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  1. Henri Schmit Rispondi
    Chi ha letto anche solo una parte delle 100 pagine della sentenza ha notato che i richiedenti e quindi il tribunale non biasimano la BCE ma “gli organi costituzionali” tedeschi, Bundesregierung e Bundestag, nonché più di indirettamente la Bundesbank. L’argomento della proporzionalità della politica monetaria è effettivamente inconsistente; mai in mezzo secolo di storia del DM nella repubblica federale qualcuno si è sognato di contestare davanti al BVerfG la Bundesbank per interventi eccessivi o per omissione. La BCE non dovrebbe nemmeno rispondere alla sentenza o ai giudici. Ma i veri destinatari della sentenza sono messi davanti alle loro responsabilità costituzionali. L’Italia farebbe bene ragionare e agire nello stesso modo! Concretamente questo significherebbe che il governo italiano assumesse le proprie responsabilità di definire la politica economica e fiscale appropriata NEL EUROSISTEMA! Significa anche che conviene (!) rispettare le condizioni di convergenza con gli altri paesi. La convergenza costa più a colui che diverge che non a colui che da decenni converge.
    • Daniele Rispondi
      Concordo pienamente! Purtroppo non ho letto la sentenza, ma è chiaro che l'indecisione della politica nel definire correzioni adeguate in armonia con l'eurosistema è un problema principalmente di chi dissipa risorse e diverge in deficit. Aggiungo io, che il caso italiano è aggravato dal modo di fare riassumibile in "tanto siamo così grossi che alla fine la bce qualcosa dovrà fare, altrimenti esplode l'euro e ci perdono tutti".
  2. Daniele Rispondi
    Mi sembra che questo articolo tralasci l'aspetto chiave della questione. Giuridicamente, la Corte tedesca potrebbe anche aver commesso una forzatura. Ma da quando è stato fondato l'euro, l'Italia si è avvantaggiata di un enorme riduzione dello spread e della spesa per interessi, per un lungo periodo di una decina di anni in cui avrebbe potuto fare le riforme. E non ha fatto nulla, mangiandosi centinaia di miliardi. Poi, con la prima crisi nel 2011, i nodi sono venuti al pettine - e i trattati europei sono stati interpretati, in nome della tenuta finanziaria, per concedere con un "whatever it takes" altri anni di risparmio all'italia, questa volta a svantaggio della germania, avvicinando i relativi rendimenti. E l'Italia ha promesso tanto ed effettivamente fatto qualcosa in termini di riduzione della spesa pensionistica. Poi, non appena è passata la nottata... via con quota 100 e reddito di cittadinanza! Ma per quanto tempo questo giochino poteva andare avanti? Indebitarsi sistematicamente più del consentito, sempre a un soffio dalle procedure di infrazione, ogni anno (crescita o no) a negoziare uno zerovirgola di debito in più, con la produttività che stagna da decenni... e poi visto che il debito pubblico Italiano è immenso tanto ci deve pensare la bce altrimenti salta tutto? Ma come possiamo pensare che un'Europa del genere possa andare avanti? Che solidarietà europea è quella in cui usiamo lo spread basso del whatever it takes per abbassare l'età pensionistica in deficit?
    • Pippo Calogero Rispondi
      Concordo pienamente. Aggiungo che i commentatori italiani sono tutti concentrati sull'aspetto giuridico della vicenda, mentre qua la questione che si pone è di sostanza e politica. La sensazione è che il Nord Europa si stia stufando dei nostri isterismi psichiatrici e che si stia preparando all'ipotesi che non ci sia alternativa all'ipotesi di buttarci a mare. Se continuiamo ad andare ai tavoli europei pensando che tutto ci sia dovuto, perché altrimenti ci facciamo saltare per aria, temo che avremo un brutto risveglio.
  3. Marco Ventoruzzo Rispondi
    Apprezzo come sempre la lucida analisi di Baglioni, di cui dico subito che comprendo (per quanto posso) l'argomento e condivido la sostanza. Aggiungo che vi sono buone ragioni per mettere in dubbio anche la logica giuridica dei giudici di Karlsruhe, come messo in luce da Manzini su questo sito e da un ottimo articolo dell'ex avvocato generale della ECJ (https://verfassungsblog.de/some-preliminary-remarks-on-the-pspp-decision-of-the-german-constitutional-court/) e altri. Metto solo in guardia dal liquidare i ragionamenti della Corte come deliri da Azzeccagarbugli, soprattutto se lo si fa considerando solo o quasi le implicazioni economiche. Per quanto esse siano rilevanti in ogni giudizio, a costo di cadere nel formalismo, è giusto che il diritto abbia una sua vita, dei propri valori e parametri, anche per la sua (potenziale) maggiore legittimazione democratica di altri tests, la cui cartina di tornasole non è solo l'economia. In questa prospettiva - e di qui, se vogliamo, anche la "pericolosità" - il giudizio tedesco non è facilmente ignorabile né banale, a costo di creare incomunicabilità tra le discipline, arroccamenti e incomprensioni.