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  1. Renato Chahinian Rispondi
    Concordo pienamente con i risultati di questa importante analisi, in quanto ritengo che la qualità imprenditoriale sia quella che fa la differenza, sia per l'adozione di nuove tecnologie, sia per una loro applicazione efficiente ed efficace con esiti positivi proprio nella produttività. Sono meno d'accordo sul rimedio esclusivo delle multinazionali: anche se è indubbio ipotizzare la competenza dei loro manager, si può notare che il valore aggiunto di tali aziende va in buona parte altrove (solo i redditi di lavoro rimangono generalmente nell'area) e che gli obiettivi dei manager sono orientati ad una produttività di gruppo che causa spesso dismissioni dolorose ed improvvise nei tessuti economici locali, non appena sorgano nuove opportunità altrove. In realtà, a mio giudizio, la strada maestra è la più faticosa: una forte promozione pubblica e privata (a diversi livelli) della formazione necessaria a capire la validità e la convenienza delle strategie innovative. Quando si è compreso questo, le competenze tecniche si trovano, anche perchè esiste un mondo variegato della consulenza che è sottoutilizzato proprio per la scarsa sensibilità manageriale verso l'innovazione.
  2. umberto Rispondi
    negli stessi anni è possibile capire quale % del pil era generata dallo stato ? Oggi mi sembra sia del 75%.
  3. GUIDO DELLA VALLE Rispondi
    Per il signor Emilio https://www.lavoce.info/archives/42070/se-lazienda-e-solo-una-questione-di-famiglia/ la chiosa finale è ben supportata da dati oggettivi. Quanto alla circostanza che il mercato italiano non premia le aziende che lavorano meglio, questo è ovvio. La concorrenza premia le aziende che lavorano meglio, ma in Italia la concorrenza è ingessata da rendite di posizione, scarsa contendibilità,, avversione ad accettare nuove prassi organizzative e la conseguenza ultima della concorrenza: che le aziende mal gestite scompaiano per far posto a quelle più efficienti
  4. Luigi Calabrone Rispondi
    In questo articolo, a proposito della scarsa produttività delle imprese italiane, si parla, con linguaggio troppo accademico, di "management inadeguato": Concordo, ma, a mio parere, questa espressione, a sua volta, è inadeguata, se non si dice anche, più chiaramente, che, numericamente, in Italia, prevalgono le aziende piccolissime, per es. da 1 a 10 persone. L'imprenditore, a sua volta, ha un livello di istruzione formale molto basso. Come si può pensare che in questa situazione, qualsiasi applicazione informatica possa aumentare la produttività? Mancano i presupposti, in primo luogo dimensionali e in secondo luogo culturali. E' lo stesso motivo per cui in questo tipo di aziende non vengono impiegati laureati. Così l'Italia ristagna, con un circolo vizioso difficile da rompere.
  5. emilio Rispondi
    Analisi molto interessante. Trovo tuttavia poco giustificate e tutto sommato non basate su dati effettivi la chiosa finale in cui tutto il mancato guadagno da pratiche manageriali non attente all'IT viene addebitato al solito familismo delle aziende meridionali. Mi sembra un pre-concetto che andrebbe invece meglio dimostrato. Non sono affatto sicuro della questione invece la causa profonda non può essere molto più facilmente: che il "mercato" italiano in particolare al SUD non riesce a premiare adeguatamente le aziende che "lavorano meglio"? siano esse per pratiche manageriali, IT od altro? non è una spiegazione molto più plausibile? d'altra parte alcune aziende ad impronta familiare come ad es. Mediaset non sono molto meglio sviluppate di tante altre?
    • Paolo Ottomano Rispondi
      Nemmeno io sono convinto che le aziende meridionali siano gestite peggio a prescindere, e vanno anche considerate le condizioni in cui sono costrette a operare (e non è colpa loro): meno infrastrutture, meno finanziamenti. Ho un'esperienza lavorativa molto limitata, essendomi laureato solo 5 anni fa, ma nelle aziende in cui ho lavorato (stage, progetto, tempo determinato) raramente i manager sapevano cosa fare e/o riuscivano a delegare a persone competenti, che pure pagavano per lavorare. Ed erano tutte aziende di Milano e provincia, anche internazionali. Questo vuol dire, purtroppo, che si può fatturare (e non poco) anche con una gestione non troppo buona, senza neanche saper usare un programma di videoscrittura o conoscere l'utilità di un back-up. Figuriamoci adottare strutture IT "complesse"...
  6. GUIDO DELLA VALLE Rispondi
    Egregio Professore, condivido il suo articolo in toto. Io ne ho scritto un altro 2 anni fa sulla voce che individuava nelle imprese familiari col management in gran parte espressione della famiglia una delle concause dell'inadeguatezza del management. Le darei però un altro spunto. Non può essere anche il sistema normativo, regolamentare un ostacolo all'adozione di nuove tecnologie volte ad aumentare la produttività? 1) è difficile ridurre il personale a fronte di efficientamenti organizzativi 2) innovare, adottare nuove tecnologie richiede la modifica di prassi amministrative consolidate, modifica resa spesso impossibile dall'arretratezza della PA, e da un interpretazione molto formalista delle norme 3) innovare può comportare dei rischi e presunti tali, per cui un management volto a preservare se stesso ed i suoi rischi ritarda l'adozione di nuove tecnologie se queste lo espongono a rischi (pensi al conducente singolo sui treni di cui i sistemi di sicurezza garantiscono oggi arresto immediato in caso di malore del macchinista unico contro cui si scagliarono i sindacati alla luce di rischi del tutto presunti). Molto cordialmente, Guido