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  1. GiorgioIV Rispondi
    Leggere l'articolo di A.Brambilla sul Corriere. it di oggi, molto istruttivo quanto a fake news sui presunti privilegi dei pensionati veri (di coloro cioè che hanno pagato regolarmente i contributi e anche le imposte, per loro e per gli altri, e che ora vengono considerati addirittura privilegiati..). Molte pseudotesi semplicistiche verrebbero demolite.
  2. toninoc Rispondi
    Argomento molto spinoso questo del sistema pensionstico che secondo i punti di vista mette in netta contrapposizione il variegato modo dei pensionati con quello dei lavoratori attivi. Tra i pensionati ci sono quelli che sono andati in pensione a 40 anni di età con 16 anni di contributi( privilegio degli statali)con pensione di tipo retributivo e quelli che pur lavorando ben oltre i 35 anni previsti, non avendo versato tutti i contributi, hanno una pensione integrata al minimo. Ne secolo scorso si discuteva di Jungla retributiva senza nessun risultato positivo. Ora si discute di jungla pensionistica nella speranza illusoria che i politici trovino una soluzione .Speriamo la meno peggio.
  3. Carla Facchini Rispondi
    Trovo l'articolo molto interessante, perché sposta, correttamente, l'attenzione dall'importo delle pensioni al rapporto tra pensione percepita e contributi versati. Evidenzia, cioè, che pensioni di importo modesto, ma per il quale sono stati versati ancor meno contributi possono, in realtà, gravare sul bilancio INPS, e quindi sulla collettività, più di pensioni di importo elevato, ma cui corrispondano contributi adeguati.
  4. amadeus Rispondi
    "Non sono infine i percettori di redditi elevati ad avvantaggiarsi di più di questo tipo di trasferimento, a causa del fatto che il rendimento dei contributi versati risulta decrescente al crescere del reddito all’interno della formula retributiva." L'affermazione andrebbe qualificata meglio, perchè in ultima analisi è falsa. O meglio è vera in termini relativi (perchè gli indici di cui scrivete sono tutti dei rapporti tra benefici ottenuti e contributi versati, ma è falsa in termini assoluti perchè se il sistema 'regala' 1000 euro a chi ne percepisce 10000 l'indice sarà 1.1, mentre se regala 300 euro a chi ne percepisce 1000 l'indice sarà 1.3.
    • Carlo Mazzaferro Rispondi
      Salve Amadeus, il sistema retributivo ha una formula di computo della pensione tale per cui il coefficiente di rendimento è pari a 2% per ogni anno di contribuzione solo fino a 47 mila euro di retributzione pensionabile. Per la parte eccedente il coefficiente si riduce. Questo significa che il tasso di sostuzione è decrescente, a parità di altri fattori, al crescere del reddito e questo si ripercuote sulle misure e rende effettivamente progressivo il sistema retributivo, caratteristica che si per nel contributivo. Carlo Mazzaferro
  5. Pietro Brogi Rispondi
    Il sistema politico italiano, di tutte le tipologie che ha governato e sta governando non ha mai affrontato con equità il sistema pensioni: basta dire che l'adeguamento delle pensioni viene tagliato allo stesso modo sia alle pensioni retributive sia a quelle anche totalmente contributive, per queste ultime quindi il coefficiente andrà sotto il valore uno: 'agli zoppi grucciate'......
  6. EMILIO Rispondi
    PER POTER RIDURRE LA SPESA PENSIONISTICA GLOBALE CON EQUITA' TRA TUTTI (MASCHI, FEMMINE, GIOVANI, ANZIANI ECC.) BISOGNA TROVARE IL METODO PER RENDERLA COMPARABILE NON GLOBALMENTE MA PER IL SINGOLO CITTADINO ALLE SUE CONTRIBUZIONI. A MIO MODESTO AVVISO NON SI PUO' OTTENERE EQUITA' SE NON SI RIVEDONO I COSIDDETTI DIRITTI QUESITI OVVERO LE PENSIONI DI CHI COME EVIDENZIA QUESTA ANALISI HA GIA' ABBONDANTEMENTE RICEVUTO MOLTO DI PIU' RISPETTO A QUANTO HA CONTRIBUITO SOPRATTUTTO RISPETTO AD ALTRI. LA VERA MODIFICA COSTITUZIONALE DOVREBBE ESSERE QUESTA!! INOLTRE ANDREBBERO RIVEDUTE ALCUNE "OPPORTUNITA'" GARANTITE DA REGOLE NON SEMPRE EQUE COME LA PENSIONE DI REVERSIBILITA' E TANTI ALTRI (AD ES. I PENSIONAMENTI ANTICIPATI POSTI A CARICO DELL'INPS E QUINDI DI CHI DEVE ANCORA LAVORARE). FUORI DA QUESTO CONTESTO TUTTE LE MANOVRE SARANNO SEMPRE UN MODO PER SCARICARE SU CHI ANCORA LAVORA QUANTO E' STATO - SPESSO INOPINATAMENTE - GARANTITO A CHI NON LAVORA PIU' E IN QUALCHE CASO NON HA MAI LAVORATO O MOLTO POCO.
    • GiorgioIV Rispondi
      Perché non legge l'articolo su "Economia", riportato da Corriere.it di oggi 12 febbraio, in cui si evince che circa il 50% delle pensioni in essere non hanno coperture previdenziali versate e quindi sono a carico dell'altra metà dei pensionati (e non versano oltretutto Irpef perché pensioni di tipo assistenziale)? Questi ultimi, pur avendo versato regolarmente i propri contributi pensionistici (il 33% dello stipendio lordo) ora vengono fatti passare per privilegiati: basti pensare a come l'Istat abbia comunicato recentemente il dato per cui la spesa per i redditi pensionistici (sic!) sarebbe aumentata negli ultimi 20 anni del 70% contro il 35% di aumento per i redditi da lavoro, ingenerando nei poco informati la comvinzione che quello sarebbe stato il livello di aumento delle pensioni nel periodo considerato. Salvo poi precisare che quel dato si riferisce in realtà al complesso della spesa pensionistica, comprensiva, ad es., di quel 50% di pensioni totalmente non coperte da contributi previdenziali versati. Stiamo molto attenti quinid a fare generalizzazioni indebite, etc.
      • EMILIO Rispondi
        Caro Giorgio IV, quando scrivi ".. e quindi sono a carico dell'altra metà dei pensionati.. " commetti un piccolo errore: sono a carico degli attuali lavoratori!!! (chi sta già in pensione NON si fa carico proprio di nulla e comunque anche se chi sta in pensione ha versato i contributi NON significa che la sua pensione se la sia pagata … basta pensare alle pensioni date con 16 anni di lavoro...
        • GiorgioIV Rispondi
          Egr.Emilio, quando scrivo "sono a carico dell'altra metà dei pensionati..." intendo dire che chi sta già in pensione (quella coperta ovviamente da numero adeguato di anni di contribuzione) certo non paga più i contributi (che peraltro ha pagato in proporzione alla propria retribuzione...forse doveva pagare di più , invece che il 33%, magari il 50%?) ma paga evidentemente anche le conseguenze del fatto che la prima metà non ha pagato nulla o poco. Infatti vede ridotto significativamente, anno dopo anno, il valore reale della propria pensione, privata di adeguate perequazioni annuali con la giustificazione che già l'INPS spende il 16% del PIL per il complesso delle prestazioni (anche assistenziali o per prestazioni previdenziali non coperte) che eroga. Quindi si carica sugli attuali pensionati, tanto più quanto più hanno contribuito con reali contributi, il peso della prima metà, sia riducendo di fatto le prestazioni sia presentandoli come privilegiati in toto e quindi da colpire (basti pensare al bonus fiscale da cui sono stati esclusi). Inoltre chi si riferisce a chi ha pagato solo per 16 anni e riceve una pensione? Guarda caso costoro fanno parte della prima metà...
  7. alessandra dal colle Rispondi
    Non avevo mai visto questa "terribile verità" esposta così chiaramente e esaustivamente insieme. In realtà con le mie tasse e imposte sto pagando la pensione di genitori e suoceri nonostante tutti siano stati lavoratori a tempo pieno e non riuscirò a risparmiare molto per mia figlia che invece ne avrebbe forse più bisogno. Triste ma vero Davvero grazie Un lavoratore a "pieno contributivo"
  8. Savino Rispondi
    Fare affari alle spalle dei propri figli e nipoti. Solo questo sono capaci a fare gli italiani adulti. Zero qualifiche, zero titoli di studio, zero mestieri, zero crescita. Complimenti.