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  1. ettore palestini Rispondi
    Avendo a disposizione una mappa dei vari contagi per provincia, sarebbe utile confrontare mortalità e particolato delle aree interessate. Non il biossido di azoto ma il particolato in quanto potrebbe veicolare il virus direttamente negli alveoli, con l risultato di una maggiore carica infettiva.
  2. Gabriele Rispondi
    Se si prende in considerazione il tasso di positività sui campioni (positivi/numero di campioni) si può vedere che questo varia notevolmente tra regioni, e guarda caso è perfettamente correlato con il tasso di letalità a livello regionale, tanto da spiegare quasi per intero la sua variabilità. La "quarta ipotesi" è che probabilmente la differenza del tasso di letalità tra regioni è semplicemente dovuta ad un rapporto maggiore tra contagiati reali e contagiati "certificati". Controllate bene
  3. Andrea Rispondi
    L'articolo evidenzia un problema di posti letto in Terapia intensiva. Il fabbisogno di terapia intensiva potrebbe essere sottostimato rispetto al dato reale non solo per mancanza di posti letto ma anche per carenze del sistema di sorveglianza sanitaria e pronto soccorso. Facendo un semplice calcolo per Italia basato sull'indice di letalità a Wuhan per la pop oltre 60 anni (2,6 % positivi) si ottiene 546mila contagiati effettivi in Italia (contro 120 mila attuali) e (secondo attuale distribuzione per gravità malati in Italia) un fabbisogno di terapia intensiva di 19 mila, contro gli attuali 4068 ricoverati in TI (dati 3 aprile). Tre quarti del fabbisogno non sarebbe soddisfatto.
    • Marcello Rispondi
      I dati si Wuhan sono inattendibili. Non è assolutamente credibile un numero di morti e di contagi così esiguo nel luogo dove l'epidemia si è sviluppata e ha circolato per almeno due mesi tra 16 mln di persone, prima di essere identificata. E 'un'opinione condivisa suffragata da alcuni indizi come le decine di migliaia di urne cinerarie riconsegnate ai parenti delle vittime di Wuhan. Quindi fare delle stime su questi dati mi sembra azzardato. L'indice di letalità si basa su contagiati e decessi, come può esser preso per buono se crediamo che entrambi siano sottostimati, ma di molto?
  4. marcello Rispondi
    il veneto 8% contagiati su 133k di tamponi. C'è un resufo nel commento.
  5. marcello Rispondi
    Vorrei ricordare a tutti che quello che stiamo vivendo non è un cigno nero, ma un evento atteso, con una probabilità non così diversa da quella che un cittadino medio di un paese qualsiasi del G8 ha di morire ogni anno. Vorrei anche aggiungere che l'art 191 del TFEU prevede l'applicazione del Principio di Precauzione, su cui anche su questo sito si è lungamente discusso. Ovviamente la Commissione Europea, che pure ha emesso una comunicazione (Comm2000), anche se sollecitatta dal gverno italiano si è ben guardata da applicare, con i risultati che tutti vediamo. Ciò premesso, tornando al modello, credo che gli unici dati attendibili siano quelli coreani che indicano un case fatatlity ratio di 1,2 e un Ro tra 2 e 3. I dati disponibili sulla lombardia sono semplicemente incoerenti e inutili. I morti anagrafici sono diversi (quanto?) da quelli delle prefetture, i contagi nessuno li conosce, gli asintomatici nemmeno non capisco che modello si possa fare. L'unico dato certo mi sembra quello sui due modelli di gestione: quello veneto e quello lombardo, il primo di discriminazione e chiusura a monte, il secondo di cura a valle. Il risultato pur con i distinguo territoriali mi sembra evidente in termini di efficacia. Il resto sono congetture e se devo azzardarne una, dopo aver visto i video sulle metro di Milano e considerato che i tamponi fatti sono 141k (35% positivi) su 10 mln mentre in veneto 133k (33% positivi) su su 5 mln: che i contagiati siano molte centianai di migliaia?
    • Raoul Rispondi
      Ma se i posti in TI in Lombardia sono 1.600, e il picco di pazienti in TI è stato di 1.381 il 3 Aprile, si spiegano ancora i due modelli con e senza vincolo attivo di 3.000 posti ipotetici? Sono numeri che posso confermare l'ipotesi che la mortalità così alta sia dovuta anche al numero insufficiente di posti letto? Grazie.
  6. Lilligigio Rispondi
    Apprezzabile lo sforzo di analizzare i numeri della Lombardia, ma essi sono semplicemente inaffidabili. La verità è che probabilmente decine di migliaia di casi di soggetti che hanno avuto un decorso al di fuori delle strutture sanitarie, senza esser mai sottoposti a tampone o altri esami volti ad acclarare il contagio, non sono rilevati dai numeri che quotidianamente vengono forniti. Il dato è da intendere così: i guariti sono ad oggi 13.020, i decessi 8.311, con un margine di errore che potrebbe variare da 30.000 ad 80.000 o forse più sui primi, da 3.000 ad 8.000 sui secondi.
  7. Paolo Bertoletti Rispondi
    Sarebbe interessante sapere se il modello utilizzato possa teoricamente spiegare la differente mortalità tra Italia, Germania, Giappone e Corea.
  8. SEBALDO Rispondi
    Un parametro che manca nel modello è la percentuale di decessi di pazienti COVID ricoverati in terapia intensiva. En passant, non ricordo se in una delle conferenze stampa della Protezione civile, ho sentito dire che in realtà una buona parte dei pazienti muore PRIMA di arrivare alla terapia intensiva. Credo sia molto importante, quindi, conoscere questo dato per corroborare, o meno, il vostro interessante modello.
  9. Paolo Parrini Rispondi
    Analisi interessane ma, come tutte le analisi fondate sulle correlazioni numeriche, rappresenta al massimo un indizio della plausibilità di un'ipotesi. PE chi ci dice che le cure nelle settimane non migliorino? E chi ci dice che i pazienti più a rischio diminuiscano nel tempo a causa dell'effetto della letalità alta iniziale? Questa ultima ipotesi potrebbe essere plausibile se si considerassero realistiche le ipetesi di Foresti (o comunque meno lontane dalla realtà). Comunque, Meglio cominciare a ragionare sui numeri anche perché, come molti osservatori dicono, la sottostima della mortalità del COVID in Lombardia fa pensare ad un contagio maggiore (nella regione più dinamica e popolosa d'Italia) di quanto si immaginava e forse più vecchio di quanto si immaginava. Inoltre, con deduzione forse anti intuitiva, il ricorso all'ospedale (soprattutto nelle prime settimane) è stato fonte di contagio e di aggravamento dello stesso (in presenza di inesperienza, mancanza di terapie minimamente testate, condizioni cliniche spesso incompatibili con la facilità di trasmissione del Virus stesso). Buon lavoro ai ricercatori
    • Demetrio Rispondi
      La Lombardia da censimenti alla mano è una regione più giovane di molte altre e si trova al di sotto dell'età media nazionale. In particolare Bresca,Bergamo e Milano sono le province meno "vecchie". E' la più popolosa ma ha anche più di 6 posti letto ogni 1000 abitanti, le altre regioni ne avevano meno all'inizio dell'emergenza. Il personale non è stato sufficente anche perchè il personale costa e alcuni operatori sanitari tengono famiglia e tengono alla propria pelle come in guerra come nel resto delle altre regioni. Più contagiata perchè più dinamica è una storiella di fantasia visto che il virus non conosce frontiere e non conosce limiti orografici, basta pensare come abbia valicato le Alpi e sia stato presente in luoghi più lontani del Sud Italia come Malta o più lontani della Francia come la Groenlandia...Ancora all'ISS sono convinti che al sud il contagio sia stato minore che in Lombardia oppure che il contagio sia stato minore in Lombardia rispettoa al Veneto...da morir da ridere...
  10. kaleb Rispondi
    anche le molte delle persone curate in ICU muoiono, nella girandola di numeri ho letto anche 1 su 2; lo scenario con posti ICU sufficienti ne tiene conto?
  11. Federico Di Mattei Rispondi
    Se la premessa è che i ricoveri ospedalieri sono quadruplicati, mentre quelli in TP sono “solo” triplicati, dovremmo aspettarci un 25% di accessi in più in terapia intensiva. Circa 400 al giorno. Considerando che la mortalità in questo reparto è prossima al 60% (dati Regione Lombardia) e che i pazienti per cui si esclude rianimazione sono quelli con prognosi più infausta, questa stima mi sembra, in tutta franchezza, fortunatamente molto lontana dalla realtà.
  12. Nicola Rispondi
    Oltre ai motivi da voi elencati potrebbe essercene un altro: la Lombardia è una delle zone più inquinate al mondo. La qualità dell'aria in Lombardia è pessima (Milano e Brescia su tutti). Sarebbe interessante veritificare se i cittadini lombardi negli anni scorsi hanno accusato patologie respiratorie superiori alle altre regioni. Il covid-19 attacca il sistema respiratorio, quindi i lombardi potrebbero avere diverse immunitarie peggiori rispetto agli altri.
  13. Fabrizio Bernardi Rispondi
    Contributo interessantissimo, grazie. Tre domande: 1. i posti letto disponibili in terapia intensiva in Lombardia sono 1.600 (fonte Ministero della Salute, citato in #truenumbers). Quindi il vincolo reale non dovrebbe essere ancora stato raggiunto. Che vincolo si usa nel modello? 2. e' possible quindi che siano cambiati i criteri di ammissione alla TI in senso più restrittivo durante le settimane di marzo? Esiste evidenza in questo senso? Bisognerebbe forse chiedere ai primari di TI. 3. Infine se la non ammissione alla TI e' casuale e dovuta al vincolo dei posti (e non ad altri criteri come l'eta' o l'avere patologie previe) e se vengono ricoverati in TI i pazienti più' gravi (come sembra plausibile), si dovrebbe osservare un aumento della mortalita' fra i ricoverati non in terapia intensiva, ma non fra quelli in terapia intensiva. Giusto? Esistono dati per testare questa congettura?
    • Demetrio Rispondi
      "(e non ad altri criteri come l'eta' o l'avere patologie previe)" se l'ammissione non avviene con questi criteri allora perchè esiste un protocollo che cita proprio i suddetti criteri?: http://www.siaarti.it/SiteAssets/News/COVID19%20-%20documenti%20SIAARTI/SIAARTI%20-%20Covid19%20-%20Raccomandazioni%20di%20etica%20clinica.pdf
  14. toninoc Rispondi
    Il fatto che questi giorni, diversi pazienti siano stati trasferiti in altre località anche all’estero (in Francia) è l’evidenza che i posti in terapia intensiva disponibili in Lombardia e nelle regioni vicine erano tutti occupati e quindi insufficienti per un’emergenza quasi improvvisa di questa portata. Questo potrebbe spiegare anche i tanti decessi avvenuti nelle case di riposo che alla fine ingrosseranno di numero il totale in tutto il territorio nazionale. Il rimedio è sicuramente quanto fatto nella fiera di Milano che sarà utilissimo per tutto il periodo dell’emergenza. Tanto di capello agli esecutori. E’ auspicabile che dal dramma vengano degli insegnamenti soprattutto per quelle regioni dove molti amministratori politici probabilmente non sanno neanche cosa sia un respiratore o una sala di rianimazione. Ai più bravi (i meno sprovveduti) e consigliabile un bagno di umiltà ed il riconoscimento degli errori. La richiesta i dimissioni no, sarebbe inutile. Stiamo a casa. Non buttiamo via il nostro impegno.
    • Lorenzo Rispondi
      È evidente che è stata operata una scelta fra chi tenere in vita e chi lasciar andare [https://www.lavoce.info/archives/64517/scelte-in-corsia-i-criteri-per-guidarle/] dovuto a scarsità di mezzo. Per il periodo di emergenza basta il lavoro fatto con le squadre e con i mezzi dell'esercito. Gli ospedali privati (che magari poi chiederanno la convenzione) lasciamoli a chi ha soldi per sostenerli.
  15. Savino Rispondi
    Non all'altezza la sanità autonomista e del business creata da Formigoni in un contesto dove incidono molto anzianità, mobilità e stili di vita.