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  1. Giovanni Rispondi
    Personalmente penso che effettuare un'analisi sui costi pensionistici senza menzionare il problema demografito, non ha molto senso. Però è un buon esercizio di metodo.
    • Gianni Rispondi
      C’è gente (molta gente) che va in pensione avendo lavorato una decina di anni perché tra disoccupazione mobilità e cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga e maternità/paternità ha gran parte di contribuzione figurativa (pagata da tutti gli altri. Finché durerà questo scandalo lasciate perdere calcoli su q100 che costa di gran lunga di meno
  2. pierino ferranti Rispondi
    Il sistema contributivo decorre dal 1 gennaio 1996 (quasi 24 anni). Di conseguenza, le pensioni miste future saranno calcolate prevalentemente (e sempre più) con il contributivo.
  3. Fernando Di Nicola Rispondi
    Articolo tecnicamente interessante, ma non una parola sul fatto che l'opzione contributiva ordinaria esisteva dalla riforma Dini anche per misti e retributivi, ed è stata tolta ai pensionandi di oggi e domani, non a quelli del "quando per tutti varrà il contributivo", per fare cassa e continuare a fare regali pensionistici, togliendo libertà di scelta nonostante non peggiorasse il debito pensionistico. Ne deriva un messaggio profondamente distorto, che avrebbe potuto invece essere evitato con un prospetto alternativo di costo nel tempo di una piena opzione flessibile e contributiva.
    • gianni Rispondi
      Chi sostiene a spada tratta il contributivo dovrebbe essere coerente fino in fondo e sostenere la abolizione del sistema pensionistico pubblico a favore di investimenti obbligatori delle quote nel sistema finanziario. Ne seguirebbe la abolizione della mutualità solidale delle integrazioni al minimo, reversibilità, pensioni di invalidità e superstiti e tutte le contribuzioni figurative di cui godono i cassaintegrati e disoccupati.
      • Savino Rispondi
        I contributi figurativi in particolari situazioni di necessità sono cosa diversa dai contributi mai versati. L'INPS, soprattutto negli anni in cui vigeva la documentazione cartacea e, comunque, almeno fino al 1995, è stato un autentico colabrodo. Sono convinto che, chi ha potuto, corrompendo anche funzionari, si è fatto inserire in quegli anni contributi che non ha mai versato.
  4. Marcello Rispondi
    Su questo argomento occorrerebbe fare una azione-verita. Quanto si spende per le pensioni e quanto per la cassa integrazione? Quale delle due voci mette a rischio i conti? Siamo in una crisi di domanda, non di offerta o di debito pubblico. I pensionati sono una risorsa per il mercato interno. Se occorrono soldi si prendano dalle grandi aziende che pagano pochissimo di tasse o ai ricchissimi
  5. Alberto Isoardo Rispondi
    Stupisce che l’ennesimo attacco a quota 100 non venga da acuti osservatori bocconiani epigoni del maestro senatore a vita Monti, ma forse appartengono alla alla schiera degli adepti di Renzi: insomma dalla padella nella brace!!!. Rimane il fatto che questi sostenitori del lavoro fino alla tomba, non solo dimenticano che sono le aziende le prime a non volere lavoratori anziani, ma anche ignorano volutamente che banche e grandi aziende scaricano lavoratori più o meno in eccesso mandandoli in pensione e che questo accanimento contro quota 100 serve solo a legare i lavoratori delle piccole aziende che non potrebbero mai godere di simili trattamenti. E’ proprio la miopia di simili osservatori che farà forte Salvini alla faccia di renziani e bocconiani. Ma la prevalenza di questo acume non è solo italiana, guardate cosa è successo negli USA a voler candidare la Clinton: il risultato è stato Trump! Ovviamente in Italia la reazione a Renzi e alla sua megalomania è stata Salvini.
  6. Savino Rispondi
    Il bilancio INPS deve essere modificato da subito. Inaccettabile che la minoranza di lavoratori attivi deve contribuire cospicuamente per il pagamento delle pensioni alla maggioranza in quiescenza. Ogni lavoratore deve avere un salvadanaio di contributi da cui attingere per il pagamento del vitalizio e, quest'ultimo, deve corrispondere nel totale solo e soltanto ai contributi effettivamente versati.
  7. Valentino Rispondi
    L'articolo dimostra (specie con l'ultimo grafico) che la maggiore flessibilità introdotta con quota 100 sia nel lungo termine ininfluente ai fini della sostenibilità della spesa pensionistica,anzi addirittura la migliora leggermente.Poi ovvio se si vogliono attribuire a quota 100 le storture dovute alla riforma Dini che ha permesso a chi aveva 18 anni di contributi nel '96 di rimanere nel retributivo puro o quasi,allora il discorso cambia...attribuire colpe a chi si trova nel sistema misto(anche se velate) non mi sembra corretto,in quanto tale categoria di pensionati e pensionandi hanno già subito l'iniquità della disparità di trattamento della riforma Dini.