Pierluigi Bersani, Piazza Pulita (la7), 5 febbraio:
“4mld e mezzo sono stati spesi per pagare le multe sulle quote latte. Anche gli agricoltori onesti, che si sono indebitati per comprare le quote (1.8 miliardi spesi), pagheranno le multe come contribuenti”

VERO

Secondo quanto riportato dalla Corte dei Conti (1), l’arretrato delle multe non pagate dagli allevatori dal 1984 (anno di introduzione del provvedimento) ad oggi, corrisponde ad un esborso complessivo all’Unione europea di oltre 4,4 miliardi di euro (intorno ai 73 euro per ogni italiano). La cifra di 1,85 miliardi sborsati dagli allevatori onesti, che hanno comprato le quote e rispettato i limiti imposti, è fornita dalla Coldiretti e riportata anche in un precedente articolo pubblicato su questo sito (2).

APPROFONDIMENTO

Il consapevole e sistematico superamento del limite alla produzione di latte, stabilito dalla Comunità Europea nel 1984, è costato molto ai contribuenti.
Per il periodo precedente agli anni 1995/96, l’onere della multa è stato scaricato interamente – per scelta politica – sull’erario, per un ammontare di 1,87 miliardi. Da allora in poi, però, si stabilì che fossero gli allevatori a pagare le quote, in caso di mancato rispetto del limite. Questo però è tuttora vero solo in teoria.  Infatti, come risultante nella delibera della Corte dei Conti, la somma ad oggi imputabile ai produttori ammonta a 2263 milioni di euro.
A riguardo, l’Italia ha saldato il suo debito con Bruxelles. In sede europea, infatti, la mancata riscossione di questi pagamenti si è semplicemente tradotta nella deduzione della stessa cifra dai fondi dovuti agli agricoltori per la Politica Agricola Comune. Tuttavia, per mettere l’Agea (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) in condizione di far fronte ai ridotti pagamenti dei contributi UE agli agricoltori, il governo è dovuto ricorrere alle anticipazioni della Tesoreria statale.  Da qui deriva quindi il coinvolgimento dei contribuenti.
Secondo le rilevazioni della Corte, dei 2263 milioni di credito che lo stato vanta nei confronti dei produttori, 987 milioni sono ormai irrecuperabili (per fallimento, per incapacità definitiva di versare o per sentenza di annullamento), 246 milioni sono già stati riscossi mentre 431 sono in rateizzazione (206 milioni di questi erano stati riscossi in data 3 dicembre 2011).  A maggio 2012, il recuperato effettivo ammontava a poco più di 450 milioni, una cifra irrisoria rispetto agli oltre 4,4 miliardi cumulati negli ultimi 30 anni.
Nel ripercorrere la vicenda, la Corte attribuisce grandi responsabilità alla politica, che con ogni mezzo ha aggirato gli obblighi di riscossione delle multe dai produttori. Citando testualmente la deliberazione: al persistere nell’emanazione di norme dilatorie (…) e provvedimenti inopportuni, che continuano ad alimentare le aspettative dei produttori, tese alla remissione del loro debito, si è aggiunta una prassi amministrativa non solerte nell’attività di recupero”. A riguardo, non risparmia critiche alla disposizione introdotta con la legge 33/2009 –  quando era ministro dell’agricoltura il leghista Luca Zaia –  che ha privato Equitalia del potere di riscossione riesumando per il recupero delle multe le procedure faraginose di un decreto regio del 1910.
Sebbene a ottobre 2012 sia stato ripristinato il ruolo di Equitalia, che quindi assistera’ l’Agea nella riscossione delle multe, la Corte auspica che vengano intraprese forti e decise iniziative di recupero, per garantire la massima copertura possibile di questo buco di bilancio.

Matteo Salvini, Otto e Mezzo (la7), 6 febbraio:
“Luca Zaia, da Ministro dell’Agricoltura, ha ottenuto a Bruxelles 600.000 tonnellate di latte in più da produrre per gli agricoltori italiani”.

VERO

A novembre 2008, l’Unione Europea ha concesso all’Italia un aumento del 6% della produzione di latte (pari a 600 tonnellate), a partire da aprile 2009. A riguardo, va riconosciuto che le difficoltà dell’Italia nel rispettare la quota nazionale assegnata per la produzione lattiera sono certamente comprensibili (sebbene questo sia diverso dal giustificare i consapevoli superamenti dei limiti imposti in sede europea).
Infatti, la fissazione originaria della quota (8.323.000 tonnellate), è da ritenersi particolarmente bassa. Questa decisione ha fatto sì che l’Italia risultasse il paese comunitario con la maggiore differenza fra quota assegnata e consumi interni (la Relazione della Commissione governativa di indagine sulle quote latte nel 1997 documentava che solo il 57% dei consumi era coperto dalla produzione nazionale).
Un tetto così basso ha rappresentato una grande penalizzazione per l’economia italiana. Oltre allo svantaggio per i consumatori, costretti a pagare un prezzo più alto per i costi di trasposto del latte importato, o all’impedimento allo sviluppo del settore zootecnico ad indirizzo lattiero, gli effetti più perversi si sono ravvisati per i prodotti agroalimentiari di maggior pregio. (3)
A sostegno della necessità di innalzamento dei limiti di produzione sta anche il fatto che, a partire dal 2009, l’Italia non ha più sforato il tetto imposto dalle quote.  Tuttavia, l’ammontare riscosso dai produttori per le multe precedenti al 2009 è trascurabile, e tutto questo resta ancora a carico dei contribuenti.

 

 

*in collaborazione con Checkmate e Link Tank

Fonti:
– Relazione della Commissione governativa di indagine sulle quote latte istituita ai sen- si dell’art. 7, d.l. 31 gennaio 1997, n. 11, aprile-agosto 1997
– Corte dei Conti, Relazione sulle Quote latte: la gestione degli interventi di recupero delle somme pagate dallo Stato in luogo degli allevatori per eccesso di produzione, novembre 2012.

(1) Corte dei Conti,
 Sezione centrale di controllo
sulla gestione delle amministrazioni dello Stato. Delibera n. 20/2012/G – http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sez_centrale_controllo_amm_stato/2012/delibera_20_2012_g.pdf
(2) http://archivio.lavoce.info/articoli/pagina1001857-351.html
(3) Per citare un esempio, la relazione della Commissione governativa descrive una situazione particolarmente paradossale per il Parmigiano Reggiano, produzione unica al mondo. In proposito, mentre un decreto ministeriale del 1981 assegnava una quota di produzione per questo prodotto, la mancanza di materia prima (ossia latte con elevatissime e specifiche caratteristiche organolettiche) dovuta alle quote latte europee, impediva che la produzione di Parmigiano raggiungesse la quantità stabilita dal decreto ministeriale, con la susseguente sanzione della Autorità italiana antitrust.

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