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  1. Gennaro Rispondi
    Salve, sarò ignorante in materia, ma perché dopo aver pagato i contributi previdenziali non dovrei più trovare i miei soldi ? Visto che da qualche anno il sistema è contributivo . Sono più di trent'anni che pago, vi posso garantire che se li avessi investito io avrei già una piccola rendita.
  2. Giuseppe Rispondi
    Ci rendiamo conto che stavolta l’enorme crisi che verrà è conseguenza di una scelta politica ben precisa? La salute (degli anziani) prima di tutto. Presenterete il conto ai giovani tramite la fiscalità? o taglierete le pensioni esistenti? La Svezia ha mostrato che c’erano altre strade, ma si è scelto il lockdown cinese che danneggia maggiormente i giovani, sia economicamente, sia esistenzialmente (per via del distanziamento sociale). Stavolta dovrete falciare le pensioni, far pagare i beneficiari di questa scelleratezza, gli anziani, e non i giovani, ovvero i massimamente danneggiati.
  3. Roberto Convenevole Rispondi
    Complimenti per la chiarezza espositiva che mi ricorda Claudio Napoleoni ed Augusto Graziani. La vostra analisi è convincente e mostra con chiarezza come la Germania e non già l’Italia sia il Paese che più ha guadagnato dai 20 anni di Euro. Il contrario di quanto disse Draghi al convegno della Bocconi su Luigi Spaventa (cfr. Il Sole 24 Ore del 28 settembre 2013). Sarebbe ora di chiedersi il perché di questi esiti. Affinamenti analitici sono auspicabili perché il PIL non è un buon indicatore. Ad esempio, si dovrebbe riflettere sul fatto che il costo del lavoro dipendente dei soli lavoratori regolari del settore privato è pari a circa 460 MLD di euro (26% circa del vostro (PIL). Questa è la polpa fiscale che regge lo Stato sociale. Il resto del Valore Aggiunto privato rappresenta una base secondaria perché è ad libitum, come voi implicitamente ricordate; gli statali sono una base fiscale redistribuita ed il loro apporto netto al fisco è nullo (cfr. Mondo economico 9 novembre 1991). Per accrescere la produttività del lavoro sono necessari investimenti, ma il cavallo non beve da molti decenni. Il futuro dell’Italia è piuttosto nero.
  4. Renzo Tavoni Rispondi
    Articolo molto interessante.tra le possibili soluzioni sosterrei quella accennata di sterilizzazione di quota 100,magari con le modalità proposte da Tito Boeri in altri articoli
  5. Franco Tegoni Rispondi
    Nulla da obiettare: il rischio è insito nel fatto che si definiscono regole che hanno effetto nel futuro senza pianificare un sistema di controlli tempo per tempo per evitare che alcuni abbiano vantaggi dovuti al caso e, per effetto di questi vantaggi non dovuti, altri abbiano a subire danni. In Italia campeggia su tutto la dimenticata legge per i combattenti (L.336/70) che regalò grandi anticipi di pensioni e aumenti folli delle retribuzioni a base del calcolo delle pensioni. Per avviare un sistema volontario di pensioni a capitalizzazione individuale ci vollero anni di discussioni il che significò ritardo forte rispetto ad altri Stati. Qui c'è anche la responsabilità dei sindacati che furono e forse sono ancora prigionieri di una logica redistributiva alla giornata.
  6. Fabrizio Razzo Rispondi
    Preoccupazione fondata la sostenibilità del sistema pensionistico. Appesa all’ignoranza della stragrande maggioranza degli italiani sul suo funzionamento e la facile strumentalizzazione da parte dei politici. Come dimostra la reazione sulla inopinabile riforma Fornero. E sulle ripetute regalie distribuite a pioggia a soggetti che non ne avevano alcuna legittimazione. Sulla pelle dei contribuenti onesti e delle future generazioni. Preda di facili demagogie per altrettanto facili consensi elettorali. Ma non è che il meccanismo del nostro sistema democratico sia ormai dannoso?
  7. Paolo Rispondi
    L'articolo conclude dicendo:"Non è la politica a garantire le nostre pensioni, ma il buon funzionamento del sistema economico e dell’occupazione." Questo è il "busillis" italico, saranno i grado di fare ciò i nostri industriali? Saranno in grado i nostri politici di vedere oltre il loro naso?
  8. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    L'articolo dimostra l'incompetenza o se volete la malafede del legislatore italiano
  9. Lorenzo Rispondi
    Sforzo teorico lodevole. Poi spunterà uno che dirà meno tasse per tutti e un altro che griderà contro chi ha fatto partire il contributivo in Italia (in Germania non è mai esistito) e si vedrà che la stragrande maggioranza degli italiani seguirà questi ultimi ...
    • Marisa Manzin Rispondi
      Veramente in Germania esiste solo il contributivo e cioè l'ammontare della pensione statale dipende dai contributi pagati durante la vita lavorativa. Tali contributi vengono trasformati in punti pensionistici che poi vengono moltiplicati per il valore del punto che varia a seconda dell'andamento generale di salari e stipendi di chi ancora lavora. Faccio pure presente che in Germania non esistono le pensioni d'oro perché c'è un tetto contributivo che varia annualmente e che impedisce la maturazione di pensioni enormi. Il tetto nel 2020 è di 6900 euro lordi mensili. L'aliquota è del 18,6% di cui metà paga il lavoratore e metà il datore di lavoro. Se una persona guadagna di più, continua a pagare i contributi pensionistici su 6.900 euro e quindi anche le sue aspettative pensionistiche non aumentano.