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  1. Massimo Negri Rispondi
    Buongiorno, attenzione Sig. Enrico D'Elia. Anche se la BCE non può fare tutto ciò che fa ad esempio la Federal Reserve, il finanziamento dei deficit pubblici avviene ugualmente. Infatti, la BCE pur non potendo acquistare i titoli pubblici dei vari Stati sul mercato primario (all'atto della loro emissione) li acquista sul mercato secondario. Diversamente, non si spiegherebbe l'efficacia del Qe (Quantitative easing) nel contenimento dei tassi d'interessi in generale anche per Paesi fortemente indebitati come l'Italia. Cordiali saluti
  2. Roberto Rispondi
    Che tipo di spesa pubblica avete in mente? Perchè un conto è la spesa per investimenti e aumentare la produttività del Paese un altro è la spesa corrente per accontentare i desideri di alcune categorie di cittadini. Come sempre in Italia si va verso la seconda ipotesi quindi la spesa pubblica finanziata non è lo strumento adatto per uscire dalla crisi. Per paradosso in tal caso sarebbe meglio un trasferimento diretto e circostanziato solamente a chi ha subito pesantemente la crisi e non ha più le possibilità di sopravvivere. Nell'articolo dovreste specificare meglio cosa volete realizzare attraverso la spesa pubblica altrimenti si rischia di far aumentare il debito senza risolvere niente ma con conseguenti danni finanziari futuri.
  3. Roberto boschi Rispondi
    Completamente d'accordo con la vostra tesi. Sostenere la domanda ora è indispensabile e solo un operatore "razionalmente anticiclico" come lo Stato può farlo. Per l'Italia l'aumento della Spesa Pubblica finanziata con emissione di debito collocato direttamente sul mercato è indispensabile e di gran lunga da preferire all'accesso alle linee di credito MES e SURE, chiaramente potendo contare sul supporto del programma PCPP della BCE che è un potente calmieratore dei tassi. La crisi Covid-19 è arrivata quando l'Italia, grazie a molti anni di avanzo della Partite Correnti, ha di fatto completamente azzerato il saldo negativo della Situazione Patrimoniale con l'Estero. Nell'ultima crisi - a fine 2011 - avevamo una posizione debitoria pari ad oltre il 18% del PIL. Se allora eravamo fortemente dipendenti dal risparmio estero, oggi il risparmio domestico può completamente sostenere un ambizioso programma di spesa pubblica - non solo investimenti ma anche spesa corrente per assunzioni di professionalità mancanti - indirizzata a colmare i gap che ancora ci separano dai competitor mondiali nell'Istruzione (secondaria ed Universitaria) , nella Sanità, nella Giustizia e nella Pubblica Amministrazione. Si innescherebbe un circolo virtuoso che, grazie agli effetti moltiplicativi sul PIL, renderebbe il maggior deficit iniziale facilmente finanziabile dai Mercati che ne coglierebbero le implicazioni di lungo periodo sulla sostenibilità del Debito.
  4. Enrico D'Elia Rispondi
    Tutto giusto. Aggiungerei solo che il finanziamento tramite il debito pubblico trasferisce risorse verso i rentier (che oggi si annidano nel settore finanziario più che tra latifondisti e nobili). Peccato che qualche decina di anni fa in Europa abbiamo deciso di firmare un trattatello che vieta il finanziamento monetario dei deficit pubblici. E abbiamo continuato a rafforzare questo divieto con ulteriori trattati, regolamenti e pratiche politiche. Beati quei paesi (e sono molti) in cui le banche centrali possono fare il loro mestiere in casi come questo. Allo stato dei fatti non ci sarebbe altro da fare che sospendere gli articoli del trattato che riguardano la BCE come è stato fatto per quelli che regolano gli aiuti di stato. Ma non mi sembra politicamente praticabile.