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La (mal)educazione finanziaria dei giovani italiani

I test Pisa 2018 mettono in luce ancora una volta le scarse competenze dei nostri ragazzi rispetto ai loro coetanei europei, con un divario di genere particolarmente marcato. Tante le iniziative di contrasto messe in campo in questi anni, pochi i risultati.

Arrivano i risultati dei test Pisa 2018 sulla financial literacy (o “competenze finanziarie”). Per l’Italia, solo ombre: punteggi sotto la media, performance tra le peggiori con riferimento ai paesi europei, massima disuguaglianza tra maschi e femmine rispetto ai coetanei delle altre nazioni. Del resto, non ci si può sorprendere: tanto a casa quanto a scuola, i giovani italiani appaiono i meno esposti a problemi e discussioni che riguardano tematiche finanziarie. E le iniziative in campo, seppur numerose, appaiono ancora spesso progettate con approssimazione, poco efficaci, incuranti delle ricerche scientifiche (sempre più numerose) sulla financial literacy e sulle variabili a essa correlate in diversi gruppi della popolazione. Ma siamo davvero destinati all’ignoranza finanziaria?

I risultati

I test Pisa (Programme for International Student Assessment) sono una serie di questionari standardizzati, rivolti ogni tre anni a campioni rappresentativi di studenti di 15 anni di diversi paesi, che puntano a valutare il grado di conoscenze matematiche, scientifiche, di comprensione dei testi e, appunto, finanziarie acquisite nel corso degli studi. I risultati principali dell’ultimo round sono già stati commentati su questo sito qualche mese fa, ma quelli sulle competenze finanziarie dei giovani sono stati presentati solo lo scorso 7 maggio. E si tratta di risultati effettivamente poco incoraggianti per il nostro paese, che, come illustrato in Tabella 1, migliora rispetto al 2012 ma peggiora rispetto al 2015; in ogni caso, il punteggio medio dell’Italia è sempre inferiore alla media Ocse. Tra i paesi Ocse che hanno partecipato al test, solo il Cile ottiene un risultato inferiore all’Italia (451). Tra i paesi non Ocse, invece, solo la Russia (495) fa meglio di noi. Interessante notare come, nel confronto tra istituti tecnici e licei, sono gli studenti dei secondi ad avere una performance lievemente superiore.

È grave soprattutto rilevare come, a distanza di 6 anni dalla prima rilevazione, ci siano ancora forti e significative differenze di genere: i risultati dei ragazzi superano regolarmente quelli delle ragazze, anche tenendo conto delle performance in matematica e lettura. Un risultato che caratterizza fortemente il nostro paese rispetto agli altri, tanto che il differenziale dei risultati, solo +2 per la media Ocse nel 2018, arriva a +15 per l’Italia. Sono state avanzate molteplici spiegazioni in letteratura: un maggiore materialismo (e quindi interesse verso il denaro e lo studio dello stesso) da parte dei maschi rispetto alle femmine a partire sin dalle scuole primarie; una maggiore abitudine degli adolescenti a fare “lavoretti” pagati rispetto alle loro coetanee; una minore propensione al rischio e una più bassa fiducia in se stesse delle ragazze in ambito finanziario che sembra correlata anche alla maggiore propensione a rispondere “non so” alle domande di financial literacy (laddove i ragazzi “provano” comunque a individuare una risposa tra quelle proposte dal test). C’è anche un ruolo significativo della famiglia, che agisce sui processi di socializzazione economica in modo diverso. Famiglia dove, peraltro, si conferma un livello di competenze finanziarie molto basso, come documentato da uno studio recente della Banca d’Italia. Il background famigliare, misurato sulla base del livello di istruzione, del tipo di occupazione e del capitale posseduto dai genitori, ha comunque un impatto inferiore in Italia rispetto alla media degli altri paesi Ocse, vale a dire che i risultati ottenuti da studenti con background differenti sono più simili in Italia. Risultati simili si sono osservati anche per le performance in lettura, scienza e matematica.

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Tante iniziative, pochi risultati: che fare?

Il numero di iniziative di educazione finanziaria è in forte crescita dal 2012 ad oggi. Eppure siamo ancora agli ultimi posti in classifica, con forte penalizzazione delle ragazze e dei 15enni che vivono al Sud. Secondo alcuni studi, chi detiene denaro (e quindi potere) è ben contento di mantenere basso il livello di competenze finanziaria, per sfruttare il proprio vantaggio informativo. Che fare, quindi? Proponiamo alcune considerazioni sintetiche ma frutto di un’analisi approfondita della letteratura e dei dati dell’Osservatorio nazionale di educazione economico-finanziaria. È opportuno innanzitutto definire indicatori chiari e linee guida per gli enti che progettano programmi di educazione finanziaria (si veda ad esempio la “check list dei 15 indicatori Oneef“). È auspicabile che tali indicatori siano condivisi dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria e coerenti con la Strategia nazionale di educazione finanziaria definita dal Comitato stesso. Inoltre, è necessario promuovere il coordinamento di programmi, iniziative e risorse, evitando sovrapposizioni confuse di interventi simili e chiarendo la distinzione tra “educazione” e “formazione”. È necessario favorire l’implementazione di “buone pratiche” che sono state oggetto di monitoraggio e di valutazioni serie, meglio se con metodologia contro-fattuale. Infine, serve identificare obiettivi prioritari – vale a dire quelli che sulla base delle indagini più rappresentative risultano i soggetti più deboli dal punto di vista delle competenze finanziarie – e definire i programmi sulla base delle caratteristiche della loro cultura finanziaria. È evidente dunque che, per quanti sforzi siano stati per aumentare il numero di iniziative di educazione finanziaria, la qualità – pur con pregevoli eccezioni – è ancora piuttosto scarsa. Solo agendo in modo differente, coordinato e coerente, è probabile che in futuro le competenze finanziarie in Italia miglioreranno. Altrimenti, ci troveremo sempre tra gli ultimi in classifica.

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  1. Catullo

    Ma siamo sicuri che questi test siano affidabili? E soprattutto come si fa ad essere sicuri che rispondano sinceramente e non a caso visto che i giovani italiani hanno spesso una tendenza anarchica a deridere il sistema? Chi ha a che fare con loro capirà quello che dico, a quell’età inoltre mi sembra più marcato nelle ragazze.

  2. Enrico D'Elia

    Non c’è dubbio che le competenze dei giovani italiani siano insufficienti e comunque inadeguate al mondo moderno. Tuttavia i test PISA sono notoriamente distorti a favore dei paesi anglosassoni, ad esclusione di quelli sulle competenze matematiche e scientifiche generali. Questa indagine sulla literacy finanziaria non fa eccezione. È ovvio che un giovane che può contare su un servizio sanitario ed una pensione pubblica non conosca le finezze di un piano assicurativo e di risparmio. Un italiano non ha bisogno di indebitarsi per frequentare una università o per superare un periodo di disoccupazione. Se, in futuro, decideremo di adottare un modello sociale più anglosassone non ho dubbi che i nostri giovani (e non solo) si attrezzeranno. Nel frattempo, qualche lezione dedicata alle insidie di alcuni prodotti finanziari non farebbe male. Come pure sarebbe auspicabile almeno una introduzione alla macroeconomia e alla finanza pubblica, visto che questi sono i temi principali su cui siamo chiamati a votare. Sarebbe un ottimo antidoto al populismo e agli economisti da talk show.

  3. Gerardo Coppola

    Ho fatto EF in Bankitalia per una decina di anni. E’ disarmante. Sottoscrivo completamente il commento di Enrico D’Elia. Insegnare le insidie delle banche e della finanza sarebbe una ottima lezione per adulti e anche per molti economisti. Provare per credere, di materiale ne abbiamo eccome.

  4. Marcello Romagnoli

    L’educazione economia e civica sono elementi fondamentali nella preparazione del cittadino. Purtroppo anche tra i politici e gli economisti c’è una paurosa mancanza di cultura economica e di educazione civica. Si sentono infatti politici ed economisti dire che il debito pubblico è il male assoluto, che stampare moneta è sbagliato, che ne occorre vedere sovranità monetaria ecc. C’è molto da fare ed è importante come lo si fa.

  5. Antonio

    La maleducazione, in tutti i campi , è anche italiana. A gennaio, tempi non sospetti, sono andato in filiale e ho chiesto l’ attivazione del deposito titoli per metterci quattro risparmi diversificati in 4 o 5 big internazionali. L’ impiegata, in difficoltà, chiama il direttore a voce alta “Il signore vorrebbe giocare in borsa…”.

  6. andrea

    Curioso che nel sistema scolastico italiano le discipline aziendali e giuridiche siano presenti negli istituti tecnici e professionali e totalmente assenti nei licei, salvo l’anomalo liceo ad indirizzo economico-sociale, nato sul modello dell’omologo francese ma privo di solide basi economiche e progettato il più delle volte come articolazione dei vecchi licei delle scienze umane – ex magistrali. Dal quadro orario si evince infatti il taglio prettamente “sociale” a discapito degli aspetti economici e finanziari. https://www.liceoeconomicosociale.it/il-quadro-orario-del-liceo-economico-sociale/

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