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  1. Andrea Casini Rispondi
    Scusate la mia capacita' di apprendere e il mio giudizio terra terra.Ma, spero di non sbagliare,l'articolo afferma che l'operato di un governo dx o sx si vede solamente a distanza di anni e sono daccordo.Esempio:l'effetto della legge sulle baby pensioni (governo Rumor 1973) due o tre anni dopo l'emanazione poteva essere considerato anche positivo ma solamente 30 anni dopo ci siamo resi conto di quanto e' stato disastroso.Ad oggi ci costa 7,5 mld l'anno e considerando come sta' messo il nostro povero stato...quello era un governo di centro per me piu' spostato a dx che non a sx. Per concludere sarebbe stato bello avere esempi concreti e conprensibili a tutti.Grazie p.s. e poi ...sempre questi termini in inglese!!!!
  2. Henri Schmit Rispondi
    Condivido alcuni giudizi e la tesi generale circa l'evidente pertinenza dell'alternativa DX-SX per definire le politiche sociali e del lavoro. Ma l'analisi ignora fattori importanti. Le conclusioni sono pertanto incerte. 1. Le politiche considerate non si possono sempre ordinare isolatamente sull'asse DX-SX: p.es. per garantire i dipendenti devo prima garantire le aziende in modo che investano e assumano per poter pagare salari alti e riconoscere altri benefici. Quale contratto di lavoro e quale diritto di risolverlo tutela meglio questi interessi (sociali e del lavoro)? Ma supponiamo il problema risolto. 2. Non capisco il nesso fra preferenze degli elettori, promesse elettorali, ideologia dei partiti, tre cose diverse, e politiche effettive. La rappresentanza politica è più complessa. Quella liberale (è un'ideologia) è diversa. Non si eleggono programmi o partiti (come vorrebbero i populisti e i partiti) ma persone libere, capaci e responsabili. Non l'applicazione del programma elettorale di un contratto di coalizione, ma il dibattito pubblico, trasparente, razionale, aperto alle ragioni di coloro che hanno studiato la questione, determina le politiche. 3. La distinzione fra responsibility ed accountabilty è fumosa e fuorviante. 4. Con partiti (strutture di potere) ormai liquidi non vedo come l'obiettivo possa essere verificato sul campo.
    • Fedra Rispondi
      Ti ringrazio davvero per aver letto l'articolo con attenzione e per aver formulato commenti. L'articolo prova a riassumere in forma divulgativa i contenuti di uno studio più tecnico (link: https://rdcu.be/b09XQ). Provo a rispondere ad alcuni dei punti. 1. Il modello statistico richiede necessariamente di operare una semplificazione della realtà. Come giustamente cogli, le politiche effettive sono operazionalizzate come outcome distinti, quando invece nella realtà ci sono forti legami. 2. In scienza politica assumiamo spesso che l'elettore razionale scelga il partito che più si avvicina alle sue preferenze. In questo studio, indago il legame tra la posizione ideologica degli esecutivi e le loro scelte di policy. Per un'analisi del legame tra preferenze degli elettori e posizioni dei partiti, posso segnalarti questo mio articolo: https://naspread.eu/it/contributi-it/articoli-it/come-votano-outsider-disoccupati-precari-freelance.html. 3. Ho seguito la distinzione classica tra accountability e responsiveness. In termini sostanziali, anche io credo che sia più rilevante la seconda. Hai certamente ragione nel sottolineare come la qualità dei rappresentanti e del dibattito tra questi influenzi l'esito del loro operato. Nannicini ha scritto cose interessanti su questo. 4. Come scienziata politica, il mio lavoro è proprio questo. Weber non avrebbe nulla da ridire sulla definizione di partiti come strutture di potere ;) Grazie per i commenti dettagliati!
  3. Piero Borla Rispondi
    Questo studio rivoluziona l'impostazione tradizionale del rapporto fra elettori e rappresentanti. Per afferrarne compiutamente la sostanza occorre una illustrazione dettagliata di qualche caso concreto
    • Fedra Rispondi
      Ti ringrazio per il commento positivo e condivido il tuo suggerimento. L'analisi statistica di numerosi casi aiuta a formulare affermazioni robuste e valide, ma risulta fredda. Va arricchita con l'analisi in profondità di casi specifici.
  4. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    Non ho capito se l'effetto è stato testato anche sui governi di sinistra. Sebbene non mi risulti che negli ultimi 30 anni governi di sinistra abbiano governato a lungo qualche paese democratico. Non ritengo possano definirsi di sinistra i governi guidati da Prodi, Amato e soci. Quindi mancherebbe la controprova. Comunque l'idea che guida lo studio è interessante.
    • Fedra Rispondi
      Caro Giuseppe, ti ringrazio per la lettura e per il commento. La variabile di interesse che misura la partisanship è una variabile continua (ottenuta a partire da expert surveys e dall'analisi dei manifesti elettorali dei partiti di governo) e coglie lo spostamento marginale dell'esecutivo verso destra. Più dettagli su questo nell'articolo scientifico. Lo studio è comparato su 19 Paesi OCSE e nell'arco di tempo considerato ci sono stati anche esecutivi di centro-sinistra. Dal tuo commento colgo un interesse per il caso italiano. Su questo in particolare, ti segnalo un mio precedente studio: https://www.lavoce.info/archives/58292/governi-e-spesa-pubblica-la-palude-esiste/ Grazie ancora per l'attenzione!