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  1. Carlo Giulio Lorenzetti Settimanni Rispondi
    Tramontata (almeno in questa fase politica) l’idea di mettere mano al superamento del bicameralismo paritario o con la soppressione del senato o con una significativa modifica della sua composizione e delle sue competenze, si ripropone la questione del sistema elettorale col quale chiamare alle urne i cittadini in occasione del rinnovo del Parlamento. Come giustamente sottolinea l’autore, le leggi elettorali, avendo un valore costitutivo di ogni sistema politico-istituzionale, dovrebbero durare nel tempo e non essere alla mercé di maggioranze variabili che periodicamente cercano di aggiustarle a propria misura e vantaggio, ottenendo spesso, alla prova dei fatti, risultati diversi da quelli sperati. Un buon sistema elettorale dovrebbe consentire agli elettori di scegliere i propri rappresentanti; di migliorare la selezione e la qualità della classe parlamentare e di facilitare la formazione di maggioranze il più possibile omogenee e in grado di governare per tempi ragionevoli. Il modello elettorale che, con maggiore approssimazione, consente di conseguire questi obiettivi e‘ quello maggioritario con collegi uninominali, che riduce il potere di nomina dei segretari di partito; li costringe a presentare nei collegi personalità di un certo spessore e instaura un rapporto più diretto e responsabile tra eletti ed elettori.
    • Henri Schmit Rispondi
      Sono perfettamente d'accordo, ma nell'analisi preferisco non prendere una posizione "politica" sul modello elettorale. Non giova alla causa, se, come alcuni professori di "scienze" politiche molto mediatizzati, si rifiuta l'idea della rappresentenza proporzionale. L'uninominale può essere prudenzialmente preferibile, ma non è intrinsecamente superiore a un sistema proporzionale. Il legame profondo (e non la contrapposizione) fra proporzionale e principio di maggioranza rimane inesplorato.
    • Enzo Rispondi
      Mi sembra che l'opzione per il proporzionale sia determinata da motivazioni politiche ( partitiche ?) figlie dalle recenti ( come al solito ) esperienze. In altri termini la maggior parte dei partiti opta per una soluzione che permetta loro di competere ( ed anche litigare) prima delle elezioni ma di formare maggioranze dopo ed attraverso contrattazioni , in base all'esito
  2. sandro urbani Rispondi
    sono quasi cinquanta anni - dalla nascita delle regioni - che si parla riforma del senato, senato delle regioni e chi più ne ha più ne metta; una riforma era stata fatta ma gli italiani l'hanno respinta , mettiamoci una pietra sopra e non ne parliamo più occupiamoci d'altro
    • Henri Schmit Rispondi
      Non voglio arrendermi. In una precedente bozza del mio pezzo (disponibile su academia.edu) propongo una soluzione innovativa per un Senato poco numeroso, con poteri solo consultivi, eletto dalla Camera, con mandati lunghi sfasati da quelli dei deputati. Non serve, in quell'ottica, una rappresentanza delle Regioni, tutelate a sufficienza nell'ordinamento vigente.
  3. Enrico Palma Rispondi
    Nell'articolo si parla di preferenze. Vorrei ricordare che le preferenze furono cancellate (Segni) perché giocando con gli incroci dei nomi si giungeva al controllo di come ogni singolo elettore avesse votato, risultando la preferenza stessa un regalo alla criminalità organizzata
    • Henri Schmit Rispondi
      Ricorda male. Il referendum abolì solo le preferenze multiple. (Copio wikipedia) "Nel gennaio 1988 Segni lanciò il Manifesto dei 31, con il quale si chiedeva l'introduzione di una legge elettorale uninominale a doppio turno ispirata al modello francese e annunciò che dal Manifesto sarebbe nato un nuovo movimento di opinione. Il 22 aprile nacque a Roma il Movimento per la Riforma Elettorale. Nel 1990 partì la richiesta di referendum e la raccolta di 600 mila firme, ma la Cassazione ammise il solo quesito sulla riduzione dei voti di preferenza, da tre a uno, nelle elezioni per la Camera dei deputati. Il referendum elettorale svoltosi, il 9 giugno 1991, ottenne quasi il 96% dei consensi." Enrico Palma è vittima inconsapevole di un'intossicazione mediatica portata avanti da 15 anni da coloro che ci guadagnano dalle liste bloccate e dai loro consulenti remunerati, per farci credere che loro sono gli eredi delle battaglie di Mario Segni. Su questo forum un eminente professore di ingegneria elettorale mi aveva rinfacciato lo stesso argomento; gli ho risposto correggendo il fatto storico ed normativo, senza mai sentire un'ammissione dell'errore. L'errore, molto diffuso, è gravissimo perché legittima attraverso la menzogna uno stratagemma perverso che ha profondamente alterato il sistema dei partiti e il funzionamento del Parlamento. Bisogna chiarire questo errore una volta per tutte.
  4. Alberto Lusiani Rispondi
    Il sistema elettorale vigente ha pregi e difetti, non mi sembra si possa dire che sia significativamente peggiore di quello che ha sostituito e nemmeno di quello che e' in elaborazione. Personalmente penso una parte del sistema vigente, i collegi plurinominali con relativamente pochi eletti siano un buon compromesso tra uninominale maggioritario e sistema proporzionale, hanno un effetto maggioritario connessi ai candidati e non ai partiti, e assicurano un certo livello di rappresentativita' delle minoranze. Personalmente toglierei soglie e altri elementi che danno potere alle segreterie di partito e darei centralita' ai candidati. Quello che pero' dovrebbe essere proibito in Costituzione, e se possibile anche dalla UE, e' cambiare legge elettorale ad ogni legislatura. Io farei una prescrizione ineludibile comunque che dice che ogni nuova legge elettorale non entra in vigore prima di 5 anni dall'approvazione, e non prima che si sia svolta una successiva elezione con la precedente legge elettorale.
    • Henri Schmit Rispondi
      Caro Alberto, piccole circonscrizioni sono una soluzione, se sono relativamente omogenee e se prevedono, ovviamente, il voto di preferenza; anzi basterebbe un solo voto che vale sia per il candidato sia per la sua lista (sistema finlandese). Se il riparto proporzionale è per circoscrizione, non servono soglie. In Grecia, se il Parlamento modifica la legge elettorale (come ha fatto nella precedente legislatura), questala nuova procedura si applica solo dalle seconde elezioni in avanti, a meno che sia approvata da una maggioranza dei due terzi o tre quarti.
      • Enzo Rispondi
        Questa sì sarebbe la soluzione migliore, per il paese, ma già vedo diversi capetti storcere il muso