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  1. Giuseppe Rispondi
    Con tutto il rispetto per lo sforzo fatto, non vedo la ragione di dover ricorrere a tali strumenti così complessi quando la fonte della principale incertezza è chiarissima: la disponibilità di un vaccino/cura. Finché non arriverà il vaccino, il mondo sembra destinato a vivere una vita di “serie B” per via del distanziamento sociale, con effetti, a mio avviso, catastrofici sui consumi, visto che anche chi avrà reddito disponibile sarà impedito nella componente della spesa edonistica /voluttuaria. Il corretto rimodellamento del consumatore medio in questo scenario senza precedenti nella storia, è il fattore chiave per ottenere delle buone previsioni econometriche per i prossimi mesi.
    • maria elena Rispondi
      Con tutto il rispetto per il punto di vista di Giuseppe, non credo che il problema si possa semplificare cosi' drasticamente. Certo che il vaccino è importante, ma la velocità con cui usciremo dal tunnel può' essere molto diversa a seconda di come riusciremo oggi (in attesa del vaccino) ad attenuare l'incertezza di famiglie e imprese. I consumi e, anche più' importanti, gli investimenti, la domanda di lavoro, la formazione del capitale umano riprenderanno in modo molto diverso a seconda dello stato di incertezza. Quindi, a mio parere, occorre monitorare con attenzione la dinamica dell'incertezza per cercare di ridurne l'impatto sulle scelte economiche di oggi che influenzeranno il futuro. Contrariamente al vaccino che è nelle mani degli scienziati e dei finanziamenti alla ricerca e, una volta scoperto e validato, nelle mani del libero arbitrio dei singoli (a meno che non si voglia imporlo per legge), il mantenimento della fiducia (il combattere l'incertezza) è argomento su cui politici ed economisti possono scrivere molte pagine importanti (anche relativamente all'acquisizione del vaccino).
  2. Francesco Fusari Rispondi
    Molto interessante. Domanda forse sciocca: l' 'incremento "strutturale" dell' EURQ in Italia dal 2011 in poi potrebbe essere dovuto, più che all'aumento dell'incertezza, ad un maggior accesso ad internet da parte della popolazione? Questo report ISTAT (pagina 9) segnala ad esempio come proprio dal 2011/2012 siano aumentati notevolmente gli utenti "forti" di internet. https://www.istat.it/it/files/2018/06/Internet@Italia-2018.pdf
    • maria elena Rispondi
      Caro Francesco, la risposta è no, l'andamento dell'indice non risente del maggiore accesso ad Internet da parte della popolazione. Infatti, per ovviare a questo problema, l'indice è calcolato in percentuale al numero totale delle query su Google. Nel paper, Appendice, trovi tutti i dettagli tecnici. Grazie comunque per il link.