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  1. angelo rota Rispondi
    Vorrei tanto che si ritornasse alla vecchia ici molto più equilibrata dell'imu attuale.(Non tutte le prime case hanno la stessa rendita catastale.)
  2. Fabio Rispondi
    Rimane poi aperta la questione della seconda casa: se è in un comune in cui non si ha la residenza, ci si trova a pagare una tassa (l'imu) su cui non c'è possibilità di feedback. Le aliquote per le seconde abitazioni sono al top, mentre i residenti, che votano per il sindaco, non pagano nulla. Per non parlare poi dell'iniquità della Tasi, dove i non residenti proprietari di seconda casa pagano per servizi che non usano, o usano solo in parte. Ecco perché si spostano le residenze, in maniera a volte grossolanamente elusiva, e sempre grazie alla connivenza di agenzie immobiliari, quando non addirittura di uffici comunali. Una seconda casa acquistata in comune turistico, con i risparmi di una vita, col TFR magari, diventa un salasso che alimenta solo la demagogia di amministratori miopi. Dove pago le tasse, io devo poter votare!
    • Giampy Rispondi
      Perfetto Fabio..mi hai anticipato
    • Giorgio Rispondi
      In ritardo (l'ho letto solo ora ) ma perfettamente d'accordo. Solo in Italia non si pagano imposte sulla prima casa e tutto il carico dei servizi locali viene caricato sui proprietari di seconde case (con aliquote elevate e uniche, indipendentemente dal reddito), non solo attraverso la Tasi ma anche con il gettito dell'Imu (se no, per cosa verrebbero usate quelle entrate?). Ora, addirittura, si prospetta la fusione di Tasi e imu: scompare ogni riferimento alla contribuzione dei residenti per il costo dei servizi locali, tutti praticamente a carico di chi non risiede in quel determinato comune, e non ne gode, se non in minima parte. Infine, quanto al voto, è superfluo dire "no taxation without representation"
  3. Ivana Golin Rispondi
    A proposito di temi centrali meglio ricordare il punto di vista dei cittadini; i contribuenti vivono come ingiustizia il fatto che: a.- la “seconda” casa abbia la stessa aliquota della “centesima casa” b.- i calcoli arzigogolati su tutte queste combinazioni di imposte debbano essere una loro esclusiva responsabilità (e quando sbagliano lo vengono a sapere dopo anni con sanzioni e interessi)
  4. Henri Schmit Rispondi
    Sono in disaccordo con una tesi di quest’analisi. Non capisco ne condivido quindi le motivazioni razionali (non politiche-elettorali) dell’abolizione dell’imu 1a casa. Non la proprietà immobiliare esente, ma l’abitazione è un diritto primario. L’ampia diffusione della casa d’abitazione in proprietà non è un argomento razionale ma semmai politico per esonerare la prima casa. La proprietà sovvenzionata e l’esenzione di alcuni cespiti immobiliari sono fattori di rigidità e di discriminazione che pesano sull’efficienza del mercato immobiliare e quindi sulla disponibilità di unità abitative per il maggior numero di cittadini (anzi residenti) al prezzo più basso. Una tassa immobiliare uniforme sarebbe l’imposta più equa e più efficiente immaginabile, anche (al limite, non come ideale) se fosse calcolata sui volumi ignorando completamente i valori catastali o di mercato. L’unico attenuante sociale razionale ad una tassazione immobiliare universale sarebbe una franchigia esente calcolata sul numero di famigliari a carico.
    • Savino Rispondi
      Tanti 30enni e 40enni, tanti anche più adulti in età lavorativa e tanti pensionati al minimo una prima casa di proprietà non ce l'hanno e non se la possono permettere. Quindi, nell'Italia di oggi, dove, come scrive Deaglio sulla Stampa, i lavoretti hanno sostituito i lavori e si fanno vanamente sacrifici occupazionali per rimanere, di fatto, poveri, la casa di proprietà, fosse anche la prima casa, è un bene di lusso ed un cespite patrimoniale da assoggettare a tassazione. Questo è un dato di fatto inconfutabile e gli italiani ricchi, speculatori sulla crisi, debbono smetterla di piangere falsamente miseria in questo senso. La politica e la società prendano atto dei dati fattuali e dei mutamenti nella realtà economica del Paese.
  5. Mariano Rispondi
    Nella frase “Per i fabbricati non abitazione principale si va dall’aliquota base del 7,6 per cento al 10,6 per cento” è presente un refuso. Le aliquote previste dal disegno di legge sono, rispettivamente, lo 0,76% e 1,06%
  6. Savino Rispondi
    Gli italiani adulti preferiscono avere un figlio disoccupato piuttosto che pagare imposte sulla casa o il bollo dell'auto o il canone tv. Questo atteggiamento è semplicemente ridicolo, egoista e disumano e squalifica totalmente un intero popolo che continua a chiedere ai politici di promettere queste minuzie, anzichè dedicarsi a politiche di ampio respiro che risolvano i problemi della fuga di cervelli e manovalanza e delle culle vuote.