logo


  1. Claudio Rispondi
    La frase finale era piu' che altro uno sfogo. In verita', credo che le cose possano migliorare affidando alle regioni la competenza esclusiva sulla materia.
  2. Maria Rosa Di Lallo Rispondi
    Non so se ho ben compreso la conclusione dell'articolo.Si tratterebbe di eliminare il comparto Istruzione dalle materie oggetto di autonomia differenziata e di "devolvere solo alcune funzioni specifiche": quali? E, poi, sembra politicamente praticabile tale ipotesi?
  3. Henri Schmit Rispondi
    Analisi interessante su uno dei temi più importanti. La sfida è doppia, di procedura (competenza) e di contenuto (come organizzare l’istruzione pubblica), i due aspetti NON essendo necessariamente correlati! Interessante anche il commento di Claudio Martinelli nonostante la conclusione disfattista inaccettabile: ... peggio di così.... Sotto il profilo centro-regioni, d’accordo con l’autore, sceglierei per assurdo uno dei modelli più vicini a quello italiano attuale, quello olandese o quello francese, di sicuro più appropriati per riformare quello italiano, a patto che quelli che riformano ne siano capaci. La Repubblica francese è stata realizzata fra fine 800 e inizio 900 sui banchi della scuola pubblica. Apparentemente in Italia i 50 anni di scuola pubblica (ciò fino all’arrivo delle riforme Berlusconi e Lega che hanno sospeso il paradigma dominante) non sono bastate.
  4. Claudio Martinelli Rispondi
    I miei figli hanno frequentato l'intero ciclo scolastico dalle elementari alle superiori. Ho potuto rilevare che la qualita' dell'intero percorso formativo e' veramente bassa. Le cause a mio avviso: 1) la scuola e' un'organizzazione con quasi due milioni di dipendenti. Ingestibile a mio avviso 2) le procedure di reclutamento degli insegnanti sono prevalentemente di carattere burocratico.Infatti 3) molti insegnanti dei miei figli erano di c.d terza classe, non avevano fatto un concorso e 4) cambiavano a settembre e novembre di ogni anno scolastico. Inoltre 5) il dirigente scolastico e' giuridicamente "datore di lavoro", ma non ha facolta' di scelta dei suoi collaboratori/insegnanti, i quali 6) se titolari, in pochi casi, di cattedra appena possibile si trasferivano in altre regioni. Nel frattempo, ha Bologna l'Unione Industriali ha inaigurato il proprio costosissimo liceo privato. La disuguaglianza di opportumita' formative aumenta, questo e' il futuro. Cosa puo' peggiorare la regionalizzazione della scuola? Peggio di cosi....