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  1. Gabriele Piastra Rispondi
    C'è un accordo fra le parti non ho capito perchè non deve essere valido......semplice.
  2. Henri Schmit Rispondi
    A me tutto sembra torbido, ambiguo, incerto: le condizioni del contratto di concessione; la definizione dei pedaggi e degli investimenti, la possibilità di rinegoziazione e il negoziato per interventi straordinari; la responsabilità delle condizioni di sicurezza da dividere fra sorveglianza e onere finanziario; gli obblighi del ministero e quelli del concessionario; obblighi contrattuali di mezzo di questo, obblighi pubblici di risultato (sicurezza, traffico) di quello. Oltre il dramma umano delle vittime, il dramma politico è che tutta la vicenda, già complessa di per se, è ancora più confusa ora di prima, sia sulle responsabilità pregresse, sia su quelle per il futuro. L’autore accenna a questa indeterminazione, 24 mesi dopo il crollo. Nessuno può però sostenere seriamente che la colpa dell’incertezza sia della (in genere pessima, lenta e spesso pilotata) giustizia italiana. La causa dell’incertezza è da cercare nel discorso pubblico, veicolato dai responsabili, dai politici, dagli esperti (fra cui l’autore) e da coloro che fanno l’opinione pubblica, giornalisti e opinionisti. In un paese democratico sano ed efficiente sono loro che dovevano in tempi stretti analizzare, documentarsi e fornire risposte. La stessa considerazione di responsabilità ampia e profonda della parte pensante del paese vale per tutte le inadeguatezze del paese che tutti continuano a denunciare senza mai fornire elementi concreti per chiarire, creare certezze, risolvere, migliorare.
  3. Enrico D'Elia Rispondi
    Che senso ha imporre un cambio di assetto proprietario senza sanzionare chi ha siglato certi contratti capestro per lo stato e chi non ha fatto alcun controllo? Se il sistema di monitoraggio e sanzionamento resterà lo stesso qualsiasi concessionario (esclusi forse dei missionari comboniani) si comporterà esattamente come i precedenti. Non credo siano necessari due anni per tagliare parecchie teste al MIT, all'anas, al cipe, all'Antitrust, ecc. Vorrei che siano pubblicati i nomi di chi ha redatto e approvato certi contratti, ha omesso controlli, autorizzato aumenti tariffari, chiuso gli occhi su comportamenti anticoncorrenziali.
    • salvatore Rispondi
      In effetti, troppo facile dire: "la concessione è stato un regalo per i Benetton", "le manutenzioni non sono state fatte e gli investimenti sono risultati carenti". Bisogna avere il coraggio di ricostruire l'origine e i contenuti del contratto concessorio, per chiarire le responsabilità di tutta la catena tecnica e amministrativa: quella che ha varato e gestito il contratto "nell'interesse pubblico" e, magari, prestandosi alle pressioni della politica. Bisogna essere inflessibili nei confronti di chi era deputato a fare i controlli, sempre "nell'interesse pubblico", per mettere a nudo sacche di ignavia, di inefficienza o peggio. Non è importante conoscere i nomi di chi ha sbagliato o agito con colpa o dolo. L'importante è che la magistratura intervenga!
  4. Salvatore Rispondi
    Un'analisi chiara e completa, che mette a nudo i luoghi comuni dell'intera vicenda e che chiarisce tutti i nodi ancora da sciogliere. Certo è che la caduta del ponte sottintende molteplici responsabilità: ancora tutte da chiarire, con un tribunale del popolo che ha preteso di sostituirsi a una magistratura inerte. Ma quello che è successo nel biennio successivo lascia intravedere responsabilità ancora maggiori e, questa volta, chiare: quelle di un governo che in nome di un vacuo decisionismo viola le più elementari regole dell'economia e dello stato di diritto.
  5. jerome Rispondi
    "Si vuole revocare la concessione? Se ci sono gli estremi, giusto farlo. Se no, perché minacciare l’impresa per imporre un cambio di proprietà?" la soluzione così proposta non considera che in Italia la giustizia è una lotteria. Si può dire tutto del governo, ma che fosse stato meglio affidarsi ai tribunali mi pare un'illusione.
  6. Alessio Franzoni Rispondi
    Davvero interessante l'articolo del prof. Scarpa. Approfondito quanto basta per offrire un'analisi di scenario plausibile nonostante l'indubbia complessità delle questioni rimaste aperte. Che sono assai numerose e di grande portata economica. Che dire? Non resta che fare ricorso al famoso e sempre attuale detto del Manzoni…"ai posteri l'ardua sentenza"! In questo caso...ardua come non mai!
    • Henri Schmit Rispondi
      Il suo commento è forse troppo generoso nei confronti di tutti. In realtà l’autore descrive i dati positivi, ma non tocca i punti più importanti rimasti aperti. E non possiamo consolarci con Manzoni né fare come lui, aspettare la morte dell’imperatore per comprendere e celebrare la sua grandezza; dobbiamo essere capaci di (raccogliere informazioni e) giudicare a caldo, eventualmente con riserve, ma sapere valutare e decidere rapidamente piuttosto che lasciare le cose nell’incertezza. Non è quello che chiamiamo “avere giudizio”, “to have a good judgment”, una qualità intangibile che figura sulle “Job description” per tutti gli incarichi di responsabilità. Questa critica vale per Manzoni e per l’autore dell’articolo, più che per il Gentile commentatore.
  7. Savino Rispondi
    E' incredibile come al MIT, ad Anas e a tutta la macchina statale di collaudo e gestione di strade e autostrade non sia stato rimproverato nulla su Genova, sugli altri ponti che crollano e sui manti stradali pericolosi e a pezzi.
    • bob Rispondi
      cosa ti aspetti dal Paese dove i controllati sono anche controllori. Se si applicasse il concetto aziendale privato di responsabilità verso un servizio offerto, questi signori sarebbero tutti a casa...ma il "giocattolo" lo hanno creato loro stessi