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  1. Federico Leva Rispondi
    Quintarelli è sicuramente un legislatore competente, ciò detto prima di lanciarsi in avventurose proposte conviene leggere chi ha studiato e chi ci ha provato. https://undocs.org/A/HRC/29/32 https://www.valigiablu.it/odio-disinformazione-anonimato/ https://www.theguardian.com/uk-news/2019/oct/24/government-spent-2m-on-porn-block-before-policy-was-dropped
  2. Stefano Iotti Rispondi
    Il problema non è semplicemente risolvibile dal singolo paese. La buona notizia è che le piattaforme digitali sono consapevoli della questione e la risolveranno autonomamente. E' verosimile che sceglieranno di farlo creando una relazione affidabilità dell'account e visibilità dei contenuti che produce. Affidabilità che sarà soggetta ad alcuni segnali, fra gli altri: - storicità dell'account (rendendo la vita difficile, per esempio, a chi intendesse creare cluster di account per diffondere fake news) - collegamento a sistemi di pagamento (esempio progetto Libra). La considerazione potrebbe indurre il saggio politico a indirizzare i suoi sforzi lì dove può avere maggiore effetto, per esempio aumentando la spesa a favore dell'istruzione così da rendere i cittadini meno vulnerabili alle fake news.
  3. Mauro Samarati Rispondi
    Mi sembra una proposta sensata, non condivido le perplessità del dottor Puglisi, è chiaro che logica vorrebbe che chi non ha account validati non possa accedere ai social. Si tenda a dimenticare che è la rete nel suo complesso che deve garantire la libertà di espressione non il singolo social. Per altro i social stessi sono spazi privati e pertanto non strettamente tenuti a garantire nulla ai loro utenti, se i termini di servizio non piacciono non verranno utilizzati.
  4. Cicci Capucci Rispondi
    Tanto rumore per nulla. Mi spiego: per scrivere qua debbo lasciare l'indirizzo mail che il provider mi ha concesso tramite verifica del mio cellulare che ha un numero associato alla mia carta d'identità. In sintesi in Italia, basterebbe che i social richiedessero il numero di cellulare a chi apre un account e lo verificassero via mail, come fanno molti provider. In questo modo l'identificazione sarebbe certa nel 90% dei casi.
  5. Piero Borla Rispondi
    Il tema è certamente complesso, me va ben oltre la tutela contro i reati. Non può configurarsi un diritto ad entrare in rapporti con un altro utente in forma anonima o travisata, se questi non lo desidera. Al contrario, vista la varietà e intensità delle degenerazioni che infestano la rete, è urgente sperimentare e introdurre più metodi e livelli di protezione e metterli a disposizione di chi desidera cautelarsi
  6. Savino Rispondi
    In ogni modo, gli italiani non sono credibili e la loro presunta rabbia è semplicemente fasulla, non avendo avuto seguito nè nelle piazze nè nelle urne. Si indignano e, poi, votano i più ridicoli e ignoranti. Gli scheletri nell'armadio che hanno gli italiani sono sempre di più delle loro lamentele.