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  1. Mahmoud Rispondi
    Questi sono fattorini che lavorano per grandi aziende, da dipendenti devono essere trattati, nel male e nel bene. I costi di questa regolarizzazione gravano come sempre sulle aziende che assumono in regola, sui consumatori che pagheranno di più per il servizio, su chi verrà escluso dal lavoro in questione poiché il relativo mercato diminuirà di dimensione rispetto alle attuali potenzialità. Ma è una questione di scelte, qualcuna deve pur essere presa. Io per primo valuterò maggiormente altre opzioni quali ritirare io d'asporto o rifarmi a fattorini in nero offerti dai singoli ristoranti, però non vedo di cattivo occhio questi aspetti negativi a fronte della garanzia che per chi svolgerà questo lavoro regolarmente ci saranno dei diritti parificati ad un contratto a tempo indeterminato.
  2. Riccardo Rispondi
    Non ho capito se l'intervento è di critica verso la regolamentazione dei ciclofattorini oppure di critica per aver ristretto (in senso generale) il campo di applicazione dei contratti di collaborazione autonoma. Sul primo caso: molte piattaforme digitali usano loopholes (legali) nelle legislazioni nazionali. Se per Uber mi sta anche bene interpretare la legge per rompere un monopolio e relativa rendita (quello dei tassisti), per i ciclofattorini la loophole viene usata solo per non applicare le tutele del lavoro subordinato. Davvero Ichino difende questo? Davvero crediamo che i ciclofattorini abbiamo un qualche bargaining power con le piattaforme digitali? La seconda questione è più ampia. In linea di massima, io userei il potere contrattuale dei lavoratorori come guida per stabilire il campo di applicazione del lavoro subordinato. Lavori poco pagati e low-skilled: massima estensione del lavoro subordinato. Lavori high-skilled e ben pagati: massima libertà di usare i contratti di collaborazione.
  3. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    Se fosse effettivamente così non sarebbe male
  4. Roberto S. Rispondi
    See, leggerlo! Ma si chiede troppo al ministro! I senatori? Troppe parole, ci sono annegati. Chi è abituato solo ai tweet non ci ha capito niente, chi ha capito si è stato zitto perché sennò veniva bollato come "antiumano". Tanto, siamo già in discesa - ripida - e con tutte le "crisi industriali" (cioè, le voragini) che abbiamo, ma chi se ne frega di queste "buchette": le imprese - grandi e piccole - si adegueranno; e sennò chiudano pure, tanto c'è il reddito di cittadinanza.
    • Savino Rispondi
      Non avrei mai immaginato che ci fosse anche peggio di chi si accontenta di un reddito di cittadinanza, cioè chi si accontenta di un lavoretto. Ragazzi cerchiamo di mirare un pò più in alto, di darci delle ambizioni personali e professionali un pò più realistiche e funzionali, che qui già non c'è niente e già ci hanno calpestato la dignità, se poi gli diamo pure il destro per fare ciò che gli pare è davvero finita. Spero di essere statoi chiaro.
  5. Savino Rispondi
    Professore, nessuno sceglie di fare il " libero professionista" pedalando come un matto in bicicletta, a rischio delle proprie articolazioni e della meccanica del mezzo, per servire un pranzo o una cena a domicilio a chi ha prenotato dallo smartphone. Descritta la mansione, il resto lo dovrebbe fare la logica. Un lavoretto per sbarcare il lunario, fatto in condizioni improvvisate, è il massimo della subordinazione, non possono esistere nè dei liberi professionisti nè degli artisti della mansione.
    • luigi Rispondi
      perchè invece di pontificare sul lavoro degli altri non prova a chiedere a chi fa queste attviità come la pensa veramente, anche sul contratto stesso? forse scoprirà che le cose veramente importanti, e sacrosante, che chiedono sono le tutele per gli infortuni. o le dà fastidio che qualcuno lavori a seguito di un ordine effettuato via smartphone? magari pensando che dietro il ditinop che ha pigiato sullo smartphone ci sia un riccastro che sfrutta i poveri lavoratori? ha letto bene quello che scrive Ichino: l'azienda non solo deve riconoscere il contratto di subordinazione, ma se il "subordinato" non ne ha voglia l'azienda non puà licenziarlo. siamo nel 2019, non nel 1950, forse anche i rapporti di lavoro sono cambiati. bastano le tutele alla saluta, non le tutele per chi non ne ha voglia, che è il vero problema...
      • Savino Rispondi
        Io contesto l'idea che la mansione sia la chiamata di un boss 4.0. Ciò sarà sfruttamento anche nel 3030. La mansione è pedalare e consegnare e la subordinazione è evidente, come per i postini di una volta.
        • paolo andreozzi Rispondi
          Il professore si guarda bene dal definire il perimetro dei diritti ammissibili per un semplice corriere, che considera assimilabile alla figura di un libero professionista. E' un suo pallino stigmatizzato efficacemente molti anni fa da Cofferati. Questo è contributo che offre l'accademia.