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  1. Marcello Sabioneta Rispondi
    Esiste qualche studio sul numero dei guariti? In Italia è incredibilmente basso rispetto a paesi come Francia e a Germania dove l’epidemia è scoppiata anche dopo.... sarebbe interessante approfondire
    • Francesco Furno Rispondi
      Condivido, sono domande fondamentali. Tuttavia, non saprei dirle. Tenga presente che se si identificano casi relativamente piu' gravi (come succede in Italia rispetto a Germania), e' chiaro che questi hanno una minore probabilita' di sopravvivere. Quindi a parita' di casi rilevati in Italia e Germania, l'Italia registrera' meno guariti. Non so dirle oltre...
  2. TIBERIO DAMIANI Rispondi
    Per concludere, davanti ad una pandemia le risposte sono state non omogenee e quindi scarsamente confrontabili. Se vogliamo trarne una lezione, forse è necessario che ci sia una miglior organizzazione decisionale, non solo per quanto riguarda le misure economiche o comportamentali collettive e personali, ma anche per quanto riguarda un corretto comportamento diagnostico, per poi farne seguire un adeguato comportamento preventivo e curativo.
    • Francesco Furno Rispondi
      Grazie per gli interessantissimi commenti. Sono d'accordo con lei: dati disomogenei e che riflettono pratiche diverse. Rimango pero' dell'idea che il punto di partenza sia l'analisi dei dati disponibili: vediamo cosa ci dicono e poi iniziamo a ragionare su quali sono i problemi dei dati e cerchiamo di portare aggiustamenti. Bisogna partire da qualcosa, altrimenti sono solo opinioni soggettive. Per quanto riguarda il suo commento "Inoltre, 'presumere' che ad ogni caso identificato si possa far corrispondere un certo numero di casi non riconosciuti perché non testati, ma "considerabili" positivi, non ha molto di scientifico.", non sono d'accordo. Noti che stimo i casi effettivi sulla base dei decessi registrati, perche' sembra che i decessi sia la variabile misurata con piu' accuratezza (anche se ci sono dei problemi). ignoro quindi i casi rilevati nella procedura. Quest'ultima restituisce una stima corretta sotto certe 'ipotesi', che condivido con lei potrebbero non essere rispettate, anche se non ho potuto delinearle tutte perche' non e' questa la sede. La procedura non e' meno scientifica di quelle che vede nelle centinaia di analisi in cui viene simulato l'andamento dell'epidemia con delle equazioni differenziali i cui parametri sono praticamente sconosciuti ex-ante. Grazie ancora per i suoi commenti.
  3. TIBERIO DAMIANI Rispondi
    Grazie per queste informazioni. Tuttavia mi sembra che ci sia una serie di problemi, normali in quanto affrontiamo una pandemia mondiale per la prima volta dopo un secolo, quindi il nostro apparato informativo è ovviamente limitato dalla distanza temporale. Questo fattore può forse spiegare le incertezze riscontrabili nello sviluppo della risposta, locale e generale. nello specifico dei test (tamponi) non abbiamo dati omogenei perché non sono stati effettuati (in Italia, ma forse anche altrove) con criteri omogenei. Sintomatici gravi? Lievi ? Allargare la ricerca ai familiari e ai contatti (quale è la misura del contatto?) dei positivi, non ha avuto un andamento codificato ed omogeneo. Inoltre, "presumere" che ad ogni caso identificato si possa far corrispondere un certo numero di casi non riconosciuti perché non testati, ma "considerabili" positivi, non ha molto di scientifico. Inoltre, da un punto di vista semplicemente clinico, le risposte sono state molto diverse, tra regione e regione, vale a dire prevenire fin quando possibile la ospedalizzazione ha comportato un'ovvia progressione della gravità, mentre in altre regioni si è preferito anticipare l'aggravamento ricorrendo alle cure ospedaliere non in condizioni estreme. Infine, i vari protocolli sui farmaci, richiederanno tempo per mostrare risultati confrontabili. per non parlare della temibile possibilità di reinfezione. resta ancora molto da studiare, in modo meno disomogeneo
  4. bob Rispondi
    la realtà Inconfutabile venuta fuori da questa triste vicenda è la penosa e vergognosa figura delle Regioni, della follia localistica- regionale che non solo ha messo a repentaglio la vita degli operatori ( i veri eroi) ma ha fatto fare a questo Paese un figura pessima a livello mondiale. Con tutto il rispetto per il suo lavoro vorrei chiederle: se l'ultimo Comune della provincia di Verona prima di Mantova è primo nel fare i tamponi e Mantova risulta ultima nel farli, può dirmi per il sistema - Paese nel suo complesso quale è il vantaggio? A parte la patetica, penosa campagna elettorale praticata da politici che " giocano a fare " Il Governatore" (come noi da ragazzini giocavamo a fare il dottore o l'aviatore) oppure alla sceneggiata di bloccare spedizioni di macchinari da un territorio ad un altro, per non parlare di Comuni limitrofi con protocolli completamente opposti. Forse qui non si è capito che o il Paese ritrova come nel dopoguerra un Governo nazionale e un sistema di programmazione degno di un vero Sistema -Paese oppure saranno guai seri per tutti. Non rendersene conto è gravissimo. Aldilà delle accuse, spesso veritiere, che si fanno ai partners Europei di scarsa solidarietà, sono convinto che fidarsi di una " babele" di territori ognun per se..sia veramente difficile per loro
    • Amegighi Rispondi
      Mi congratulo sinceramente con Lei. Ha colto pienamente il punto. Posso concordare con l'autore dell'articolo riguardo al discorso "logistico" sul numero di tamponi fatti. Tuttavia, se mi posso permettere da medico, qui il punto fondamentale del discorso è l'aspetto epidemiologico. Cioè quanto il virus "salta" da una persona all'altra, come si può impedire che faccia questo "salto", e come si possono isolare quelli da cui il virus può "saltare" ad altri. Solo così si blocca l'epidemia. Se pensate al vaccino altro non è che un sistema per impedire che il virus "salti" da una persona all'altra. Senza vaccino dobiamo ricorrere alle misure di cui sopra. Il discorso Ospedali e ICU, è invece a valle del "salto" e riguarda le persone già infette che vanno ovviamente curate in posti sicuri per loro e per chi li accudisce. Ma è un discorso che viene a valle e che risente chiaramente di quello che succede a monte. Se non controlliamo i "salti", i sistemi sanitari anche di primo livello mondiale, vanno in sovraccarico con tutte le conseguenze che ne seguono, compresa quella di dover decidere a chi somministrare le cure più estreme. Pertanto l'deale, assieme all'isolamento sociale, sarebbe la ricerca a tappeto degli infetti, con quanti più test possibili e soprattutto, come giustamente dice Lei, organizzati nel modo migliore possibile. Qui sarebbe utile per i conoscitori delle scienze sociali dare una mano. Riguardo poi allo studio influente....ce ne sono parecchi tra i 19000 recensiti.
    • Francesco Furno Rispondi
      Grazie per i vostri commenti, mi sembrano punti di vista piu' che validi, su cui pero' l'articolo ha poco da dire. Ho semplicemente cercato di analizzare i dati per capire come valutare chi fa piu' test, e se le differenze possono riflettere la mancanza di risorse, tutto sulla base dei dati disponibili. L'articolo non offre una risposta definitiva su quale sia la politica sanitaria nazionale/regionale da seguire, su chi sia piu' competente, su chi abbia sbagliato. Sono pero' convinto che se si vuole cercare di capire chi ha fatto bene e chi ha fatto male, bisogna partire dai dati altrimenti anche le tesi piu' valide rischiano di rimanere inascoltate.
      • Lorenzo Rispondi
        Egr. sig. Furno lei ha del tutto ragione (col senno del poi); I dati sono letti dopo quello che gli italiani a più riprese hanno deciso: [da Wikipedia per l'inizio "Il referendum costituzionale del 2001 in Italia si è svolto il 7 ottobre 2001. È stato il primo referendum di tale tipologia nella storia repubblicana; ed aveva ad oggetto la modifica il Titolo V della parte seconda della Costituzione della Repubblica Italiana venne approvato con il 64,2% dei voti a favore con affluenza attestata al 34,1% dei votanti."
    • Giulio Rispondi
      Bello e interessante l’articolo ma il problema di base sono i dati, quelli sono i tamponi fatti, ma quanti sono quelli analizzati? Per fare tamponi si impiega poco tempo e poca spesa, il costo più ingente, sia monetario che lavorativo, è la fase di analisi del tampone con i reagenti. Cosa che viene fatta nei laboratori, ogni regione ne ha un numero diverso e una diversa capacità di analisi. I dati del “numero dei tamponi fatti giornalieri” si traduce sul “numero di tamponi analizzati” circa 5/7 giorni dopo. Sarebbe interessante una ricerca sulla capacità, di ogni regione, di analizzare i tamponi e di capire quale sia la media che vanno “dispersi” per danneggiati o non validi. Grazie
      • Francesco Furno Rispondi
        Condivido le sue preoccupazioni. La soluzione ideale sarebbe che il ministero condividesse i dati dettagliati, che hanno ma decidono di tenere privati. Se fossero resi disponibili dati dettagliati le assicuro che si saprebbe in 3 giorni cosa sta succedendo, chi sta facendo bene e chi sta facendo male. Forse e' proprio per questo che non li pubblicano.