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  1. Marco Spampinato Rispondi
    Un'interpretazione alternativa considera poco efficaci, o insufficienti, le misure dell'8/9 marzo e finalmente efficace il rafforzamento del lockdown del 22. Il Dpcm del 22 marzo ha chiuso le attività economiche non essenziali (un'ordinanza ministeriale ha rafforzato i divieti di mobilità intercomunale). Nel formulare questa ipotesi non considero i ricoveri in terapia intensiva, quindi non ho un'interpretazione del calo dal 20 marzo. Tuttavia, il 22 e 23 si ha anche una riduzione dei decessi, che riprendono a crescere -altalenanti- dal 24, e sono al massimo tra 27 e 31. Possibile che un piccolo effetto dei primi provvedimenti ci fosse. Dati sulla mobilità intercomunale sembrerebbero dire (analisi non mie) che la mobilità riprende però dopo una frenata intorno al parziale lockdown (zona 'arancione' nel Nord estesa a tutti). La considerazione sui ricoveri è che il dato, anche come quota sui contagiati, è reso incerto da varie decisioni che lo influenzano. Difficile fare assunzioni anche sulla relazione tra terapie intensive e ricoveri o tra terapie intensive e contagi. Ipotizzando che siano i decessi (come quota in quel momento stabile dell'ignoto numero di contagiati) a costituire il dato più affidabile, il secondo provvedimento -lockdown completo- appare necessario all'inversione di tendenza. I tempi intercorsi dal 22 marzo al 5/6 aprile sono in linea con questa ipotesi. Tutto questo senza considerare le differenze tra Regioni e le zone rosse.
    • Enrico Rettore Rispondi
      Più che alternativa è una spiegazione complementare. Mi sono concentrato sugli effetti del provvedimento del 8/3 perché è (probabilmente) il più importante e quello che rimarrà più impresso nella memoria collettiva. Questo non vuol dire che gli altri siano irrilevanti. Invece, non capisco il commento sui ricoveri TI. Cosa c'è di incerto nella relazione tra contagi e ricoveri TI? Per certi aspetti, quel dato è più affidabile dei decessi che hanno il problema aggiuntivo dell'identificazione della causa di decesso. E' la lettura congiunta dell'andamento delle due serie che fornisce indizi convergenti.
      • Amegighi Rispondi
        Credo sia molto importante considerare sempre che non stiamo parlando di merci, imprese e produzione. Cioè di parametri fissi nel loro dato oggettivo. Ad esempio: quanto ha inciso il progressivo implementare misure di controllo territoriale ? Sarebbe interessante per valutare anche differenze marcate osservate tra regioni attigue. Quanto ha inciso il sovraccarico delle TI ? Ricordare i documenti della Società italiana di Rianimazione sulla valutazione dei pazienti. Quanto hanno inciso le misure anticipate di controllo dei contagiati paucisintomatici, l'utilizzo di nuove tecniche terapeutiche e di nuovi approcci terapeutici individuati nel corso dell'epidemia anche sulla base delle esperienze altrui. Spesso ce ne dimentichiamo, ma i medici sono collegati mondialmente ormai attraverso database continuamente aggiornati e attraverso vari sistemi chiamiamoli "social" professionali. Ciò ha notevolmente inciso. Penso che sia utile valutare il numero dei contagiati (siano essi sintomatici o no) piuttosto che le TI. Questi ultimi dati, se non "sporcati" dal sovraccarico degli Ospedali, potrebbero essere utili epidemiologicamente per valutare la gravità dell'infezione, mentre, al netto di questi ultimi dati, potrebbero invece essere un modo per valutare la capacità di gestire la crisi dal parte del sistema sanitario. Infine un'ultima considerazione. Parliamo sempre di decessi da covid, ma nella letteratura già si inizia a considerare chi è morto per non potersi curare negli ospedali.
      • Marco Spampinato Rispondi
        L'incertezza nasce dall'ipotesi che (a) una parte dei decessi, nei contesti a maggiore diffusione del virus, non sia giunta al ricovero, quindi nemmeno a TI, e che (b) una parte dei ricoverati non sia giunta a TI per indisponibilità di posti -- o che (c) posti aggiuntivi, creati ad hoc, abbiano reso meno netta la registrazione di reparti/trattamenti, a marzo. Anche considerando solo la prima ipotesi, il dubbio è quindi che intorno al picco di marzo parte dei malati sia deceduta senza ricovero --a fortiori senza TI. Certamente anche sulla mortalità possono esserci problemi di attribuzione, ma può esserci anche una sottostima. L’ipotesi è quindi alternativa perché mette in dubbio che il provvedimento dell'8/3 sia stato, preso da solo, sufficiente a ridurre contagi e crescita dei decessi. Lo stesso PdC parlò di strategia progressiva di lockdown, rivelando la possibilità di una insufficienza dei provvedimenti dell'8/3. Ci si può legittimamente chiedere se una scelta diversa (lockdown completo, come da provvedimenti del 22/3, per tutti o a partire da Lombardia e zone a maggior rischio) non sarebbe stata più efficace, da molti punti di vista.