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  1. Emilio Primi Rispondi
    Ma nessuno valuta le misure fiscali in base al fatto che siano regressive o no ? Perche' tutti parlano di "tasse sul lavoro" e non di "tasse sul reddito" ? Forse i liberali (o liberisti) si vergognano del fatto che Einaudi asseriva che il grado di civilta' di un sistema fiscale si puo' valutare dalla minore o maggiore incidenza delle imposte dirette rispetto a quelle indirette ? Per certi partiti, che si dichiarano "di sinistra", e che sono contrari a parole a ogni tipo di "flat tax", la sostituzione di imposte indirette con variazioni della curva delle aliquote irpef dovrebbe essere il faro d'orientamento: ma perche' nessun giornalista spiega chiaramente l'effetto regressivo delle imposte indirette ?. Ho un sogno. Che il sistema fiscale sia rivisto in modo da far confluire tutti i redditi in un solo imponibile, colpito da aliquote progressive, senza cedolari secche, agevolazioni speciali, eccetera. Se l'opinione pubblica e' confusa (bassa istruzione, uso ad arte di termini inesatti come "tasse sul lavoro", ecc.) temo che il sogno non si avverera' mai.
  2. Michele Rispondi
    La riduzione dell’IVA (temporanea o meno) farà aumentare i prezzi in modo corrispondente. Effetto sui consumi pari a zero. Se si vuole evitare un crollo dei consumi si riduca la precarietà del lavoro e si aumentino gli stipendi. The rest is conversation.
    • Francesco D'Acunto Rispondi
      Potrebbe interessarle il pezzo seguente in cui discutiamo l'evidenza empirica di misure analoghe prese in altre condizioni. Ovviamente, non si puo' estrapolare da un contesto a un altro, ma partire dall'analisi dei dati puo' essere utile a pensare alle possibili conseguenze di un taglio immediato e temporaneo dell'IVA https://www.lavoce.info/archives/68080/spinta-ai-consumi-per-far-partire-la-ripresa/
      • Michele Rispondi
        Grazie per il suggerimento. La riduzione dell’IVA può funzionare in Germania dove il problema è congiunturale e legato al virus. In Italia il problema del virus si aggiunge a una situazione di debolezza strutturale che viene da anni e anni di politiche economiche sbagliate e false promesse. La principale falsa promessa è stata che attraverso la flessibilità del lavoro si avrebbe ottenuto una maggiore produttività e quindi maggiori salari. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: produttività stagnate da quasi 20 anni, salari reali in calo, precarizzazione del lavoro. Con questa situazione non c’è scampo, chi può risparmia, gli altri non hanno modo di spendere di più. In questa situazione un abbassamento dell’IVA diventa solo un regalo a chi avrebbe comunque speso e/o ai canali distributivi che aumentano i prezzi di vendita a compensare la minor IVA
  3. Andrea Zatti Rispondi
    Non dimenticate anche la questione politica:Finlandia e Svezia hanno le aliquote Iva standard al 25 e 24 %, già ora superiori alla nostra. Prenderebbero bene l'idea di dover finanziare aiuti a fondo perduto per un paese che abbassa le proprie tasse? Il pacchetto Next Generation EU richiede l'unanimità in Consiglio e la ratifica dei Parlamenti nazionali: è questa mi pare un'ottima mossa per p regiudicarne l'approvazione..
    • Francesco D'Acunto Rispondi
      Questo e' un ottimo punto. Bisogna pero' anche considerare che un'annosa fonte di sfiducia verso l'Italia da parte dei Paesi del Nord e' l'enorme evasione IVA in Italia, che li tocca direttamente visto che il bilancio UE e' costituito da circa l'1% del riscosso IVA da parte di ogni paese membro. Se il taglio dell'IVA si combina con pagamenti tracciabili e/o se la richiesta dello sconto IVA da parte dei clienti forza piu' venditori a dichiarare l'IVA, possono esserci buoni argomenti per replicare ai "frugali" in sede di Eurogruppo. Ne discutiamo in parte in questo altro pezzo sempre sugli argomenti a favore del taglio IVA in Italia: https://www.lavoce.info/archives/68080/spinta-ai-consumi-per-far-partire-la-ripresa/
      • bob Rispondi
        ma l' IVA chi la evade il disgraziato barista che non emette 10 scontrini per assicurare la cena alla famiglia o i cosiddetti " esportatori"?? Mi faccia capire
    • Henri Schmit Rispondi
      Aggiungerei che con l'aliquota più alta, gli Svedesi hanno pure il VAT-gap più basso (dopo il virtuoso Lussemburgo): 1,5% in Svezia vs. 24% Italia, nel 2017; meno di dieci anni prima l'Italia era oltre il 33%! Questo dato di fatto (il VAT-gap svedese) contraddice l'argomento principale contro aliquote IVA alte. Per quanto riguarda il bilancio europeo, l'IVA versata rappresenta ora solo lo 0,3% della IVA nazionale (ma è calcolata su quella teorica, non su quella effettivamente incassata, per non disincentivare i paesi a lottare contro l'evasione IVA). Il mix di risorse proprie dell'UE si è spostato sempre di più sui contributi nazionali diretti, calcolati su un indice GNI, un mix fra PIL e popolazione. Un vero scandalo è il "rebate" sui contributi IVA, prima concessi all'UK, poi estesi a ... Germania, Svezia, Danimarca e Paesi Bassi! Questi paesi versano solo lo 0,15% della loro IVA, cioè la metà degli altri. Il governo Conte si è dichiarato disponibile a votare per il mantenimento del "rebate", a condizione di ricevere quello che è stato prospettato sul Recovery fund. Grave errore! Dopo la Brexit, l'eliminazione del rebate sembrava cosa fatta. Ma intanto nessuno controlla quello che il governo negozia a Bruxelles, nessuno sa, nessuno capisce niente.
  4. Gianni Ferrara Rispondi
    Occorre intervenire sulla riduzione IRPEF. L'IVA e' inclusa nel PdV del bene.Una sua riduzione non e' sempre accertata dal consumatore . Ricordo l'introduzione dell'Euro. Una non prolungata comparazione dei PdV (Lira v/s Euro) ha comportato solo un incontrollato aumento dei PdV dei beni dopo breve tempo. Ricordare fa bene.
    • Francesco D'Acunto Rispondi
      Potrebbe interessarle anche questo pezzo in cui discutiamo in che modo il taglio dell'IVA possa aiutare la ripresa a breve termine e perche' la riduzione IRPEF potrebbe rischiare di aumentare solo il risparmio privato, non la domanda aggregata: https://www.lavoce.info/archives/68080/spinta-ai-consumi-per-far-partire-la-ripresa/
  5. bob Rispondi
    COSTO MURATORE: netto busta paga € 66,00 – contributi inps € 44,00 – ritenute irpef € 19,38 – cassa edile € 19,31 – quota TFR € 7,09 – inail € 14,77 = totale € 170,55. Stipendio 66 euro gg tasse 104 euro gg follia pazzesca Se non si modifica questa follia possiamo fare tutti gli spot che vogliamo Un Paese senza idee, senza coraggio, senza progetti...e c'è qualcuno che ha ancora voglia di scherzare
    • Michele Rispondi
      Strana definizione di tasse. Contributi e tfr sono retribuzione differita. cassa edile e inail sono assicurazioni. Le tasse in realtà sono solo l’IRPEF, nel suo esempio pari 11.36% non particolarmente esose...
      • bob Rispondi
        Il mondo dei sogni. " Contributi e tfr sono retribuzione differita" ma sempre un costo fisso è. "cassa edile e inail sono assicurazioni" Sono tasse, sono assicurazioni se io ho potere di scegliere il fornitore. Un dipendente che costa 4080 euro al mese è sostenibile? Aggiungo che un ottimo muratore non viene a lavorare per 1584 euro al mese e ti chiede un fuori busta minimo di altre 500 euro. Totale 4580! Mi spiega come può una azienda con 10 dipendenti sostenere un carico del genere?
  6. Henri Schmit Rispondi
    Una misura fiscale annunciata confusa e contestabile! Se s’intende incentivare il consumo senza creare incertezza e ingiustizia, allora bisogna ridurre in modo permanente l’IRPEF sui redditi bassi. Non si osa farlo perché si teme l’evasione. Se il principe teme la propria incapacità, è perso! Ridurre l’IVA favorisce invece coloro che spendono (e guadagnano) di più. Ma l’incertezza generata gratuitamente è l’elemento più nefasto dell’idea. Non solo l’incertezza circa le aliquote IVA future e, non si dimentichi l’altra incertezza che si creerebbe se si riducesse effettivamente l’IVA. Aliquote volatili sono il contrario di quello che serve a un’economia sana! Mi si conceda una parola sull’inquilino di palazzo Chigi: bisognava capire dal principio con una persona del genere l’Italia andava alla deriva, soprattutto in materia economica e fiscale. Il titolare del MEF è troppo debole per compensare. Chi ha la colpa del Conte I e del Conte II? Si rifletta! Una stessa persona. Che spera tuttora di tornare al timone quando le potenze straniere e i mercati diranno ‘basta!’ Ma questo genere di calcoli fondati sulla strategia del tanto peggio normalmente non azzeccano.