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  1. Paolo Sbattella Rispondi
    Ancora una volta il legislatore manca di chiarezza espositiva sia sotto l'aspetto giuridico che su quello degli strumenti e dell'operativita'. C'e' bisogno, lo si ripete per l'ennesima volta, di semplicita' , praticita' ed efficacia. Si ha l'impressione che si formulano norme ed articoli di legge e poi in seguito si vedra' se e come le cose andranno. Il tutto nell'incertezza e nell'indeterminatezza. E' ora di cambiare. Ne' va dimenticato che circa se non oltre il 95 per cento delle imprese italiane e' costituito da micro e piccole imprese con meno di 50 milioni di euro di fatturato (quindi al di fuori dell'operativita' del Fondo di cui all'articolo citato del Decreto Rilancio) e che sono la caratteristica e l'asse portante del nostro modello economico e produttivo sistema e che ci differenzia dagli altri Stati. Le vogliamo tutelare con forza con altre misure, defiscalizzazioni,contributi, liquidita', semplicita' normativa e burocratica ed altro o le vogliamo far chiudere definitivamente ? Gli imprenditori attendono da molto tempo una risposta convincente.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Ma non sarebbe preferibile farsi scrivere questi documenti normativi in Germania o in Francia, o da Dombrovkis? Forse sarebbe pure nell'interesse dei contribuenti italiani. Io lo penso da tempo. Prima o poi cominceranno a capirlo gli elettori, è allora saranno guai per "la classe politica" italiana , concetto ampio che include consulenti e commentatori. Stamattina in Omnibus La7 due osservatori hanno fatto accenni del genere: il prof. Orsina, preciso, e il giornalista Formigli in modo più fumoso.