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  1. enzo Rispondi
    Il bonus resta ancora nel mezzo tra un trasferimento ed una detrazione fiscale.Dal punto di vista politico è plausibile che il PD, di Renzi o di Zingaretti, risponda alle esigenze del suo bacino elettorale mentre 5S ,premiato da disoccupati e sottoccupati, non trova in questa misura un ritorno elettorale. Si può dire che i 5s hanno avuto il reddito di cittadinanza, è vero. Tuttavia resta una fascia di soggetti, compresa tra il diritto al reddito di cittadinanza e quello degli ex 80 euro, esclusa da ogni intervento a sostegno del reddito. Per intenderci questo trasferimento di reddito a favore di chi ha già un reddito corrisponde a due mensilità da pensioni minime.. A questo punto si dirà che non di trasferimento si tratta ma di riduzione fiscale, ma se è così si proceda nella riduzione delle aliquote o nell'aumento delle detrazioni senza generare iniquità tra le categorie dei contribuenti o degli aventi diritto ai trasferimenti da parte dello stato.
  2. giorgio Rispondi
    Nel grafico 3 la linea verde (aliquote IRPEF) mi pare sbagliata: l’aliquota fino a 15k è 23%; fino a 28k è 27% e dopo è 38%. Pure il gradino che scende a 55k non ha senso.
    • Simone Rispondi
      Sono aliquote effettive, non legali.
  3. Roberto Rispondi
    Mi scusi, ma nel grafico 3 non mi è chiara una cosa. Lei dice che l'aliquota marginale sale AL 45% ma dal grafico sembra che salga all'80%. Forse voleva dire che sale DEL 45%?
    • Simone Rispondi
      Buongiorno, il ragionamento è fatto rispetto alle aliquote effettive della sola irpef. Il bonus attuale comporta un'aliquota effettiva dell'80% tra 24.600 e 26.600 (linea rossa). Il bonus riformato (linea blu) una aliquota prima del 45% e poi del 60%.
  4. Marco La Colla Rispondi
    Fin da allora criticai il bonus per il fatto che venisse assegnato alla persona e non al nucleo familiare. Famiglie con due o addirittura tre lavoratori, vedevano raddoppiato o triplicato il vantaggio a scapito di single o famiglie monoreddito che , non avendo i requisiti, non hanno visto un euro!
  5. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    Il Pd pensa che il suo elettorato di riferimento siano i lavoratori con un posto fisso ed un buono stipendio. Se pensa di vincere le elezioni facendo riferimento ad un elettorato che sta scomparendo commette uno sbaglio
  6. Mahmoud Rispondi
    Interessante analisi. Di certo una maggior flessibilità nell'annullamento dei benefici in questione, spostandone i beneficiari fino a comprendere persone dal reddito più elevato sarebbe preferibile, auspicabile ma altrettanto costoso. Rispetto alla scelta di inquadrare la misura quale bonus fiscale e non un bonus tout court in busta paga anche agli incapienti questa non credo sia dovuto ad un "appagamento politico": gli sconti fiscali, a differenza di quanto elargito in maniera slegata rispetto alla tassazione, non inficiano in negativo la propensione all'emersione di chi potrebbe lasciar figurare un reddito minore del reale. Non si può inoltre considerare come "normale" o "accettabile" nel lungo termine un reddito da lavoro complessivo annuale lordo inferiore al minimo per poter usufruire del bonus Renzi, cioè 8.174 euro lordi annui, che equivalgono ad un reddito lordo inferiore a 700 euro mensili per 12 mensilità.
  7. Savino Rispondi
    Il cuneo fiscale assegnabile ai lavoratori è ben più ampio di 80 o 100 Euro mensili e, per stipendi netti di 1.500-1.600 Euro mensili, può ben arrivare a 600-700 Euro mensili, cui potrebbe essere aggiunto il TFR che, di questi tempi, potrebbe anche essere erogato mensilmente, fino ad altri 100-150 Euro mensili per gli stipendi netti che ho considerato.
    • Domenico Rispondi
      Credo che l'erogazione mensile del TFR rischia di essere un errore madornale nel lungo periodo. In un contesto storico dove il primo pilastro previdenziale viene sempre più eroso dalle scriteriate politiche pensionistiche (Quota cento e mille rivoli e rivoletti con cui facciamo andare via le persone dal luogo di lavoro) e dalla diminuzione costante di natalità e immigrazione, il TFR è l'unico modo per creare un secondo pilastro pensionistico... Se iniziamo a spendercelo per i consumi rischiamo seriamente di dare il colpo di grazia a questo sventurato paese.
      • Savino Rispondi
        Le famiglie con redditi da lavoro dipendente non riescono ad affrontare più spese sanitarie e domestiche e, anche per questo, non si fanno più figli. L'uovo oggi, per le nuove generazioni soprattutto, sazia più di una gallina che domani potremmo anche non trovare.