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  1. Dino Rizzi Rispondi
    Forse non ho capito bene, ma mi sembra che non si scorpori il costo della ricerca, che, a naso, assorbe almeno il 50% delle spese degli atenei (comprendendo anche la quota di costo dei docenti) e non e' uniformemente distribuita per disciplina. In alcuni casi in cui la ricerca costa poco (giurisprudenza, economia, ...) e i corsi sono molto affollati gli studenti si pagano gia' adesso quasi interamente il costo. Se e' vero, il risultato ridistributivo non cambia solo se ricchi e poveri scelgono in egual proporzione gli stessi corsi di laurea.
    • Emanuele Pugliese e Ugo Gragnolati Rispondi
      È vero, e sarebbe molto interessante disaggregare il conto per facoltà. Nel farlo, non sarebbe comunque facile decidere quanta parte del costo per ricerca scorporare e quanta no, visto che una parte di esso si riflette presumibilmente nel servizio formativo erogato (ad esempio fornendo lezioni migliori). In ogni caso, i dati della Banca d'Italia non rivelano presso quali facoltà si iscrivono i figli di ciascuna famiglia.
  2. Fabri73rn Rispondi
    Io figlio di operaio ho finito l'università in 4 anni, i figli di papa ci hanno messo 5 6 7 anni pagando sovratasse per il fuoricorso. Se le tasse erano proporzionali al reddito va a finire che il figlio del gioielloiere pagava meno tasse di me.
    • Emanuele Pugliese e Ugo Gragnolati Rispondi
      Se capiamo correttamente, lei allude al fatto che la famiglia di gioiellieri ha più possibilità di evadere rispetto alla famiglia di operai. Come diciamo nel paragrafo conclusivo dell'articolo, questo effetto non è catturato dai dati a disposizione e costituisce un limite dell'analisi.
  3. Giuseppe Passoni Rispondi
    Quali sarebbero i risultati se nella fig. 1 si considerasse il reddito familiare complessivo anziche' solo quello del massimo percettore all'interno della famiglia ? grazi, gp
    • Emanuele Pugliese e Ugo Gragnolati Rispondi
      La Figura 1 ordina le famiglie sulla base del reddito ottenuto dal percettore meglio remunerato, ma i conti vengono poi svolti a livello di famiglia. Questo ordinamento dei dati viene usato per replicare quello già usato da altri autori e permettere una comparabilità diretta dei risultati. In ogni caso, usando il reddito familiare complessivo, i risultati rimangono pressoché invariati.
  4. Robert52 Rispondi
    Una domanda impertinente : siamo sicuri che i beneficiari dei finanziamenti all'università siano veramente gli studenti e non tutta la pletora di docenti , tecnici, amministrativi etc. che affolla i nostri mille atenei ? Se guardiamo alle reali differenze di reddito tra i laureati e non ,e alla grande disoccupazione tra laureati, mi sembra che restino pochi dubbi. E siccome parliamo sempre di Europa , come mai le tasse universitarie italiane sono seconde solo a quelle de Regno Unito ? In Danimarca , per esempio, l'università è gratuita per i cittadini UE. Forse l'obbiettivo di questa polemica è che alcuni nostri studenti spendano in affitti in Germania nei Paesi Scandinavi una parte di quello che spenderebbero qui di tasse universitarie . E poi nel futuro produrrano ricchezza al di fuori dell'Italia !!
  5. Paolo Zanghieri Rispondi
    Come cambiano i risultati se invece degli iscritti si considerano (come penso sarebbe corretto fare) i laureati?
    • Emanuele Pugliese e Ugo Gragnolati Rispondi
      I dati della Banca d'Italia non permettono di rilevare facilmente il numero di laureati associato a ciascuna fascia di reddito. L'unità di rilevazione è il nucleo familiare, di cui vengono riportati i dati inerenti ciascun membro. In questo contesto, l'ottenimento della laurea specialistica costituisce una ragione di uscita dal campione osservato, nel caso in cui il neo-laureato abbandoni il nucleo familiare di provenienza (ad esempio perché trova lavoro) e giunga così a formare un nuovo nucleo familiare. Quindi, potendo conteggiare solo i laureati ancora nel nucleo di provenienza, si riduce di molto il numero di eventi e si introducono bias di selezione. Ad una prima perlustrazione, usando solo gli studenti di laurea specialistica (e in quanto tali già laureati alla triennale), risulta una fotografia qualitativamente simile a quella mostrata qui, sebbene con differenze quantitative. In ogni caso, non vediamo una chiara preferibilità a priori nell'usare il numero di laureati invece che il numero di iscritti: tutto dipende da cosa si desidera misurare. Si può fare un'analisi più complessa, guardando anche alla formazione di nuovi nuclei familiari, e stiamo pensando di seguire questa strada in un articolo più completo che risponda a questi dubbi. In questo esercizio, il nostro obiettivo primario era di garantire la comparabilità diretta con altri risultati emersi nel dibattito pubblico, i quali utilizzavano il numero di iscritti come variabile.