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  1. Pippo Calogero Rispondi
    Riaprono fabbriche e cantieri e ci si stupisce che siano prevalentemente i maschi a tornare al lavoro? Il motivo per cui sono gli uomini a tornare al lavoro è lo stesso per cui oltre il 90% delle morti sul lavoro riguarda i maschi. Il piagnisteo femminista chiaramente non ha mai chiesto quote rosa sui ponteggi, ma solo nei CdA e nelle posizioni apicali. Volete che siano le donne a tornare a lavorare quando si riapre l'edilizia? Mettete loro in mano un badile e una mazzetta da carpentiere, poi però non lamentatevi se le morti femminili sul lavoro sono 4 volte i femminicidi. Mancano 350000 mila lavoratori agricoli? E' la vostra occasione per portare l'occupazione femminile allo stesso tasso di quella maschile. Forza e coraggio.
    • Alessandra Casarico e Salvatore Lattanzio Rispondi
      Non ci siamo stupiti. Ci siamo chiesti quali fossero le implicazioni sul lavoro di cura. E non tutti i giovani sono donne. Quanto alle morti sul lavoro e per femminicidio, sono entrambe una piaga. Il fatto che ci siano morti sul lavoro e che siano uomini non ci fa consolare dei femminicidi (e viceversa).
      • Pippo Calogero Rispondi
        Benissimo, io registro solo il seguente dato: praticamente ogni giorno compare un articolo sulla condizione di vittima del genere femminile in un qualunque contesto sociale, anche quando la cosa è assolutamente strutturale come in questo caso, perché gli uomini sono sovrarappresentati nei lavori pesanti, mentre le donne nel sociale, che ovviamente va tenuto chiuso causa Coronavirus. D'altro canto non mi è mai capitato di leggere nemmeno una riga manco per sbaglio sul fatto che le morti bianche siano una questione, o perlomeno un problema di genere. Mai. La mia impressione è che questo "dibattito" sia diventato profondamente ideologico in senso identitario negli ultimi 10 anni, e la cosa mi rattrista e mi preoccupa. Avanti di questo passo arriveremo ai maschi contro femmine delle elementari.
    • STEFANIA Rispondi
      Per la cronaca in molte fabbriche lavorano anche molte donne che saranno obbligate a restar a casa perché su di loro si scarica la cura dei figli.E sempre per la cronaca, ci sono muratrici, saldatrici, tornitrici e qualunque altra attività che tu possa reputare completamente maschile, comprese autiste di tir e scaricatrici di porto.
      • Pippo Calogero Rispondi
        A me fa piacere se le donne fanno le saldatrici e mi fa piacere pure se fanno la Presidente della Repubblica. Ciò che però si sente invocare a gran voce a reti unificate praticamente quotidianamente è solo la seconda posizione, mentre la richiesta di parità di genere nei lavori umili, faticosi e pericolosi io non l'ho mai vista né sentita da nessuna parte. Questa non è quindi parità di genere, è lotta identitaria per il potere, cui è funzionale una sistematica criminalizzazione del genere maschile e la vittimizzazione della donna in quanto gruppo sociale. Anche in questo articolo si riesce a trasformare la struttura sociale del mercato del lavoro pesante, che peraltro fa comodo a tutte e nessuna femminista ha mai contestato, in un processo di vittimizzazione femminile, come se i maschi avessero la colpa di fare i cottimisti alle prese col Coronavirus. Francamente di queste prospettive sfasciste del tessuto sociale non se ne può più, e non ho ancora capito dove s'intenda andare a parare.
    • De Gregorio Gennaro Rispondi
      Forse non "ci rendiamo" conto che il mondo delle belle parole non ha futuro. Forse molti di quelli che chiamavamo diritti semplicemente non lo erano, oppure lo erano solo in una società che però era oppressa dai consumi.
  2. Giuseppe Rispondi
    Diciamocelo senza mezzi termini: ai giovani è imposto un sacrificio economico ed esistenziale enorme per tutelare la salute dei soggetti più a rischio, gli anziani. Eppure pare non sia socialmente accettabile esonerare dal lavoro gli over 60, nonostante siano le persone in questa fascia di età che rischiano di far saturare gli ospedali. Una riapertura improntata più a criteri ideologici che meramente epidemiologici. Ciliegina sulla torta: non sarà poi mai neanche immaginata ad esempio una temporanea riduzione di tutti gli assegni pensionistici, che potrebbe finanziare maggiore sussidi per i giovani, che sono più colpiti lavorativamente, ma in fondo anche estremamente meno a rischio ed in quanti tali, meritevoli di una qualche compensazione per il sacrificio loro imposto. Non ci sarebbe da stupirsi se nei prossimi anni nascessero forze politiche in cerca di una vera e propria vendetta intergenerazionale, perché l’ingiustizia che si sta per perpetrare è enorme, il vaccino è lontano...
    • Giuseppe Terzaghi Rispondi
      Ecco qualcuno che ha il coraggio di affermarlo: anche questo lockdown, come tanti altri interventi passati, è un po' gerontocratico, ossia avvantaggia gli anziani a discapito dei giovani. Può darsi che sia giusto, io avrei votato a favore. Però è opportuno avere il coraggio di riconoscerlo, prima che ce lo "sbattano in faccia" proprio i giovani.
      • bob Rispondi
        il Paese dei campanili, dei 4 quotidiani sportivi, etc etc adesso si inventa il derby giovani-anziani. Frutto di un "Paese" anarchico, senza programmi ormai da 40 anni. La commedia all'italiana di cinematografica memoria trasformata in realtà quotidiana. Penoso
  3. Michele Masi Rispondi
    Complimenti per le interessanti analisi. La cosa difficile da digerire è che questi effetti distorsivi penalizzanti per donne e giovani non sono il frutto di regole di prevenzione basate su solide evidenze scientifiche. In Italia abbiamo deciso di vietare tutto e di stabilire cosa è consentito fare per decreto. L'incostituzionalità di questo approccio secondo me è palese. Il legislatore dovrebbe indicare chiaramente quali comportamenti pongono un rischio eccessivo per la salute pubblica e vietare quei comportamenti e quelle attività. Vietare tutto ciò che non è consentito fare è pazzesco
    • Amegighi Rispondi
      Se mi consente, anche il suo ragionamento è un po' distorto (nella sua chiara idea) dal nostro modo di pensare. Cerco di spiegarmi. Siamo continuamente alla ricerca della regola, della legge, di ciò che si può fare e di ciò che non si può fare, generando un marasma burocratico e legale inesistente nel resto del mondo. Questo modo di pensare ed agire, è incompatibile totalmente con il rapido mondo moderno che richiede risposte rapide, chiare e semplici (ed efficaci). Lo si vede anche adesso nel caso tragico del Covid-19. Io avrei capovolto il ragionamento. Quali sono i criteri che noi cittadini, RESPONSABILMENTE (cioè a nostra responsabilità) dobbiamo seguire ? Distanziamento sociale, non aggregazione, uso di mascherine (senza però ridurre con questo il distanziamento sociale...servono per salvaguardare gli altri), uso di guanti (in determinate condizioni) e frequente lavaggio delle mani. Detto questo, quali sono le attività compatibili con questo ? Quali lo sono con limitati accorgimenti ? Quali non lo sono per niente ? Siamo NOI che dobbiamo essere responsabili e non per le mani delle regole che ci vengono dette. Se io entro in un negozio dove le regole sanitarie sopra citate non sono rispettate, sono IO che devo uscire od evitare di entrare. Peggio per il negoziante che avrà meno gente. Il concetto di reponsabilità è stato spesso accennato a sproposito come fosse un alibi. Mi ha colpito il sito del governo svedese che dice: la responsabilità è alla base del nostro stato.
      • Pippo Calogero Rispondi
        E infatti la Svezia ha 3 volte i morti per 100000 abitanti della Danimarca e oltre 5 volte quelli di Finlandia e Norvegia. La frase da lei citata nasconde una gestione disastrosa dell'epidemia rispetto ai cugini scandinavi, quantificabile in oltre 1500 morti.