compilare, concentrandosi piuttosto sul titolo, sul testo presente nei riquadri, ma tralasciando il corpo centrale. Risulta dunque importante evidenziare le parti chiave del messaggio, utilizzando anche colori diversi o il grassetto per sottolineare certe parole. Nel complesso, il linguaggio da utilizzare deve essere il più semplice possibile.
Le ricerche evidenziano come la personalizzazione del messaggio possa essere efficace nell’ottenere un feedback positivo. Ad esempio, si è visto come un questionario affiancato da un post-it scritto a mano con le istruzioni riceva un tasso di risposta del 76 per cento, mentre lo stesso questionario contenente una lettera di istruzioni ottenga solamente il 34 per cento di risposte.
Il risultato più importante ottenuto dal Bit attraverso la semplificazione e la personalizzazione dei messaggi riguarda un test che, per l’appunto, ha coinvolto cittadini in debito con il fisco.
Con la collaborazione di HM Revenue & Customs, i 39mila individui coinvolti nel test hanno ricevuto sette tipi diversi di lettere per la risoluzione dell’irregolarità. (3)
Le lettere sono state distribuite casualmente: ognuna di esse conteneva un trattamento informativo di cui si voleva investigare l’efficacia. È stata inoltre distribuita un’altra lettera, utilizzata come controllo, contenente soltanto un numero telefonico da chiamare.
Le lettere “sperimentali” evidenziavano diversi aspetti o diversi messaggi chiave relativi alla problematica fiscale. Alcune sottolineavano la salienza del contenuto attraverso l’inserimento, in un riquadro, del sommario con i punti più importanti; in altre, nelle quali si ricordava la possibilità di ricevere aiuto o poter contattare HM Revenue & Customs, si faceva leva sulle dinamiche di reciprocità e supporto. Un terzo tipo di lettera, invece, era personalizzata, attraverso un messaggio in cui si raccomandava al destinatario, chiamandolo per nome e cognome, di non esitare a contattare HM Revenue & Customs. Un ulteriore tipo di lettera era invece formulata in termini collettivi, incoraggiando gli utenti a contattare l’assistenza facendo leva su meccanismi di gruppo.

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I risultati raccolti, dopo solo dieci giorni di trattamento, hanno mostrato un aumento fino al 10 per cento dei casi risolti rispetto alla lettera di controllo. Le lettere personalizzate e collettive hanno avuto una percentuale del 24 per cento e del 25 per cento di risposta, in confronto al 13 per cento della lettera con solo il numero da chiamare.
La differenza di percentuali si traduce, economicamente, in un flusso monetario di 80 milioni di sterline.
Da queste cifre si nota subito come appellarsi alle norme sociali e alla collettività per effettuare  leggeri cambiamenti possa portare a risultati importanti che non necessitano di controproducenti imposizioni o drastiche modifiche. Spingere gentilmente i cittadini alla collaborazione è molto spesso più efficace, e più importante, di regolamentare attraverso una norma cavillosa, poiché contribuisce al venir meno di quel senso d’inadeguatezza e ostilità che è stato ed è sempre più frequentemente riportato da coloro che vengono in contatto con organi amministrativi.
Chiunque volesse proporre validi interventi sui pagamenti pregressi (e non solo) potrebbe e dovrebbe tener conto dei risultati ottenuti da nudge unit come quella istituita da Cameron. I contributi dell’economia comportamentale e della psicologia si dimostrano sempre più uno strumento politico la cui importanza non è da sottovalutare.
Soprattutto in tempi di vacche magre e di ricerca di copertura finanziaria per gli interventi politici.

(1) A Milano, a Livorno, Genova, a Napoli.
(2) http://www.cabinetoffice.gov.uk/behavioural-insights-team
(3) http://www.hmrc.gov.uk/, una sorta di Equitalia britannica.

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  1. Nonno Vincenzo

    Alcuni anni fa, essendo venuto a mancare mio suocero, mia moglie aveva fatto la denuncia ICI, ma , ahinoi l’aveva fatta in ritardo rispetto ai 60 gg. previsti dal regolamento comunale.
    Conclusione: ha duvuto pagare più di multa per ritardo nella denuncia che di ICI vera e propria.
    Qualche tempo dopo per lavoro sono stato in Ingjilterra per alcuni mesi. Ho dovuto pagare l’ICI che là la chiamano poll tax e che è pagata da chi abita la casa indipendentemente dal fatto di esserne proprietario. Si basa comunque su una sorta di calcolo dei “vano catastali”.
    Ebbene un giorno ricevo una lettera del sindaco che dice più o meno:
    “Caro signore, sappiamo che occupa l’appartamento tal dei tali e pertanto ci deve, per il trimestre in corso la somma di tot sterline che potrà pagare presentando questa lettera presso la banca tal dei tali che gerstisce la tesoreria comunale.”
    L’ho pagata ben volentieri.

  2. Hans Suter

    I rapporti con le istituzioni fiscali (e non solo fiscali) sono difficili perchè i cittadini italiani preferiscono rivolgersi ad intermediari anzichè cercare il contatto diretto.

  3. Andrea

    aderisco alla sola scelta umana:
    chiudere Equitalia. Per sempre.
    far pagare allo stato i suoi debiti E NON AI CITTADINI

  4. Vincent

    Quello che distrugge il rapporto con il cittadino è l’eccessivo sistema sanzionatorio applicato.
    Questo provoca casi assurdi dove il cittadino viene punito anche per disattenzioni minime.Se vuoi avere collabarozione tu Stato non puoi entrare in casa mia con l’ascia in mano!

  5. MARIO

    Condivido pienamente la seconda parte delle esternazioni di Andrea. Ma come si permette la P.A. di chiedere denaro, magari a chi le è creditore? Una cosa è richiedere il pagamento dei pregressi, altra è quello di pretenderlo nei confronti di artigiani e piccole imprese che hanno lavorato con la PA che non paga i propri debiti anche da due anni.

  6. THINKFISH

    Non vorrei sembrare dissacrante.. ma anche mia moglie, se le regalo un mazzo di fiori prima, è più disponibile… possiamo cercare di volare un po’ più alti per favore?

  7. AM

    In primis si devono distinguere comportamenti scortesi di singoli funzionari, dei quali ho fatto diretta esperienza, dalla cavillosa normativa e dalle sproporzionate sanzioni che colpiscono i contribuenti anche per piccoli ritardi nei pagamenti o per minime incomprensioni di procedura quando da parte dell’Ente stesso errori, disguidi e ritardi sono all’ordine del giorno. Entrambi i fenomeni, quando non si tratta di leggi ad hoc inopportune o mal formulate, palesano arroganza e eccessivo nervosismo da parte di dirigenti e dipendenti di Equitalia. Sarebbe opportuno un esame di coscieiza da parte dei vertici dell’Ente abbandonando certi toni arroganti e trionfalistici nelle esternazioni al pubblico

  8. Marco

    Equitalia (Ex Riscossione)… esegue alla lettera il dettame legislativo e normativo senza alcun margine di discrezionalità… Esegue gli ordini di “chi” fa le “regole”… A monte c’è dunque un problema POLITICO!

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