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  1. Gerardo Coppola Rispondi
    La cosa simpatica e' che gli autori non usano replicare i rispondere. Ne hanno tutto il diritto. Alla fine pero' la voce diventa una vetrina un po' ipocrita, una fiera delle vanita' in cui quasi mai si capiscono le idee degli autori.
  2. Gerardo Coppola Rispondi
    Sono d’accordo con il sig. Michele. Ricordo che il referendum è consultivo. E poi perché non farlo anche per Marghera e Favaro Veneto ? Per capire Venezia bisognerebbe trovarsi in città e vedere cosa è il turismo di massa in un’area grande due tre campi di calcio. E’ una situazione irreversibile, dal punto di vista sociale ed economico. E’ Disneyland non vi è spazio per altro se non a livello marginale e di nicchia.Come ha detto qualcuno: chi vuole vivere in modo diverso va via da Venezia. Ps. Vivo in centro città da 40 anni e mi sono creato percorsi e aree alternative ai flussi incontrollati di persone che arrivano ogni giorno. E’ ancora possibile.Non vedo come la separazione possa migliorare la mia vita.
  3. Michele Rispondi
    Non vedo il beneficio che può derivare dalla creazione di due amministrazioni comunali, con relativo incremento di costi. Possibile che gli amministratori locali non sappiano gestire due realtà diverse, dopotutto non così grandi? Sarebbe come dire che il Comune di Milano debba dividersi in 2 comuni più piccoli solo purché i problemi in Corso Magenta sono diversi da quelli di Quarto Oggiaro. Aumentare il numero delle poltrone politiche non serve, serve invece prendere decisioni ovvie come quella di vietare l’ingresso alle grandi navi. Se non viene fatto a livello locale, intervenga lo Stato. Piuttosto si aboliscano le regioni vera fonte di malgoverno, sprechi e scandali
    • bob Rispondi
      sante , sagge parole ma dici cose troppo oneste e troppo ovvie
    • giuseppe tattara Rispondi
      il beneficio deriva dal fatto che Venezia è un forte attrattore di flussi turistici e Mestre ha tutta la convenienza a strutturarsi come periferia che "alloggia e manda" flussi di turisti giornalieri a Venezia. Un sindaco eletto è per forza di cose eletto con i voti che raccoglie a Mestre (per dire terraferma tout court) e quindi deve perseguire questa politica. Si tratta tuttavia di una politica errata e di breve periodo per Mestre (che deve sviluppare un proprio centro direzionale) e per Venezia che dal turismo giornaliero non trae alcun vantaggio, ma solo costi esterni. Solo una autonomia può dare alla città gli strumenti (e la convenienza per metterli in pratica) per regolare l'invasione turistica con uno sguardo di lungo periodo. E' condizione necessaria, non certo sufficiente
      • Michele Rispondi
        Con questa logica, ogni 3 vie occorrerebbe creare un comune diverso. Credo invece ci sia una grossa mancanza di visione e leadership. Come in tutta Italia
      • Michele Rispondi
        Poi facciamo un organismo sovracomunale che coordini i 2 comuni? Gli interessi diversi come si contemperano? Ciascuno perseguendo i propri?
        • enzo Rispondi
          spiace dirlo, ma sia l'articolo iniziale dei due (di solito) brillanti scrittori sia il successivo dibattito sono carenti di contenuti significativi. Il Mose è un manufatto d'acciaio che affronta (forse) un terzo del problema, l'acqua alta, non certo la salvaguardia ambientale dell'intera laguna veneziana nè quello che traguarda la monocultura turistica e lo sfruttamento intensivo della celeberrima città d'arte. Sul lato della governance, se si vorrà coordinare i comuni esiste già la città metropolitana uno strumento nuovo lasciato in disuso. Verrà riscoperto ?