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  1. Savino Rispondi
    Solo la patrimoniale può risolvere le questioni dovute ad egoismo e sciacallaggio di una fetta rilevante degli italiani. Mi pare che, finora, il motto sia stato "prima e anzitutto i ricchi".
  2. Henri Schmit Rispondi
    L’intervento di Andrea Brandolini è stato particolarmente interessante e convincente. In Italia il divario tra ricchi e poveri non è significativamente aumentato con la crisi post 2008. Questa è una magra consolazione perché il peggioramento della situazione dei più fortunati è il riflesso di un paese che non da dieci ma da trent’anni non cresce. Il vero problema è e la sfida per il futuro è quindi la crescita! Che cos’è successo 30 anni fa? L'abbattimento delle frontiere finanziarie il 30 maggio 1990 ha segnato l’accesso effettivo del paese al mercato comune, avvenuto gradualmente. E se fosse la non competitività delle strutture giuridiche, amministrative, finanziarie e fiscali insufficientemente ammodernate in tutti questi anni che è la causa della relativa stagnazione dell’Italia? Gli altri paesi hanno capito da subito che mercato comune significava essere competitivi anche con i concorrenti interni, non solo come singola azienda, ma anche come sistema paese. A parte il settore finanziario, per natura più liquido, il paese è rimasto ingessato. È certamente colpa della politica ma soprattutto dell’élite pensante, dell’accademia e della ricerca remunerata che gira intorno al mondo economico e finanziario se l’Italia è rimasta provincialmente indietro. Nell’ultimo periodo c’è probabilmente stato addirittura un regresso delle condizioni competitive. Il discorso pubblico ora manicheisticamente anti-liberale non aiuterà.