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  1. Alessia Amighini Rispondi
    Grazie del commento, le molte contraddizioni che lei solleva sono proprio il centro della questione.
  2. Giuseppe Gattullo Rispondi
    Il Presidente USA Trump sarà quel che sarà ma su una cosa ha ragione, non c’era nessuna necessità per il Paese Italia a sottoscrivere accordi bilaterali Internazionali con la Cina, un regime che insegue unicamente un’egemonia di potere , con tempi e metodi completamente incompatibili con quelli di un mercato e commercio democratico, e regole civili e democratiche di produzione. Un potere quello Cinese a volte arrogante, che autorizza il presidente di Huawei Italia Luigi De Vecchis, a dichiarare che “non lascerà l’Italia nonostante il governo italiano”, mi sembra che si stia esagerando, Huawei non può fregarsene del Paese Italia. “La Cina di Xi Jinping dichiara all'ONU che raggiungerà la carbon neutrality entro il 2060”, praticamente in un’altra vita. Bene anche qui vorrei ricordare ai smart-green di questo governo che fanno accordi Internazionali, che la Cina produce il 25% dell'inquinamento mondiale, mentre l'Italia incide per lo 0,000000001% ma grazie all'inquinamento Cinese, i costi della svolta green sono stati pagati dai cittadini Italiani, con un costo sociale altissimo in termini di posti di lavoro e perdita di redditività, invece di fare accordi meglio incalzarli a inquinare meno.
  3. mauro zannarini Rispondi
    Complimenti Proff. bell'articolo, esemplifica le contraddizioni economiche base del conflitto commerciale USA-CINA. Forse non c'è la necessità di scegliere da quale parte stare: in Europa Unita abbiamo le competenze per crescere e proporci come alternativa sostenibile.
    • Alessia Amighini Rispondi
      Grazie del commento. Concordo sulle grandi potenzialità di un'Europa unita, e ritengo inopportuno far prevalere interessi puramente economici ad alleanze strategiche. Non è l'Europa a voler scegliere, ma gli altri due a cercare di strattonarci.