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  1. Roberto S. Rispondi
    Mai visto che una riduzione della spesa porti ad una riduzione delle tasse. Porta a una riallocazione delle spese verso settori assertivamente più "virtuosi" e più politicamente accettabili a parità di tassazione. Questo sì; così pure la tassazione "etica" e "moralistica" quando serve ad alimentare la "spesa", ma rendendola accettabile per la sua "nobiltà".. Modo classico per prendere per i fondelli (o in altro modo) i cittadini contribuenti.
    • Savino Rispondi
      E ciò che stanno facendo tanti italiani disonesti non è una presa per i fondelli verso i propri connazionali?
  2. pierino ferranti Rispondi
    Si torna sempre lì: ridurre la spesa (per ridurre le tasse). In questi anni un pò di riduzione c'è stata: dal 51% del PIL del 2013 a meno del 49%, ma ancora superiore di due punti sul 2007. Anche la pressione fiscale è un po' calata, ma sempre superiore (mezzo punto) al 2007. Il calo della spesa però, è il risultato di aumenti e diminuzioni. La spesa per prestazioni sociali in denaro è costantemente aumentata (da 264 mld del 2007 a 342 del 2017, +25% contro un un'inflazione cumulata di circa 17%); quella per i consumi finali (sanità, istruzione, sicurezza, difesa, …) è salita da 305 a 318 mld, +4,4% con un calo reale di oltre 12%. Le altre spese sono salite da 107 a 114 mld (oltre 6% nominali); gli interessi sono calati da 77 a 66 mld. Ma allora, dove si può intervenire? La spesa sociale è l’unica aumentata; essa è ripartita in due grossi capitoli: le pensioni da lavoro (vecchiaia e anzianità) pesano per quasi 200 mld (lordo IRPEF), e qualche miliardo in più verrà da quota 100. Tutto il resto (reversibilità, invalidità, protezione sociale, disoccupazione/cassa integrazione, sussidi vari compresi gli 80 euro), oltre 140 mld, e qualche altro mld verrà dal reddito di cittadinanza. Considerate le varie riforme delle pensioni da lavoro, rimarrebbe da toccare il calderone. C’è qualche idea, a parte la lotta alle truffe? Per ora nessuna, non solo dai partiti ma nemmeno dagli studiosi. Una cosa è sicura; la spesa per alcuni servizi è chiaramente bassa (vds istruzione e sanità).
  3. Savino Rispondi
    Italia senza politica industriale, senza definizione dei settori strategici, senza stima del peso dello Stato nell'industria, nelle attività produttive, nell'economia e nella finanza (in certi settori ci vorrebbe più Stato, in altri meno Stato), senza riforme strutturali e organizzative (digitalizzazione,sapere e formazione, meritocrazia meno burocrazia, tolleranza zero per le tangenti, l'evasione, le organizzazioni criminali, le furberie), senza politica intergenerazionale e intergenere, dove le questioni di generazione e di genere vengono viste coi paraocchi a senso unico. Non chiamatela democrazia liberale, non chiamateli uomini vissuti che hanno girato il mondo e sono di vedute larghe. Qui ci sono solo fette su fette di prosciutto agli occhi, per bendare privilegi per pochi. Dobbiamo stare ad elemosinare una disapplicazione della clausole di salvaguardia per non aumentare l'IVA su pane, pasta, latte, zucchero e farina, alcuni piccoli imprenditori essere costretti ad avere l'auto aziendale almeno euro 4 per continuare ad ottenere agevolazioni sul gasolio, mentre sui beni di lusso non si provvede a far nulla, cioè su un acquisto di una Ferrari l'anno prossimo si pagano le medesime imposte degli anni precedenti, zero aumenti. Quel patrimonio di lusso non è frutto del sudore della fronte, eppure gli acquisti con cui si ricicla il nero e ciò che deriva dall'illecito vengono, di fatto, premiati, detassati e incentivati. Revisione della spesa coi super stipendi inesistente.
  4. Michele Rispondi
    In 12 anni i governi italiani (di tutti i colori politici) non sono riusciti a far uscire il paese dalla crisi del 2008/2009. Diversamente dagli altri paesi OECD. Il gap in termini delle principali metriche (produttività, GDP pro-capite, redditi, etc) si è ampliato a sfavore dell’Italia. Le principali aziende italiane vengono acquisite da gruppi esteri (vedi FCA, luxottica etc), mentre il fenomeno contrario è trascurabile. La popolazione invecchia, i giovani di valore emigrano. Nulla compare all’orizzonte che sembra poter invertire questo trend di declino. Parlare di politica economica dei governi degli ultimi 20 anni fa ridere. Non si scorge nessuna concreta azione strutturale, se non lasciar andare le cose sostanzialmente come vanno, evasione fiscale e corruzione regine, con un po’ di mance elettorali finanziate a debito, con velleitarie idee strampalate a riempire i talk show, tipo uscire dall’euro o la flat tax. Tutti a proporre bonus (facili da comunicare, nessuna accountability sui risultati) bizzarri e mal congegnati come gli 80 euro di Renzi, che i più poveri hanno dovuto restituire. Ecco, direi che la cifra della politica economica italiana negli ultimi 20/30 anni è stato il bonus bebè. La politica economica del bonus bebè.
  5. toninoc Rispondi
    Egregio Prof. Daveri, se si riuscisse a ridurre l'evasione fiscale del 10% all'anno, si potrebbe fare qualcosa in più? E se la misura fosse attuata in modo strutturale, si potrebbe iniziare a ridurre anche il pesante fardello del debito pubblico? Purtroppo, osservando da "profano" mi pare di capire che oltre agli evasori, sono contrari anche troppi politici. Compresi alcuni dell'attuale maggioranza che tentennano con il contrasto all'evasione cercando scuse infantili per non scontentare parte del proprio elettorato, continuando a tenere a zero gli investimenti pubblici ed a far salire il debito pubblico che prima o poi dovrà essere inesorabilmente pagato dalle future generazioni.
    • oskar blauman Rispondi
      Draghi Says ECB Should Examine New Ideas Like MMT, https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-09-23/draghi-says-ecb-should-examine-new-ideas-like-mmt se lo dice anche lui cosa aspettate a parlarne anche alla bocconi?