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  1. Enrico D'Elia Rispondi
    (continua) Se gli aggiustamenti richiesti ai rapporti di scambio tra i beni (e tra le remunerazioni dei fattori produttivi) sono troppo ampi (o troppo rapidi) è semplicemente stupido rifiutarsi di utilizzare i cambi, esattamente come sarebbe stupido non cambiare marcia su una macchina quando il motore lavora al di fuori del suo regime ottimale. In un certo senso, è la crescente instabilità e volatilità dell'economia a richiedere oscillazioni sempre più ampie di prezzi e cambi, non viceversa. Illudersi che cambi fissi e prezzi flessibili risolvano questo problema strutturale significa mettere la testa nella sabbia come gli struzzi. I cambi fissi servono solo a garantire i movimenti di capitali, ma non quelli delle merci.
  2. Enrico D'Elia Rispondi
    Credo che l'avversione verso i cambi flessibili derivi dal pregiudizio ideologico che l'economia funzioni in modo "continuo" e sostanzialmente lineare. Se il campo di variazione dei prezzi interni fosse infinito, e se la loro velocità di aggiustamento fosse elevata, allora il cambio sarebbe effettivamente uno strumento superfluo. Invece sia cambi che prezzi possono realisticamente variare solo entro un range abbastanza limitato, al di fuori del quale si innescano processi destabilizzanti e difficilmente controllabili (iperinflazione, deflazione, guerre commerciali, crisi di fiducia, guerre di cambi, ecc.). I fisici si sono scontrati almeno da un secolo con il problema della discontinuità e granularità di molti fenomeni, forse è ora che lo facciano anche gli economisti e le banche centrali.
  3. Firmin Rispondi
    Sulle auto tradizionali usiamo 2 strumenti per raggiungere la velocità desiderata: l'acceleratore e il cambio. È stato possibile eliminare il cambio solo sulle auto elettriche perché hanno un motore efficiente a quasi tutte le velocità. Mi pare che nenche le economie più avanzate ed efficienti siano altrettanto flessibili. Quindi privarsi del cambio è stato quantomeno prematuro ed infatti questa scelta ideologica ha contribuito ad allargare le differenze tra i paesi europei. Se ora la BCE ora ricopre le virtù del cambio... è solo troppo tardi.
  4. Roberto Camba Rispondi
    L'articolo contiene una semplificazione importante, affermare che: "in molti paesi del mondo i prezzi dei beni esportati sono fissati nella valuta del paese di destinazione (e che ciò) rende i prezzi finali dei beni insensibili alle fluttuazioni del cambio (eliminando così) i vantaggi dei cambi flessibili" significa ipotizzare che gli operatori non modificano la propria politica dei prezzi, espressi nella valuta del paese di destinazione, nonostante la fluttuazione dei cambi. Se si elimina questa irrealistica semplificazione riappaiono i vantaggi della flessibilità dei tassi di cambio. Gli esempi sono facilmente intuibili.
  5. Piero Rispondi
    La BCE a trazione tedesca da una lettura dei trattati del tutto personalistica, la politica del cambio rientra nelle sue competenze. Articolo 127- trattato sul funzionamento dell’Unione europea (ex articolo 105 del TCE) 1. L'obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, in appresso denominato «SEBC», è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all'articolo 119. Articolo 119 (ex articolo 4 del TCE) 1. Ai fini enunciati all'articolo 3 del trattato sull'Unione europea, l'azione degli Stati membri e dell'Unione comprende, alle condizioni previste dai trattati, l'adozione di una politica economica che è fondata sullo stretto coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri, sul mercato interno e sulla definizione di obiettivi comuni, condotta conformemente al principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza. 2. Parallelamente, alle condizioni e secondo le procedure previste dai trattati, questa azione com­ prende una moneta unica, l'euro, nonché la definizione e la conduzione di una politica monetaria e di una politica del cambio uniche, che abbiano l'obiettivo principale di mantenere la stabilità dei prezzi e, fatto salvo questo obiettivo, di sostenere le politiche economiche generali nell'Unione conformemente al principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza. 3. Queste azioni degli Stati membri e dell'Unione implicano il rispetto dei seguenti principi direttivi: prezzi stabili, finanze pubbliche e condizioni monetarie sane nonché bilancia dei pagamenti sostenibile.
  6. Mario Montagna Rispondi
    Sembra chiaro che bisogna imparare a convivere con tassi d'interesse bassissimi e con inflazione vicina a zero per un indefinitamente lungo periodo do tempo. Ottima l'analisi sui problemi dei tassi di cambio, ma temo che il persistere della trappola della liquidità porterà non a una cooperazione ma a una competizione tra le banche centrali, con tutti gli effetti secondari negativi per me difficilmente quantificabili anche per l'aumento delle diseguaglianze di reddito che una guerra valutaria comporterebbe.
  7. Marcello Romagnoli Rispondi
    E se uno stato, una banca centrale, emettesse soldi fornendoli direttamente a una banca pubblica che ha l'obbligo di prestarli solo all'economia reale( investimenti, sostegno agli acquisti ecc.) Non si spingerebbe verso una maggiore competitività e quindi maggiori esportazioni per superiore tecnologia? Direte che le banche centrali non lo possono fare....le banche centrali possono fare tutto quello che si vuole facciamo se sotto il controllo democratico.