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  1. Henri Schmit Rispondi
    L'analisi e i grafici sono interessanti e convincenti. I "difettucci" sono conosciuti. Temo però che non basti paragonare le percentuali (della spesa pubblica e della sua ripartizione con la menzione speciale del costo del debito) della quantità di costo sul PIL, bisogna anche tener conto della qualità della spesa: servizi pubblici efficienti, investimenti pubblici utili, istruzione basata sull'insegnamento della capacità di ragionare, ricercare, spiegare puittosto che sull'apprendimento di conoscenze, etc. Temo che sia sulla qualità della spesa che il paese perda di più. Inefficienze similari (causate dagli stessi difetti) caratterizzano il settore privato: è la scarsa produttività. Tutto insieme incide negativamente sul PIL, e quindi peggiora la prima voce della figura 1.
  2. Rainbow Rispondi
    Finalmente c'e'qualcuno che evidenzia la “verita'nascosta” sulla nostra spesa pubblica:la spesa primaria e'sotto la media U.E,il problema e'la spesa per interessi che fa sforare la spesa pubblica totale! A questo proposito aggiungo io un dato che ho estrapolato dall'Osservatorio sui Conti Pubblici di C. Cottarelli:la spesa primaria e'ferma in termini reali dal 2010! Un'altra verita'nascosta che aspetto di poter leggere da qualche parte riguarda la pressione fiscale che,contrariamente a quello che la vulgata sostiene,e'in linea con la media U.E,e dal 2018 e'persino(scomputando il bonus 80 euro di Renzi che in sostanza e'una detassazione) sotto il livello della Germania (41,8% sul Pil Italia,42% Germania). Il problema della Spesa pubblica (ed anche delle tassazione) come giustamente ha evidenziato l'articolo,non e'la quantita',ma la qualita':andrebbe ribilanciata aumentando quella in conto capitale,e riducendo quella corrente. La tassazione,invece,andrebbe semplificata e rimodulata.
  3. Carlo Rispondi
    La gente si lamenta del fisco non solo per le ragioni indicate ma anche perché negli altri paesi la tassazione è meno evidente e vi sono meno oneri per gestirla. Se prendiamo un paese frugale come l’Austria, lì c’è la tassa comunale che viene pagata dai datori di lavoro sui salari (ad es. a Vienna è il 3 %). Invece in Italia le tasse sui redditi che finanziano gli enti locali sono due: addizionale regionale e comunale. Queste vengono trattenute e/o versate da 30-40 milioni di persone anziché dai 3-4 milioni di datori di lavoro. Poi per la gestione di esse i cittadini con la dichiarazione dei redditi, le aziende con le buste paga ed il versamento delle ritenute e lo stato per gestire tali addizionali sopportano milioni di euro di oneri amministrativi: nella certificazione unica le caselle di queste addizionali sono 16! Per non parlare degli intrecci fra le varie tasse che hanno per oggetto il medesimo reddito: quest’anno mia sorella riceve il rimborso irpef ma deve pagare una parte dell’addizionale comunale e non si capisce se c’è stato un errore nelle buste paghe. E poi ci sono gli elementi soggettivi che incidono: se vi è parità di carico fiscale sui salari ma in uno stato vi è un’imposta nelle buste paga mentre nel secondo stato ve ne sono tre, penso che i dipendenti del primo stato siano più contenti e quindi consumano ed investano di più di quelli del secondo stato.
  4. marina Rispondi
    È ipotizzabile un aumento della pressione fiscale di due punti in un paese con una evasione fiscale così importante? Sarebbe tollerabile?