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  1. Robert Rispondi
    Con reddito di 30mila lordi qui al nord una famiglia fa la fame. Una flat tax già farebbe pagare imposte proporzionalmente e l aumento della progressività con gli scaglioni ha talmente appiattito i redditi da rendere sconveniente lavorare di più, laurearsi, di investire in azienda per aumentare il fatturato. Lo stato frena l iniziativa.
  2. Alessandro Pescari Rispondi
    Da alcuni anni si discute di riformare la tassazione dei redditi, stante i molteplici interventi asistematici effettuati dai diversi governi. Le proposte sono le più diverse, finanche la c.d. "cash-flow tax", ossia l'imposta sul flusso di cassa (mensile o trimestrale) per il popolo delle partite IVA. Niente di più sbagliato. Continuare a dividere le basi imponibili, le imposte sostitutive e/o i regimi forfetari/speciali, hanno reso l'attuale IRPEF una imposta sul reddito per pochi soggetti. Ossia il contrario della sua natura (almeno iniziale). Ebbene se la riforma davvero si vuole e si deve fare, questa deve essere improntata all'equità e alla semplicità. In altre parole, devono essere abrogati tutti o quasi i regimi cedolari e similari; eliminate tutte le tax expenditures con la sola esclusione dei contributi previdenziali (obbligatori e facoltativi), A questo punto la somma dei redditi dovrà scontare delle aliquote giuste e non vessatorie per chi dal proprio lavoro deve vivere e offrire anche posti di lavoro. In definitiva, rimanendo sul pezzo degli autori, il lavoro non deve essere penalizzato ma incentivato e/o gratificato.
  3. Paolo Palazzi Rispondi
    Non è un male che chi ha già un reddito elevato sia incentivato a lavorare di meno.
  4. Roberto Rispondi
    Il bonus Irpef avrà tanti difetti, ma ha contributo a ripristinare l’equità fra i dipendenti ed i redditi di impresa in contabilità semplificata e lavoro autonomo. Infatti i secondi, a differenza dei primi, determinano il reddito al netto delle spese ma entrambi godono di detrazioni specifiche: per un reddito di € 20.000 i dipendenti hanno una detrazione Irpef di € 1.338 solo se lavorano tutto l’anno mentre i secondi hanno una detrazione Irpef di € 769 a prescindere da quanto hanno lavorato nell’anno fiscale cioè fra le due categorie c’è una differenza al massimo di € 569 ma i dipendenti hanno il reddito tassato al lordo delle spese di produzione dello stesso. In altri termini non si comprende le ragioni di far godere di una detrazione soggetti che già determinano il reddito al netto delle spese, tanto più che il reddito dichiarato potrebbe essere inferiore a quello reale perché vi sono agevolazioni fiscali come il superammortamento e le deduzioni forfetarie come gli € 48 giornalieri degli autotrasportatori.
  5. Enrico D'Elia Rispondi
    Il lavoro mostra l'urgenza di una riforma coerente del sistema di tax benefit in cui le parole bonus e regimi speciali siano banditi per sempre. Sarebbe interessante verificare se il muro dei 25-30 mila euro abbia effettivamente frenato l'offerta di lavoro, ma per farlo sarebbe necessaria una base dati con le singole storie reddituali, che per il momento è a disposizione solo dell'Inps e dell'Agenzia delle Entrate. Paradossalmente il muro dei bonus potrebbe aver stimolato parecchi contribuenti a lavorare e guadagnare molto di più per scavalcare la fatidica soglia dei 25-30 mila euro l'anno. Per i lavoratori dipendenti questo salto "quantistico" richiede un passaggio di qualifica. Per gli autonomi sono necessari (difficili) cambiamenti radicali nella scala del proprio business. Durante una recessione, inoltre, le soglie fiscali possono aver attenuato le perdite di reddito disponibile.