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  1. Monica Mincu Rispondi
    Concordo sulla difficoltà, é vero, sia di soluzioni reali, sia culturale. La pedagogia a misura di ciascuno è questa nel mondo ed è fattibile. La classe può essere fatta da più gruppi che si compongono e ricompongono. Si può lavorare con precisione a livello di ciascuno senza bocciare ne lasciare indietro e misurare il progresso personale.
  2. mggatti Rispondi
    Differenziare i percorsi per ciascun alunno è molto impegnativo - e si deve salvaguardare anche il momento di condivisione con il gruppo intero, per una vera efficacia di scuola pubblica che educhi alla cittadinanza
  3. Norberto Bottani Rispondi
    D'accordo. Occorrerebbe in primo luogo chiedersi se l'insegnamento a distanza con le nuove tecnologie sia da gestire centralmente oppure se sia una faccenda decentralizzata. In questo caso la ricchezza delle iniziative locali non è da scartare anche se non fa sistema. Data la debolezza italica della ricerca scientifica sull'istruzione forse non è tanto male.
    • Monica Mincu Rispondi
      La ringrazio molto per il suo commento. Più che un problema di tecnologia, si tratta di uno legato all'insegnamento. Occorre in effetti una scuola più autonoma (vale a dire anche coesa). Purtroppo si manifesta solo in forme molto deboli (concordare una piattaforma comune è stata un'impresa in alcune scuole). Il periodo ha messo in luce la stessa anarchia circa la valutazione, carico di compiti non concordato, uso del registro molto discordante perfino nella nella stessa scuola. Per es segnalando difficoltà di connessione come volontà di sottrarsi alle interrogazioni.
    • bob Rispondi
      "In questo caso la ricchezza delle iniziative locali non è da scartare anche se non fa sistema.." A parte la contraddizione in termini. Alcuni geni, nelle zone con più alto numero di analfabeti, un pò di anni fa proposero il dialetto nelle scuole. Concordando, come tutti sottolineano preside compreso, che il problema è solo politico, il Paese senza memoria dimentica che quei geni hanno imperversato e imperversano tuttora nella "politica italiana" . La cultura per il potere è come l'aglio per i vampiri
      • Monica Mincu Rispondi
        Le iniziative locali sono utilissime, a patto che ci sia poi una memoria, che "facciano sistema" all'interno della scuola. Che ci sia collaborazione tra docenti come "sistema" dentro la scuola.
        • bob Rispondi
          mi perdoni professoressa non si può relegare un comparto vitale come l'istruzione alla speranza che ci sia " collaborazione tra docenti" . Non possono non esserci linee guida e programmi in prospettiva che facciano e creano un sistema. Altrimenti come adesso ognun per se e quello che definiamo " sistema" diventa nella maggior parte dei casi "combriccole da paesetto"
  4. ELENA SCARDINO Rispondi
    Sono una preside in pensione dal 1992, dopo 13 anni di impegno diretto a modificare in meglio le più inefficaci modalità tradizionali degli insegnanti. Condivido tutte le osservazioni critiche e le proposte di interventi, ma non vedo nella dirigenza politica attuale capacità e volontà di cominciare a affrontare questa situazione di abbandono .
    • MONICA ELENA MINCU Rispondi
      I dirigenti hanno le armi spuntate e possono usare perlopiù il carisma e la relazione per indirizzare la didattica. Però il contesto rende difficile perfino poter proporre formazione in alcune scuole, o suggerire modalità concordate di lavoro. La valutazione - solo uno degli aspetti più critici. La ringrazio e concordo: è un problema politico (e sapere esperto).