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  1. Michele Rispondi
    Ma quale fusione tra pari? PSA acquista FCA pagando cash e azioni. Il Board avrà in maggioranza 6/11, rappresentanti di PSA. Il CEO sarà quello di PSA. Si completa cosi la marginalizzazione dell’Italia nel gruppo FCA iniziata da Marchionne tra gli applausi della maggioranza degli italiani, ispirati da una classe politica miope a dire poco. Il risultato è stato che in Italia si è prodotto nel 2018 circa 1/3 delle auto prodotte in Francia, 1/7 della Germania, poco più di quelle prodotte in Romania, meno di quelle prodotte in IRAN. Con l’acquisizione da parte di PSA questo quadro non può che peggiorare. Invece arriverà finalmente qualcuno che crede nell’auto e che sarà capace di prendere posizione nel segmento premium dopo i risultati disastrosi di FCA con Alfa e Maserati (volumi circa 1/5 rispetto agli obiettivi dichiarati a piano). Ma verrà dato un ruolo agli stabilimenti italiani o avremo una Alfa Romeo prodotta in Francia?
    • robert Rispondi
      Veramente dopo la fusione gli equilibri azionari saranno questi: - famiglia Agnelli 14% - famiglia Peugeot 6% - Governo francese 6% - Governo cinese (Dongfeng) 6% Ovvero la famiglia Agnelli incassa miliardi e nomina 5 consiglieri. Invece i 5 consiglieri in quota PSA se li spartiscono in tre... governo cinese compreso. Ricordo che il governo cinese ha salvato PSA nel 2014 diventandone un pesante, ed ascoltato, azionista
      • Michele Rispondi
        In una public company la gestione la determina il CEO, alias il CEO di PSA che da anni riscuote la fiducia dei 3 azionisti che hanno la maggioranza relativa nella società post fusione: 18%. A parlare saranno i fatti. Vedrà che di italiano non ci rimarrà più nulla
  2. Enzo Rispondi
    Ho letto che PSA ha , al contrario di fca , le piattaforme modulari, cosa che , a parità di altri fattori privilegia gli stabilimenti PSA. Per quanto riguarda il segmento alto di fca, la Maserati è andata male con il suv, mentre per l'alfa romeo ormai siamo solo al Brand;In altri termini iricominciare dalla progettazione. Considerando poi che amministratore e maggioranza in consiglio sarà PSA. ...
  3. umberto Rispondi
    Sappiamo bene come andrà a finire per la povera italietta.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Trovo che l'articolo descriva bene i punti importanti della fusione. Al di là delle strategie vincenti o perdenti, vantaggiose o dannose per l'Italia decise dal management e dalla proprietà di FCA, l'intera vicenda, da Marchionne alla cassa integrazione, da una produzione che gira a 50% delle capacità alla quotazione a Londra con sede in Olanda, mette in evidenza il fattore che più conta e più peserà nel tempo: l'Italia non avendo seguito gli altri paesi dell'UE a fare riforme strutturali del proprio sistema giuridico-economico-fiscale, a favore della competitività, della produttività e quindi dell'investimento privato (nazionale o FDI, sono uguali) nella penisola, rischia di perdere gradualmente tutto quello che non è intrinsecamente legato all'unicità del territorio e della sua gente, cioè tutto quello che non è un dono del cielo e della storia, ma un demerito delle politiche perseguite. Distinguerei quindi meglio fra motivi di ottimismo per FCA e i suoi azionisti e motivi di ottimismo per l'Italia, le fabbriche, l'occupazione e il gettito fiscale. Il rischio è che oltre la chiusura di impianti gli ingegneri e i designer di indubbia reputazione mondiali finiscano per trasferirsi all'interno del nuovo gruppo in altre giurisdizioni più attraenti. Di quello bisogna parlare, è quello che bisogna evitare, ma non chiedendo - come ho sentito di nuovo questi giorni dai soliti opinion makers in tv - l'armonizzazione fiscale imposta dall'UE.
  5. Emilio Siletti Rispondi
    Nell'articolo di Davide Bubioc e Francesco Zirpoli non si accenna al cambiamento epocale nell'automotive dall'introduzione dell'auto elettrica e dal fatto che per renderla competitiva siano necessari grandi investimenti, ora siamo solo ai primi passi e questa "neonata" vettura ha bisogno di attenzioni molto costose da qui la necessita di fare quadrato unendo le forze. Alla luce di queste considerazioni mi sembra che l'articolo in questione sia un po' carente e poco aggiornato.
    • Massimo Buffa Rispondi
      In generale condivido le considerazioni espresse nell'articolo, ma anch'io - come chi mi ha preceduto - penso che il tema dell'auto elettrica (know-how / investimenti) non sia stato approfondito più di tanto, se non con rapido accenno agli investimenti necessari per affrontare le norme antinquinamento. Per esempio PSA sembra meglio posizionata sul tema, FCA quanto potrà beneficiare in termini di trasferimento di know-how, o al contrario, quanto rischierebbe se non si facesse questa fusione, visto il suo ritardo?