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  1. Pietro Brogi Rispondi
    Invece della riduzione, si potrebbe allora pensare ad un aumento futuro dell'IVA al consumo, prevedendo la modifica della impostazione dell'Imposta per ottenere, attraverso un credito di imposta, proporzionale al costo di lavoro industriale, specifico per ogni impresa ed immediatamente disponibile alle stesse e quindi addizionali risorse per sviluppo industriale, valorizzando la forza lavoro presente. In pratica si dovrebbe consentire di togliere dalla IVA a debito la percentuale sulla stessa IVA dei costi del lavoro per quella impresa. In questo modo la forza lavoro diventa anche un fattore competitivo utile. Potrebbero essere messi dei paletti sull'uso di queste risorse, per esempio utilizzabili solo per retribuzioni e costi dei contributi per personale aggiuntivo o per coprire costi di personale in cassa integrazione che però a questo punto, a costo molto diminuito può diventare utile utilizzare in Azienda. In questo caso si ridurrebbe di molto il costo di questo progetto, al limite costo zero, invece il massimo costo in caso di uso libero potrebbe a grandi linee essere stimato nel 15% (incidenza costo lavoro) sul volume IVA a debito per le imprese industriali, ma nel caso di paletti alla riscossione si tratta di diminuire costi dello stato in altri settori. Credo che una simile scelta otterrebbe un aumento consumi immediato ma anche sarebbe giustificabile come scelta etica e di sviluppo lavoro.