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  1. Fabio Rispondi
    Rimane poi aperta la questione della seconda casa: se è in un comune in cui non si ha la residenza, ci si trova a pagare una tassa (l'imu) su cui non c'è possibilità di feedback. Le aliquote per le seconde abitazioni sono al top, mentre i residenti, che votano per il sindaco, non pagano nulla. Per non parlare poi dell'iniquità della Tasi, dove i non residenti proprietari di seconda casa pagano per servizi che non usano, o usano solo in parte. Ecco perché si spostano le residenze, in maniera a volte grossolanamente elusiva, e sempre grazie alla connivenza di agenzie immobiliari, quando non addirittura di uffici comunali. Una seconda casa acquistata in comune turistico, con i risparmi di una vita, col TFR magari, diventa un salasso che alimenta solo la demagogia di amministratori miopi. Dove pago le tasse, io devo poter votare!
    • Giampy Rispondi
      Perfetto Fabio..mi hai anticipato
  2. Ivana Golin Rispondi
    A proposito di temi centrali meglio ricordare il punto di vista dei cittadini; i contribuenti vivono come ingiustizia il fatto che: a.- la “seconda” casa abbia la stessa aliquota della “centesima casa” b.- i calcoli arzigogolati su tutte queste combinazioni di imposte debbano essere una loro esclusiva responsabilità (e quando sbagliano lo vengono a sapere dopo anni con sanzioni e interessi)
  3. Henri Schmit Rispondi
    Sono in disaccordo con una tesi di quest’analisi. Non capisco ne condivido quindi le motivazioni razionali (non politiche-elettorali) dell’abolizione dell’imu 1a casa. Non la proprietà immobiliare esente, ma l’abitazione è un diritto primario. L’ampia diffusione della casa d’abitazione in proprietà non è un argomento razionale ma semmai politico per esonerare la prima casa. La proprietà sovvenzionata e l’esenzione di alcuni cespiti immobiliari sono fattori di rigidità e di discriminazione che pesano sull’efficienza del mercato immobiliare e quindi sulla disponibilità di unità abitative per il maggior numero di cittadini (anzi residenti) al prezzo più basso. Una tassa immobiliare uniforme sarebbe l’imposta più equa e più efficiente immaginabile, anche (al limite, non come ideale) se fosse calcolata sui volumi ignorando completamente i valori catastali o di mercato. L’unico attenuante sociale razionale ad una tassazione immobiliare universale sarebbe una franchigia esente calcolata sul numero di famigliari a carico.
    • Savino Rispondi
      Tanti 30enni e 40enni, tanti anche più adulti in età lavorativa e tanti pensionati al minimo una prima casa di proprietà non ce l'hanno e non se la possono permettere. Quindi, nell'Italia di oggi, dove, come scrive Deaglio sulla Stampa, i lavoretti hanno sostituito i lavori e si fanno vanamente sacrifici occupazionali per rimanere, di fatto, poveri, la casa di proprietà, fosse anche la prima casa, è un bene di lusso ed un cespite patrimoniale da assoggettare a tassazione. Questo è un dato di fatto inconfutabile e gli italiani ricchi, speculatori sulla crisi, debbono smetterla di piangere falsamente miseria in questo senso. La politica e la società prendano atto dei dati fattuali e dei mutamenti nella realtà economica del Paese.
  4. Mariano Rispondi
    Nella frase “Per i fabbricati non abitazione principale si va dall’aliquota base del 7,6 per cento al 10,6 per cento” è presente un refuso. Le aliquote previste dal disegno di legge sono, rispettivamente, lo 0,76% e 1,06%
  5. Savino Rispondi
    Gli italiani adulti preferiscono avere un figlio disoccupato piuttosto che pagare imposte sulla casa o il bollo dell'auto o il canone tv. Questo atteggiamento è semplicemente ridicolo, egoista e disumano e squalifica totalmente un intero popolo che continua a chiedere ai politici di promettere queste minuzie, anzichè dedicarsi a politiche di ampio respiro che risolvano i problemi della fuga di cervelli e manovalanza e delle culle vuote.