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  1. simone Rispondi
    articolo molto interessante e finalmente ottimo utilizzo della banca dati CPT. speriamo sia utilizzato come spunto di riflessione nel dibattito sulla autonomia differenziata.
  2. stefano fracasso Rispondi
    la spesa statale in diritti sociali, politiche sociali e famiglie, non ha un ruolo cruciale nelle richieste di autonomia. Piuttosto l'istruzione che incide, in termini di spesa, nella misura in cui si regionalizza il personale. Per il dato sul settore pubblico allargato condivido le riserve di Giancarlo Corò. Per stimare l'incidenza del trasferimento di risorse a seguito di regionalizzazione delle funzioni trovo convincente il contributo di Filippetti CNR-Issrfa, pubblicato anche dalla lavoce.info.
  3. Gerardo Coppola Rispondi
    Fate bene ad occuparvi di questi aspetti. Vi chiedo di continuare. E’ stato fondato un giornale Il quotidiano del Sud che in modo aggressivo dimostra il contrario: il Sud sfruttato dal Nord. in più per iniziativa della Presidente della Commissione Finanze Ruocco è stata creata una commissione per i fabbisogni standard, iniziativa portata avanti dalla sinistra meridionale e dai 5 Stelle. Continuate vi prego stiamo tornando al dopoguerra quanto al dibattito NORD SUD.
  4. Elia Rispondi
    A quali anni si riferiscono le Figure 2,3 e 4?
  5. Luciano Munari Rispondi
    Articolo molto interessante. Come però mi sembrano segnalare alcuni commenti occorrerebbe indagare più a fondo: l'allocazione delle risorse non dice nulla se non se ne misura l'efficienza. Bisognerebbe capire se una diversa allocazione delle risorse ne aumenterebbe la produttività.
  6. Mahmoud Rispondi
    Fino a che il fondo perequativo (garantito a livello costituzionale) continuerà ad elargire altrove denari prodotti e dichiarati in alcune specifiche regioni, queste (legittimamente) non arresteranno la loro battaglia affinché possano godere di maggior autonomia. Fondo perequativo che ha dimostrato non essere argine alle disuguaglianze, che tra regioni continuano comunque ad aumentare. Si richiede, in fin dei conti, di moderare lo spreco altrove di denari prodotti e dichiarati nelle regioni più produttive. Sarà in questo quadro utile vedere quanto il reddito di cittadinanza standard a livello nazionale aiuterà (o danneggerà) la produttività e la competitività del mercato del lavoro regolare nelle regioni più povere.
  7. Pinco Pallo Rispondi
    Con i confronti sulla spesa senza guardare a cosa si ottiene dalla spesa torniamo indietro di trent'anni. E' una retrospettiva, non una prospettiva. E forse è l'unica cosa che ci si aspetta da un paese come questo.
  8. Giancarlo Corò Rispondi
    Nel calcolo CPT-SPA il settore pubblico si "allarga" francamente un po' troppo e, in ogni caso, considera logiche di offerta che non sono distributive, bensì produttive: un'impresa di utility che eroga un servizio energetico, idrico o ambientale serve una domanda pagante attraverso tariffe full cost recovery, le quali gravano direttamente sui bilanci di imprese e famiglie locali, non certo su fondi nazionali. L'unico servizio davvero sussidiato è quello dei trasporti, la cui distribuzione territoriale può essere considerata in dettaglio.
  9. Francesco Saponaro Rispondi
    I testi ufficiali dei disegni di legge per Lombardia, Veneto d Emilia Romagna prevedono l’utilizzo della spesa storica e poi, in caso di mancata approvazione dei costi standard, l’applicazione del criterio (molto stupido in verità) della spesa media pro capite. Secondo i dati della spesa di fonte CPT con quest’ultimo criterio si avvantaggerebbero le tre Regioni proponenti. Se invece si utilizzassero le elaborazioni SVIMEZ (molto discutibili) si avvantaggerebbero Regioni come la Puglia e la Campania. È così? Chiedo lumi agli autori
  10. Francesco Rispondi
    Le Bozze attuali ipotizzano la sostituzione del criterio della spesa storica con quello della spesa media po capite nel caso di mancata approvazione dei costi standard. Se si utilizzano i dati Cpt queso criterio migliorerebbe la condizione di Lombardia, Emilia e Veneto. Nel caso di impiego dei calcoli Svimez lo stesso criterio avvantaggerebbe le Regioni del Sud. O no?
  11. ENRICO CASTROVILLI Rispondi
    Afferma l'articolo: che esistono "carenze nella dimostrazione della relazione tra decentramento delle funzioni alle regioni e guadagno di efficienza". Ma non sono note agli autori le differenze ad esempio nei livelli dei risultati scolastici delle prove OCSE PIA e INVALSI tra le diverse Regioni italiane? Questa è una prova eclatante della relazione (negativa!) tra accentramento (o mancato decentramento) e perdita di efficienza. Non si potrebbero quindi percorrere per la formazione scolastica e professionale strade diverse da quelle degli ultimi decenni se non dall'Unità d'Italia?