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  1. toninoc Rispondi
    Per rispondere alla domanda presentata da titolo dell’articolo è sufficiente seguire gli SCARICABARILE dei rispettivi responsabili delle Sanità Regionali e Nazionali sulle RESPONSABILITA’ di tantissimi decessi dovuti alla pandemia ancora in atto ed in qualche regione ANCORA FUORI CONTROLLO. In sintesi, penso che troppi finanziamenti siano andati alla Sanità privata a scapito della Sanità pubblica. La Sanità privata, inseguendo la sua logica vocazione al profitto, interviene quasi esclusivamente su problematiche costosissime lasciando quelle meno redditizie alle strutture pubbliche. Le risorse economiche andrebbero riversate tutte sulle strutture pubbliche ed i privati dovrebbero AUTOFINANZIARSI. Non capisco perché le tasse dei cittadini (quelli che le pagano) debbano andare, per quanto di eccellenza, a strutture private che costano carissime al sistema Sanitario Nazionale. Le eccellenze ci sono e potrebbero essercene molte altre nelle strutture pubbliche statali finanziate con i TANTISSIMI MILIARDI DI EURO PAGATI ALLA SANITA’ PRIVATA.
  2. Stefania Gabriele Rispondi
    Mi pare che dal grafico emerga che la relazione tra spesa sanitaria pro-capite e PIL pro-capite non è lineare, ma sarebbe approssimata meglio da una parabola. I paesi più ricchi si staccano dalla retta interpolante seguendo una curva che diventa sempre più ripida (la quota di spesa sanitaria sul PIL infatti aumenta). Sappiamo che la diatriba sull’elasticità della spesa sanitaria al PIL è ancora aperta. In un mondo che progredisce sarebbe plausibile un'elasticità superiore a uno, con una ristrutturazione dei consumi in favore dei servizi per la salute e un trasferimento di risorse verso la loro produzione, consentito dall'aumento di produttività nella manifattura (morbo dei costi di Baumol). Ma l'Italia si pone tra i paesi più avanzati e quelli più deboli. Si tratta allora di capire se il nostro termine di paragone non sono più Francia, Germania e Regno Unito, come quando si giocava alla classifica del PIL più alto, ma Grecia, Spagna e Romania, nel qual caso è vero che spendiamo "il giusto". Ci si dovrebbe anche chiedere quanto il livello del PIL dipenda dalle politiche restrittive adottate negli scorsi anni, anche in sanità. Concordo sul fatto che, secondo i dati disponibili, il SSN, in comparazione internazionale, ha un buon rapporto costo/efficacia e pochi sprechi. Tuttavia i tagli hanno creato tensioni gravissime, e l’epidemia ha travolto il sistema. Restano alte le diseguaglianze di salute. E infatti in definitiva concordiamo sulla necessità di un rifinanziamento
  3. Fabrizio Razzo Rispondi
    Ottimo articolo che fa giustizia della situazione sanitaria nazionale. L’ultimo aspetto indicato è quello citato dal buon Boeri in un suo twitt di qualche tempo fa : se gli evasori pagassero le tasse non ci saremmo trovati in difficoltà all’inizio della pandemia e magari sono proprio quelli che si lamentano dei presunti tagli alla sanità pubblica.
  4. Amegighi Rispondi
    Chiedo nuovamente scusa se reintervengo. Non sono un economista, mentre conosco molto bene la Sanità. Capisco il concetto della spesa e me ne rendo pienamente conto. Ma, non penso che in un'azienda si pensi prima di allocare i soldi e poi a quello che si fa per usarli. Non credo che un'azienda vada molto avanti così. Forse, prima bisogna sapere cosa si intende fare e poi pensare in che modo il progetto che si intende portare avanti va o può essere sostenuto economicamente. A me pare che in alcune regioni italiane colpite dal virus, si è pensato troppo a come tagliare e poco a cosa fare. E così si è tagliato nel punto sbagliato del sistema. Bellissimi reparti e poco territorio. Può essere stata una scelta sbagliata, forse neanche voluta o pensata, ma semplicemente originata da una logica si puro e semplice bilancio al di fuori di un ragionamento progettuale coerente. E questo ragionamento progettuale dovrebbe partire dal concetto Costituzionale di una Sanità garantita a tutti i cittadini che non vuol dire solo e soltanto erogazioni gratis o a basso costo. Bensì un concetto che deve partire dal territorio innnazitutto per poi arrivare all'Ospedale (per carità aboliamo questi abominevoli termini di Aziende) come punto finale di una terapia o cura o diagnosi che non può più essere continuata o effettuata sul territorio. In tal modo l'Ospedale verrebbe anche inserito in un contesto di rete in cui il malato può essere meglio integrato.
  5. Ettore Sabatino Paolino Rispondi
    Se la correlazione va fatta con Il Pil,allora l'indicatore che consente di comparare in maniera omogenea la Spesa Sanitaria di ciascun Paese con il suo Pil è,come qualsiasi altro macro indicatore aggregato di Finanza Pubblica(Defici,Debito,pressione fiscale,etc) il rapporto tra Spesa sanitaria e Pil. A me risulta che il rapporto tra Spesa Sanitaria e Pil in Italia è sotto la media UE.
  6. Rainbow Rispondi
    Il Pil non cresce anche perche'la domanda aggregata e'stata massacrata da 27 anni di avanzi primari (eppoi sostengono che l'austerita'in Italia non c'e'mai stata!). Dal 2010 il Pil e'cresciuto poco,ma anche la spesa primaria e'ferma in termini reali,lo sostiene proprio uno studio di Unicatti'diretto da Carlo Cottarelli,ma,nonostante queste evidenze, in Italia gli Economisti mainstream continuano a sostenere che la spesa,pur essendo ferma in termini reali,va tagliata ancora! Piu'tagli di spesa vogliono dire piu'austerita',e meno crescita del Pil. Dopo la crisi finanziaria del 2009/10 e questa pandemia credo che dovremmo cominciare a mettere in discussione il paradigma macroeconomico dominante che ragiona solo in termini di supply-side politics!
  7. Henri Schmit Rispondi
    Bellissima carrellata macro! Mi domando se c’è qualcuno, o meglio: se c’è qualche consenso fra esperti della sanità (PA stato e regioni, accademia) su che cosa fare con i soldi che ora comunque arriveranno. I medici sono bravi. Vanno sentito, ma questo non è un compito loro. Sono preoccupato.
    • Amegighi Rispondi
      Leggendo l'articolo mi sono chiesto: come cittadino, io cosa sono ? Un numero (di tessera sanitaria) che deve andare all'Assemblea dei soci azionari e valutare (bene o male) il bilancio dell'Azienda ? Forse per questo che si parla di "Aziende Sanitarie" ? O sono un numero tra quelli che entrano nelle suddette Aziende per fare il tagliando, ed escono con il loro foglio in cui i controlli eseguiti sono "checked" ? O infine, sono un possibile "paziente" persona di cui ci si deve occupare perchè la "salute" è sancita dalla Costituzione ? Proviamo a partire da quest'ultima definizione. Se la mia salute deve essere altissima preprogativa costituzionale, presumo che, a logica le famose Aziende di cui sopra dovrebbero essere sempre in perdita. Infatti, se il sistema funziona bene, dovrebbe essere prevalente la prevenzione, piuttosto che la cura, delle malattie. E, pertanto, dovremmo avere pochi ammalati. E, allora, ecco la prevenzione. Come ? Sul territorio. Come ? In modo capillare e con uso sistematico della tanto abusata telematica (un ECG lo può fare chiunque con gli apparecchi odierni e la sua lettura è standard; lo può leggere anche un cardiologo cinese). La famosa medicina di territorio che forse ha fatto la differenza nell'approccio al Covid. Prevenzione vuol dire ad esempio ridurre l'inquinamento (è Sanità ?), aumentare i controlli (territoriali). A me sembra che nell'articolo di questo non si parli neanche, eppure questa dovrebbe essere la Sanità.
  8. Pippo Calogero Rispondi
    Quando leggo che siamo gli unici al mondo a fare qualcosa, non penso che siamo i migliori, ma i più fessi. La spesa sanitaria pubblica per gli animali da affezione è evidentemente qualcosa che non ci potremmo permettere e che, in un sistema di risorse finito, ne sottrae alla cura degli esseri umani. Purtroppo gli italiani vivono in una condizione infantile in cui sono convinti che le risorse a disposizione siano potenzialmente illimitate, se solo si potessero verificare condizioni irrealistiche o surreali, come il recupero integrale dell'evasione fiscale o la monetizzazione infinita del debito. E la nostra classe dirigente, invece di correggere questo stato delle cose, se ne approfitta, cavalcandolo per ottenere il consenso.