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  1. Gerardo Rispondi
    Secondo l"articolo: In Italia circola ancora troppo contante". È chi ha stabilito che circola troppo contante? Per chi sarebbe troppo? In base a cosa stabiliamo che è troppo? In tal senso, non c'è alcuna possibilità di realizzare in termini rigorosi alcuna comparazione interpersonale di utilità, dato che i cosiddetti costi di transizione sono soggettivi. Se l'Italia ha problemi di efficienza non dipende certo da quanta quantità di contante circola, bensì dal suo contesto istituzionale prevalente. La fonte primaria della crescita di una comunità è la sua vivacità imprenditoriale, la quale da luogo a innovazione e investimenti a seconda del contesto istituzionale prevalente. Ci vogliono ordine, stabilità politica, certezza del diritto, formazione del capitale umano, iniziative e libertà d'impresa per favorire l'efficienza, cose nelle quali il contesto istituzionale italiano è attualmente deficitario.
  2. Emanuele Bracco Rispondi
    Ma una stima del costo di gestione del contante esiste? Alla fine quel che conta è il prezzo relativo
  3. Maurizio B. Rispondi
    "Lotteria con premi fino a un milione per chi comunica il proprio codice fiscale al rilascio di uno scontrino" Domanda: come farò a sapere di avere vinto grazie a uno scontrino pagato durante le ferie? Il mio C.F. non è collegato a nessuna dichiarazione dei redditi in Italia, perché vivo, lavoro e pago le tasse all'estero da molti anni. Più seriamente, oltre a quanto nota Davide ricordo che pagare con bancomat o carta di credito significa regalare al gestore un profilo completo di come spendiamo i nostri soldi. Il Grande Fratello (Orwell, 1984) ringrazia.
  4. Andy McTREDO Rispondi
    Fermo restando che le commissioni bancarie non sono guadagno puro per le stesse, che il sistema Bancomat/Carta di credito prevede persone che se ne occupano H24, che necessita di materiali e apparecchiature, ecc. ecc. ; che come gli EURO sono di emanazione privata e non pubblica, ecc. ecc... ; non sarebbe il caso che lo stato italiano sia meno strabico? cioè da una parta tassa l'estratto conto di c/c e carte di credito e dall'altra vorrebbe incentivarne l'uso ... un po' di coerenza forse... e poi ricordiamoci da che tempo e tempo i prezzi imposti uccidono il mercato anziché incentivarlo.
  5. Lucio Tamagno Rispondi
    Il problema è correttamente evidenziato e ritengo che un pressing del governo sulle percentuali massime applicabili (p.es.5 cent flat fino a 10 euro e l'1,5% derogabile in meno sopra) sarebbe efficace. I POS possono già essere noleggiati a 12 euro/mese cifra che include la manutenzione on-site; ricordo infine che anche il maneggio e il ritiro del contante ha un costo e dei rischi, anche se lo si fa personalmente (meno costo e più rischio); questo andrebbe controbilanciare il costo delle gestione elettronica, ma nessuno lo dice.
  6. Davide Rispondi
    Il dibattito sulle commissioni alle banche è sempre valutato basandosi sulla % della transazione. Il 2 % può sembrare poco in assoluto, ma se rapportato al margine diventa rilevante Ad esempio, su una spesa di 100 euro, pagherei 2 euro di commissione. Supponiamo, per semplicità di esposizione, che il ricarico del commerciante sia 20%, ovvero 20 euro. Il peso delle commissioni si alza al 10% del primo margine. Se poi lo rapporto al margine imponibile, dopo le tasse e i costi d'azienda, l'incidenza può diventare anche molto considerevole. Come mai non viene mai inserita questa valutazione nel dibattito?