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  1. Markus Cirone Rispondi
    Ci si dimentica sempre che in Italia in estate fa molto caldo e le scuole italiane in genere non hanno ambienti climatizzati. Ho esperienza di insegnamento nei corsi di recupero estivi, il nostro edificio scolastico è esposto al sole (abito in Sicilia), in estate si boccheggia. Riusciamo a svolgere i corsi (con effetti in genere modesti) solo perché 1) abbiamo non più di 15 alunni in aula, 2) teniamo un ritmo più basso 3) uno studente recupera in genere 2-3 materie al massimo. Pensare di andare tutti a scuola per 5 ore al giorno tutti è impensabile. Con le mascherine poi ... già stamani sudavo sotto la mascherina quando sono uscito a fare la spesa.
  2. Giuseppe Rispondi
    Le scuole già normalmente fanno i recuperi estivi nelle materie dove gli allievi evidenziano più difficoltà. Gli insegnanti non impegnati negli esami cominciano qualche settimana dopo la fine della scuola, dopo aver espletato le normali attività di conclusione dell'anno scolastico. Seguono altri corsi di recupero dopo la metà di agosto e alla fine di agosto (inizio di settembre) si tengono le prove per il recupero delle insufficienze.
  3. Massimo Rispondi
    In teoria è tutto giusto però dobbiamo tenere in considerazione che la maggioranza degli studenti venivano già promossi senza averne titoli. Bocciare non si può piu', è rarissimo! Finzione per finzione, visto il momento eccezionale, promuoviamo tutti, tanto a quasi nessuno interessa formare i ragazzi. Lo scopo della scuola è dare lavoro agli adulti. Il resto è teoria.
  4. Matteo Rispondi
    Analisi condivisibile; soluzione proposta impraticabile. Per buone ragioni, le scuole sono state tra le prime attività ad essere sottoposte a misure restrittive e saranno tra le ultime ad abbandonarle. Lo scenario più realistico in questo momento è che tali misure si protrarranno in qualche forma più debole oltre l’inizio del prossimo anno scolastico. Pertanto nessuna possibilità di attività didattiche in presenza nel corso dell’estate; senza parlare dei costi degli straordinari per i docenti disponibili a rinunciare alla loro trentina di giorni di ferie fruibili solo dopo il termine ufficiale delle attività didattiche (analogamente a quanto accade per operatori sanitari la cui abnegazione risulta comunque retribuita).
    • Mattia Rispondi
      Molti elementi condivisibili. Teniamo presente però anche le banalità: pur con 2.300 mld di debito, abbiamo le aule sostanzialmente impraticabili da giugno (vado a memoria). Se si "deve" andare a scuola a luglio bisogna pensarla bene, per evitare che finisca a gavettonate
  5. Fabrizio Fabi Rispondi
    Sono completamente d'accordo ! Il principale ostacolo ai "recuperi" estivi mi sembra l'intenzione diffusa, anche nelle "autorità", di "mandare la gente in vacanza". Oltre all'aspetto populistico, credo ci sia l'intento di non creare ulteriori difficoltà al comparto turistico. Meglio sarebbe convocare a scuola gli alunni, a turno, un paio di volte a settimana, per farli parlare con i docenti; così anche chi non ha il computer a casa e non ha sostegno dai genitori, potrebbe avere un minimo di indirizzo e supporto. Ammesso di conservare la pausa estiva, meglio poi sarebbe riprendere a settembre, fino ai primi di ottobre, con esami a metà ottobre. Nuovo anno scolastico dai primni di novembre.
  6. Leonardo Bargigli Rispondi
    Come mai viene improvvisamente dimenticata la parola "incentivo"? Tutto si può fare ma prima di tutto lo Stato come datore di lavoro deve cambiare atteggiamento verso i propri dipendenti (sanitari E docenti), a partire da un giusto riconoscimento economico proporzionale al maggiore impegno richiesto.
  7. Pier Giorgio Visintin Rispondi
    Avete/hanno fatto indagini significative rivolte agli studenti, sarebbe il caso di indagare nella direzione degli insegnanti, per valutare quanta disponibilità ci sia in tal senso: annullare, accorciare le vacanze estive da parte degli insegnanti, personale periferico e ministeriale. Sono almeno curioso, e mi pongo in atteggiamento speranzoso, nel senso indicato.