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  1. Carlo Rispondi
    Oltre al problema dell’evasione, un altro problema del disegno di legge è l’utilizzo del reddito Irpef che allo stato di fatto è iniquo. Basti pensare ai redditi di capitale, in primis i dividendi, che non vengono dichiarati: in un anno un imprenditore può avere 50.000 euro di reddito ed 60.000 euro di dividendi per un totale di 110.000 euro: il sussidio spetta o non spetta? Per non parlare che alcuni dichiarano il reddito per cassa, altri per competenza, altri possono decidere quando incassare i redditi (es. ogni 5 anni si incassano i dividendi, oppure vendere un anno sì ed un anno no le azioni e i fondi comuni), altri hanno il reddito stabilito dal Catasto su valori degli anni 80 (imprenditori del vino), molti devono presentare gli Isa ma chi aderisce alla flat tax no, alcuni hanno la contabilità, altri niente (sempre la flat tax), nell'accertamento bancario i titolari di reddito di impresa devono giustificare i prelevamenti ma i professioni no, c’è un condono permanente che si chiama dichiarazione integrativa e ravvedimento (oggi dichiaro 10.000 , fra 4 anni dichiaro 200.000, quindi chi recupera il sussidio non spettante e che sanzioni mettere?) per non parlare del contenzioso che fra anno del reddito, accertamento e Cassazione passano anni. Quindi è meglio utilizzare l’ISEE che riduce l’impatto del reddito dichiarato nello stabilire l’ammontare dell’assegno ed esclude i ricchi che per un caso o l’altro, dichiarano poco reddito Irpef.
  2. Alberto Lusiani Rispondi
    L'analisi e' troppo complicata senza necessita'. Un assegno che diminuisce linearmente col reddito e' _esattamente_ equivalente ad un aumento dell'aliquota sul reddito IRPEF. Aumento stupido perche' colpisce redditi fino ad un reddito massimo dove l'assegno si azzera, dopo l'aliquota diminuisce! L'incentivo all'evasione e' uguale ad un aumento di aliquota.
  3. salvatore tutino Rispondi
    Il problema, ovviamente, riguarda tutti le tipologie di spesa sociale il cui accesso sia subordinato alla "prova dei mezzi". Ed è un problema enorme, che amplifica gli effetti dell'evasione e che, purtroppo, non trova soluzione neppure ricorrendo all'ISEE. Dunque, lotta all'evasione significa anche lotta all'evasione "da stato sociale". Peraltro, pur in assenza di evasione, la distribuzione dei benefici della spesa sociale soffre di un'altra distorsione: l'accumulo di benefici può alterare la distribuzione primaria del reddito, nella misura in cui un reddito lordo più basso dia luogo(integrato con i benefici dello stato sociale) in un reddito netto disponibile più alto rispetto a quello di chi, fruendo di un reddito lordo più alto, da tali benefici resta escluso; con un tipico effetto da "trappola della povertà" . Un effetto che potrebbe essere evitato concentrando in un'unica banca dati i benefici sociali accordati a ciascun contribuente (o, meglio, nucleo familiare).
  4. QualeWelfare Rispondi
    bene, dunque? proposte? (al di là di combattere l'evasione fiscale, naturalmente)
    • Lucio Tamagno Rispondi
      Per una materia come questa non credo ci possa essere niente di più significativo ed efficace che combattere e SCONFIGGERE l'evasione (nella sostanza, in ogni meccanismo ci sono elementi fisiologici sui quali accanirsi non ha senso). Combattere l'evasione vuole anche dire portare allo scoperto la criminalità e/o drenare dal malaffare risorse essenziali; mi spiace dover ricordare che ormai forse nessuna regione italiana sia immune dalla presenza radicata di una o più mafie, nazionali e non.