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  1. Filippo Rispondi
    L'Umbria potrà anche essere una regione con una percentuale statisticamente poco significativa di abitanti, ma il fatto che il CDX abbia vinto tutte le ultime 8 elezioni regionali, senza contare la tendenza espressa chiaramente alle ultime europee e alle politiche, ha invece un profondo significato sia statistico che politico.
  2. Davide Rispondi
    Nessun commento riguardo al travaso voti da 5* a Lega? Sarebbe interessante sapere se è confermato che l'elettorato di destra, populista, xenofobo che prima sceglieva 5*, sentendosi ben rappresentato da Di Maio e entusiasta sostenitore del Conte 1 (il gradimento è sempre stato altissimo), ora ha mollato i 5* per la Lega; interessante cioè verificare dove sono andati i voti dei 5*.
  3. rafael Rispondi
    d'accordo che il voto in umbria pesa poco sul totale italiano sia per numeri che per contingenza per cui per avere un dato un po' più rappresentativo bisognerebbe attendere almeno altri due banchi di prova importanti (emilia e calabria i prossimi, se non erro); il tema vero è quanto durerà questo governo, perché se oggi il risultato di eventuali elezioni è abbastanza scontato, da qui al 2023 potrebbero cambiare parecchie cose (magari in presenza di una ripresa importante dell'economia mondiale/europea di cui l'italia potrebbe seguire la scia, più o meno come accaduto con renzi)
  4. Giovanni Rispondi
    Alcuni aspetti interessanti: 1. Il voto Regionale è quello che storicamente si avvicina di più a quello Nazionale; 2. L'affluenza di oltre il 12% rispetto all'ultima volta denota una ricerca di cambiamento difficilmente giustificabile come meramente locale; 3. Il delta di quasi 20% rispetto alle due coalizioni non ha precedenti; 4. La coalizione di centro-sinistra era la medesima maggioranza di governo.
  5. Savino Rispondi
    Non si possono pretendere i consensi quando si presenta una manovra di bilancio così indecente, dove non si fa pagare di più a chi ha di più e si è arricchito durante la crisi, dove non ci si sforza nemmeno di cercare i settori della spesa pubblica nei quali lo Stato spreca, dove, è vero, si evita di incidere sul merito delle imposte principali (Iva, Irpef), ma si inseriscono tutta una serie di balzelli a discapito di massa, dagli aumenti dei tabacchi e dei giochi alle marche da bollo per i certificati del casellario penale. A ciò aggiungerei l'assoluta incompiutezza della seconda fase del reddito di cittadinanza, tra il fiasco e la farsa, e i danni compiuti da quota 100, tutte risorse in deficit buttate nel cestino. Credo che Luigi Di Maio, per le responsabilità politiche e Roberto Gualtieri, per le conseguenze tecniche, dovrebbero dimettersi. Il problema della situazione politico-sociale italiano è serio e grave, poichè non solo ci troviamo di fronte a un leader che chiede il conferimento dei "pieni poteri", ma ci troviamo di fronte ad un popolo disponibilissimo a concederli. Gli italiani, soprattutto i più adulti e i meno istruiti, non sembrano consapevoli dei rischi che il Paese potrebbe affrontare nel futuro più prossimo. Solo i tanti giovani in cerca di fortuna all'estero sembrano avere compreso.
  6. Deciomeridio Rispondi
    Questo governo è il più odiato della storia della Repubblica: prova ne è che per esso non c'è stata la classica "luna di miele" con l'elettorato. Scrivere poi che gli elettori erano pochi dimostra tutta la pochezza intellettuale dell'autore. E'un governo di camerieri di quella consorteria massonica che viene chiamata da voi Unione Europea. Ma non illudetevi, le conseguenze del voto umbro si vedranno. E questo governicchio se ne andrà a casa. Assieme a Mattarella.
    • Vercingetorige Rispondi
      Sì, ha ragione, meglio la Russia. Trasformiamoci nella Crimea del Mediterraneo. Sole, mare, ospedali e ospizi per i ricconi della consorteria massonica. Però diciamolo chiaro nel programma elettorale.
  7. Henri Schmit Rispondi
    L’Umbria pesa poco, ma il voto umbro sarà come un macigno sul governo. Chi non vuole capire quando può scegliere, sarà costretto dalla realtà ad arrendersi. Come può un partito prima snobbare il super-vincitore inesperto (per evitare aggettivi più calzanti) delle elezioni di un anno e mezzo fa, costringerlo cinicamente a concludere un’alleanza (prevista rovinosa per entrambi), aspettare che il dramma si compia ma non prima che metà del consenso dell’alleato inesperto sia confluito verso quello più spregiudicato, e quando l’alleanza innaturale fra due schegge impazzite si disfa, con il paese più disastrato e più diviso di prima, insistere ad entrare nell’alleanza con il partner inaffidabile ma ora agguerrito da 18 mesi di demagogia pura nella sala dei bottoni, SENZA porre pubblicamente una serie di condizioni evidenti: 1. Non smontare le riforme vere della precedente legislatura, 2. Abrogare quelle più deleterie dell’attuale, 3. Definire tre, TRE punti di programma imprescindibili e 4. Insistere sulla nomina di una squadra professionale, credibile, e in particolare su un capo squadra autorevole. Nulla, NULLA di questo è stato fatto. I responsabili NEL PD hanno mostrato di non avere i numeri per governare la terza economia dell’UE e quelli fuori dal PD o fino a poco fa dietro le quinte, i veri colpevoli dell’intero disastro, dovrebbero quale misura più clemente essere ostracizzati ad vitam. Nei paesi democratici funzionerebbe così. Perché in Italia no? E ora?