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  1. Enrico D'Elia Rispondi
    Queste ed altre furberie fiscali sarebbero facilmente ridimensionate se i parametri del patto di stabilità (e crescita?) fossero ricalcolati sulle entrate fiscali invece che sul PIL (che è frutto di stime soggette anche ad ampie revisioni retrospettive ed include componenti imbarazzanti come l'economia illegale). Con questo minimo cambiamento i paradisi fiscali dovrebbero praticare politiche fiscali molto più restrittive di quelle basate sul rapporto debito/PIL. A quel punto sarebbe una scelta politica quella di tagliare i servizi ai cittadini o aumentare le imposte sulle multinazionali. Senza bisogno di tribunali e procedimenti decennali.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Manca un elemento: non potendo argomentare in termini di fiscalità, la Commissione ha argomentato in termini di aiuti di stato proibiti. Formalmente era facile per la Corte rifiutare questa evidente forzatura. Meglio sanzionare gli abusi in modo franco e diretto. Per fare questo servirebbe una competenza specifica in materia fiscale che l’UE oggi NON possiede. A questo bisogna aggiungere che, se ciò avvenisse, sarebbe comunque sancito il principio supremo della concorrenza fiscale (fra Stati), con la riserva della lealtà. In concreto questo significa base fiscale comune (common consolidated corporate tax base) ma aliquote concorrenziali.