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  1. bob Rispondi
    visto che Lei è un esperto di "autonomia regionale" non crede che proprio questa assurda follia sia la causa principale che impedisce programmi di una sistema Paese?
  2. Quintino Rispondi
    Keynes intrappolato tra una burocrazia elefantiaca e la politica della mazzetta
  3. Marco Spampinato Rispondi
    Resta il dubbio, financo ovvio, che un paese come l'Italia non debba esprimere domanda pubblica di nuove infrastrutture, ma quasi esclusivamente domanda di manutenzione, ordinaria e straordinaria, del capitale infrastrutturale esistente. Non è la stessa cosa costruire una strada nuova o manutenere una vecchia: la manutenzione del capitale può essere più difficile (tecnicamente e urbanisticamente) della costruzione di nuovo capitale. Ma dove sono gli studi su questi aspetti della domanda pubblica di infrastrutture? E dove sono gli studi che valutano l'efficacia comparativa di norme e procedure alternative di affidamento lavori? In questa stessa logica: con quali criteri si valuta il successo di un affidamento, e dell'intera domanda di infrastrutture? Solo il tempo di realizzazione? Infine, ma in realtà in primis, il "capitale umano". Vuol dire lavoro generico... Piaccia o dispiaccia l'espressione capitale umano si riferisce all'istruzione, cioè alla conoscenza/competenza incorporata nel lavoratore (potenziale). Fare nuove strade, o anche ferrovie etc. aumenta il capitale umano? Oppure, nel confronto con investimenti alternativi, quali ad es., e non solo, ricerca scientifica, lo riduce? Esempio: l'ultimo periodo di forte aumento della spesa per infrastrutture in Italia (del Nord) è tra 2002 e 2008. In quel periodo è aumentata o si è ridotta la propensione all'istruzione universitaria? L'attribuzione causale non è automatica, ma verificate pure..
    • Giuseppe Cangialosi Rispondi
      L'espressione capitale umano si riferisce proprio a conoscenze e competenze, sia riguardo alle prestazioni di opera intellettuale (concernenti le attività di progettazione ecc), sia riguardo al personale impiegato nella realizzazione delle opere, fornitura di servizi ecc: la disicplina sugli appalti richiede che i artecipanti alle gare possiedano requisiti tecnici qualificanti, legati in misura consistente alla capacità, competenza e professionalità del personale. L'idea che gli investimenti in capitale umano siano solo quelli relativi alla ricerca, mentre quelli in infrastrutture riguardino solo manodopera poco qualificata è piuttosto datata e ampiamente superata dall'evoluzione degli ultimi decenni
    • Andrea Rispondi
      Bene l'attenzione al capitale umano ed immateriale. Ma c'è anche bisogno di infrastrutture fisiche: siamo indietro su porti, ferrovie, trasporto pubblico(quante metropolitane ha Monaco e quante Napoli che ha un'area urbana più popolosa?). Al sud mancano anche strade. Inoltre alla formazione del capitale umano talvolta servono infrastrutture fisiche(scuole, digitale, università): nella mia regione tutti i corsi di laurea in informatica sono a numero chiuso anche perché ai dipartimenti mancano professori, ma anche aule dove tenere più studenti.
      • Marco Spampinato Rispondi
        Lei dice che "mancano strade", "mancano metropolitane", etc. Il punto è come viene concettualizzato lo sviluppo di un territorio. Ad esempio, se il termine di confronto è esterno o interno. Quando è interno, ci sono problemi da risolvere, obiettivi che ci si possono dare, e soluzioni da proporre. Quando è esterno ... si possono fare tanti confronti con altrettanti territori, ma quali sono migliori di altri? Il Nord d'Italia è un riferimento utile da seguire per il Sud d'Italia? E perché mai? Perché non possono esserlo altrettanto o più l'Andalusia, la Catalogna, il Portogallo, la Grecia o l'Irlanda? Monaco di Baviera è un riferimento per Napoli? E perché non Lisbona? Molta della retorica su "ciò che manca" ingloba e riproduce distorsioni percettive (cognitive). Anche la frase generica "mancano le strade" può essere smentita facilmente confrontando le dotazioni (km di strade per kmq), e aggiungendo un indicatore di utilizzo di questo capitale pubblico. Come ho scritto, penso che se si guardasse alle manutenzioni del capitale, il discorso cambierebbe radicalmente -ma non è qualcosa di cui mi sono occupato. Fare più capitale non risolve il problema di manutenere quello che c'è, tanto più se il 'nuovo' capitale non genera la crescita promessa.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Bell'articolo! Non capisco però il significato, nel contesto, dell'espressione 'capitale umano'. Aggiungerei che - oltre le risorse (stanziate, disponibili, da chiarire) e le procedure (certe/incerte; complesse/semplici; coerenti/incoerenti etc, sdoppiate dalle possibilità di ricorso giudiziario!) quello che conta è l'individuazione di coloro che sono responsabili, non solo formalmente, ma effettivamente (responsabilità = potere + controllo + sanzione). Questo vale anche, a monte, per il ripensamento delle procedure: chi se ne deve occupare, chi ne risponde? Se ne parla da decenni, ma nonostante alcune riforme positive, nell'insieme l'apparato normativo peggiora. L'articolo infine illustra utilmente che la giungla burocratica più perniciosa non è quella dell'UE.
  5. Paolo Rossi Rispondi
    E' praticamente impossibile non concordare appieno sui contenuti di questo post, che descrive una realtà assai nota da molto tempo. Tuttavia si ha la sensazione, comune a molti altri interventi su questo tema, che manchi veramente il nocciolo della questione, che ancora ci si limiti a auspicare una maggiore semplificazione, l'attuazione delle direttive e normative per la semplificazione e la velocizzazione, ecc... senza mai però che si arrivi a denunciare chiaramente le ragioni di fondo alla base di questo status quo. Da modesto ingegnere professionista, vorrei quindi suggerire di andare a indagare un po' più in profondità sul comportamento tenuto dai tanti uffici pubblici che sono incaricati delle procedure che rallentano di fatto questi investimenti. L'impressione è che vi siano larghe fasce della PA che costantemente si dànno un sacco da fare per vanificare ogni tentativo di semplificazione, consapevoli che detta porterebbe ad una riduzione significativa del potere di ricatto politico e anche del numero di persone occupate a passare carte. Si ha l'impressione che vi siano innumerevoli funzionari costantemente protesi ad una attività di lobbying sommerso per complicare sempre più le procedure. Le manine ministeriali che hanno prodotto il codice degli appalti targato Renzi sono proprio l'espressione di questo tumore che deve essere assolutamente estirpato dal corpo della P.A.
    • Amegighi Rispondi
      Sono perfettamente daccordo con Lei e con l'autore dell'articolo. Delle volte però mi domando quanto del potere in mano alla PA sia reale o sia in realtà la conseguenza dell'ignoranza in materia dei politici eletti ad amministrare. Le recenti diatribe sulle zone rosse fatte in Veneto e non fatte in Lombardia per una differente conoscenza della legge delle due amministrazioni regionali, mi fanno sospettare che forse una scuola di preparazione dei politici amministratori sulla scia della famosa ENA francese non sarebbe poi così negativa. Forse una maggiore conoscenza e capacità di discussione da parte dei politici toglierebbe una parte del potere di interdizione della PA.
      • bob Rispondi
        "..per una differente conoscenza della legge delle due amministrazioni regionali,.." Non si tratta di differente conoscenza trattasi di voler sottolineare un distinguo per giustificare il politico del ruolo( inutile) che svolge. Leggi concorrenti-Stato Regioni le dice qualcosa? Hanno creato le Regioni la diatriba serve a giustificare qualcosa di inutile in un Ente inutile. Ma vi rendete conto cosa possono pensare all'estero di Noi ( a parte scombiscirsi dalle risate) vedere i patetici " Trump de noantri" con un muschio di microfoni davanti nella sala parrocchiale a scimiottare capi si Stato? Avete visto mai una cosa simile in altri Paesi?
  6. Pier Giorgio Visintin Rispondi
    L'articolo contiene una marea di "Titoli" per fare altrettanti articoli ma che dovrebbero avere la spiegazione di un esempio concreto e dove si facciano nomi, date, enti che "fanno"/ordinano di fare, oppure non fare le cose . ecc ecc. . In modo che ci si possa raccapezzare praticamente nella realtà fattuale. Diversamente non si va mai oltre la lettura dell'indice delle cose. O del Libro degli incubi e/o dei sogni.
  7. Attilio Pasetto Rispondi
    Non è automatico, secondo me, che i 200 miliardi stanziati per le infrastrutture siano davvero disponibili. Mi risulta che le risorse stanziate per una determinata opera, quando si decide di realizzarla, debbano essere poi "trovate" e deliberate nell'ambito del bilancio di cassa. Il che si può spesso scontrare con i vincoli di bilancio delle amministrazioni pubbliche.
    • Vincenzo Rispondi
      In realtà le leggi contabili prevedono espressamente che le spese stanziate in bilancio devono essere coperte da risorse disponibili: si chiama principio dell'equilibrio finanziario. Stanziare spese e poi trovare le risorse è ovviamente impossibile, una simile possibilità non porrebbe alcun limite al potere di spesa...