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  1. Gianmaria Martini Rispondi
    Interessante l'analisi, suggerisco però di considerare le variazioni in percentuale non in valore assoluto altrimenti non sono confrontabili
    • Daniela Mesini Rispondi
      I valori dell'esempio sono equivalentizzati, cioè standardizzati sulla base dei differenti coefficienti della scala di equivalenza e dunque resi omogenei per il confronto.
  2. sandra beltrame Rispondi
    Patrimonio immobiliare nuovo ISEE: Leggendo alcuni articoli relativi alla nuova modalità di calcolo dell'ISEE ho notato che, per coloro che beneficiano del diritto di abitazione (art.540 e successivi del c.c.), l'immobile anche se di proprietà di altro soggetto fisico e non convivente, ,viene conteggiato come proprio e pertanto come ricchezza economica. Ma se queste persone non possono vendere l'immobile nè affittarlo per trarre utili, come può essere considerata ricchezza spendibile? Agli aventi diritto di abitazione la normativa prevede il carico delle imposte gravanti sull'immobile ma non il possesso come proprietario. Per la casa gravata da mutuo è prevista la sottrazione della quota di mutuo in essere al 31.12, come mai per il caso sopracitato non è previsto nulla? Grazie Sandra Beltrame
  3. Diego Alloni Rispondi
    Per fortuna la Lombardia si è opposta al piano statalista ISEE. E per ragioni validissime: il costo della vita (abitazione in particolare) è metà a Palermo rispetto a Milano; il problema della denatalità al nord è ben più drammatico che nel sud; i papà separati lombardi sono tre volte quelli campani. Ma più di questo è la concezione di fondo che differenzia Milano da Roma: la sussidiarietà (ti restituisco ciò che ti ho tolto e quindi ti tolgo l'impedimento che ti ho messo ad essere produttore di ricchezza) dalla elargizione (ti do così te ne stai buono, non ti dai da fare e rimani immobile con tutta la tua società). Costa troppo? Ma dai...Regione Lombardia vuole portare la spesa sociale a livello europeo; lo stato, di sovra-europeo, vuole solo la tassazione. Entrambi, tuttavia, escludono ancora e troppo la singola popolazione più rilevante ai fini ISEE: i 2 milioni di papà separati, nel cui ISEE c'è la casa "confiscata" per decenni ed il 50% dello stipendio versato ai figli che non vedono più. L'esclusione sociale creata dallo stato è un ossimoro, che non può evidentemente essere riconosciuto. E intanto la popolazione maschile separata/divorziata muore, con un tasso di mortalità pre-60 anni del 20% superiore all'atteso. E' anche così che si riducono i costi ISEE.
  4. Cesare Didoni Rispondi
    L'ISEE è il classico esempio di intervento che ha buone intenzioni, ma porta a risultati opposti, perché: 1) crea complessità e burocrazia improduttiva (alimenta la "produzione di carta per mezzo di carta", finanzia gli apparati sindacali dei CAF, risente di una mentalità statalista e moralista che etichetta ogni individuo con l'equivalente della "tessera" del pane); 2) il 30% degli ISEE sono falsi rispetto ai dati, già disponibili e conoscibili dalla Pubblica Amministrazione (così risulta dai controlli della Finanza), perché i furbi "omettono" redditi e patrimoni (Se non ci credete, parlate con qualcuno che lavora in un CAF). 3) una percentuale sconosciuta è falsa rispetto alla realtà dei redditi e dei patrimoni in nero. Ne consegue che i furbi che dichiarano il falso e gli evasori che hanno redditi e patrimoni in nero, non solo pagano meno tasse, ma vengono ulteriormente premiati e pagano meno tasse universitarie, ottengono posti negli asili nido, mangiano a prezzi scontati nelle mense scolastiche, evitano i ticket sanitari etc. In un Paese civile, moderno, liberale e socialmente responsabile si dovrebbe invece: a) avere "una" tassazione complessiva semplice, ragionevole e giustamente progressiva; b) concentrare le risorse dell'amministrazione sul buon funzionamento del sistema fiscale, sugli accertamenti e sulla riscossione effettiva (e sulla galera per i furbi). c) prevedere interventi attivi a sostegno delle situazioni realmente di bisogno. Punto.
    • Daniela Mesini Rispondi
      Come ribadisce giustamente Paolo Silvestri nel suo articolo, la funzione principale dell'ISEE è quella di ordinare le famiglie secondo la loro condizione economica, per stabilire quali, ed in che termini, sono più 'meritevoli' di altre nell'accesso a determinate prestazioni. Di sicuro si tratta di uno strumento perfettibile, ma per dirla con Gorrieri “La valutazione delle condizioni economiche soffrirà sempre di qualche margine di approssimazione: sia per le specificità delle singole situazioni familiari, sia per le reticenze e gli espedienti a cui possono ricorrere gli interessati. Non si può concludere che meglio sarebbe non farne niente: significherebbe rinunciare a qualsiasi selettività e distribuire a pioggia gli interventi sociali secondo la logica perversa di un contentino a tutti” (E. Gorrieri, Parti uguali fra disuguali, Il Mulino, Bologna, 2002)