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  1. fabrizio coricelli Rispondi
    continuo il commento: dei CdA delle banche devono avere requisiti di competenza e onorabilita'; potere e dovere della Banca d'Italia di verificare che cio' sussista. Se andate a vedere i CV (se li trovate) di consiglieri e anche del management di tutto il gruppo MPS negli ultimi 10 anni, trovereste delle cose interessanti. Perche' non agire prima di un tracollo annunciato? Le mie osservazioni non tolgono rilevanza alla vostra giusta enfasi sulla governance e sulla necessita' di eliminare il controllo sulle banche da parte delle fondazioni. Saluti, Fabrizio Coricelli
  2. fabrizio coricelli Rispondi
    Cari Luigi e Tito, condivido appieno la vostra analisi. Ci sono due punti che pero' non trovo chiari. Il primo, e' che prima dell'acquisto di Antonveneta il MPS era di fatto una banca solida, controllata da una Fondazione con una posizione liquida straordinaria. Perche' l'assetto proprietario controllato dai politici locali dovrebbe spiegare tale acquisto? Si potrebbe pensare il contrario, ovvero che politici locali abbiano una preferenza per mantenere "locale" il MPS e beneficiare delle risorse che la Fondazione MPS distribuisce sul territorio. Non c'e' alcuna evidenza chiara che i politici locali e la stessa Fondazione MPS siano stati i promotori dell'operazione Antonveneta. Le ragioni dell'acquisto di Antonveneta non sembrano una conseguenza ovvia della vostra analisi, nella quale manca una discussione del ruolo piu' generale (ben al di fuori di Siena) della politica sulla governance delle banche . E qui richiamo un secondo punto, ovvero il ruolo degli organi di controllo. Sono d'accordo che non ha senso imputare il tracollo di MPS ai mancati controlli. Non si puo' pero' tacere sul fatto che l'autorizzazione ad un'operazione come l'acquisto di Antonveneta sia una decisione tutt'altro che ovvia da giustificare. Si e' trattato, infatti, di un acquisto per un valore pari (se non superiore) alla capitalizzazione di borsa a quei tempi di MPS e, inoltre, nel bel mezzo di una crisi finanziaria globale! Il secondo punto e' che i consiglieri di...
  3. tiberio Rispondi
    ma che centra il Movimento di Grillo con le fondazioni bancarie in mano ai partiti tradizionali, ce lo spieghi se è in grado di farlo!
  4. giuliano bessone Rispondi
    Leggo : "Il fatto grave è che nessun partito affronta nel suo programma elettorale questo nodo cruciale. Nei programmi di Pdl, Pd, Movimento 5 Stelle, Lista Monti, il tema della struttura proprietaria, della governance del nostro sistema bancario non viene minimamente affrontato. Legittimo pensare che sia perché questi partiti hanno tutti poltrone nei board delle fondazioni..." Perdonatemi, ma non mi risulta che membri del M5S siano in qualche modo avvicinabili o riconducibili a qualsivoglia governance del nostro sistema bancario...
  5. nello nelli Rispondi
    La Vicenda del MPS certamente ci FA' rimanere di stucco non certamente stupiti perche' negli ultimi Anni cosa erano Diventate le banche tutti ne Eravamo a Conoscenza , TUTTI anche le Istituzioni. Certamente siamo Portati a Domandarci: se il MPS la BANCA , la Prima Banca nata in Italia E' a questi Livelli di Pazzia, cosa ci dobbiamo aspettare dal sistema Bancario lasciato libero di fare il Proprio Comodo.?
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  7. Federico (estero) Rispondi
    Il tutto, naturalmente a discapito dell'economicità e redditività della gestione.... Ho seguito con interesse, e vorrei esprimere il mio ringraziamento al Prof. Boeri per i vari interventi pubblicati su un tema che è una della manifestazioni, o epifenomeni ,del cortocircuito tra politica ed economia, in Italia. Segnalo l'articolo pubblicato su La Stampa di oggi 4 febbraio da G.Paolucci dall'eloquente titolo "una poltrona per tutti", che descrive la composizione ,e quota, di - centinaia- di poltrone elargite nell'ambito della galassia MPS.....davvero surreale Seul un fou aurait pu signer ce contrat ! », estime un banquier d'affaires en référence au rachat d'Antonveneta à Santander pour 10,3 milliards d'euros en 2007. Notre solidité n'est pas en cause. Nous rembourserons le Trésor », a assuré vendredi Alessandro Profumo...ossia, da soli, non ce la si fa, e l'operazione di acquisto di Antonveneta è FUORI SCALA/MERCATO ...cito in entrambi i casi da Les Echos di qualche giorno fa. QUESTI sono i temi. Patuelli, NON è un banker. alquanto singolare, quindi, che si occupi di banche, per cui occorrono competenze specialistiche, e non solo. anche questo è il tema e bene si fa a sottolinearlo. quale contributo potrebbe mai recare?? quale valore aggiunto per il sistema bancario? Piuttosto, si scoperchi definitivamente il vaso di Pandora. I numeri esposti nell'articolo pubblicato su La Stampa, sono davvero imrpessionanti.
  8. Fabio Scacciavillani Rispondi
    Al di la' del giudizio che si puo' dare del nuovo presidente dell'ABI direi che nell'articolo manca un dato fondamentale per giudicare la biografia di Antonio Patuelli. L'ultima volta che si e' occupato di politica attiva e' stato nel 1994. Da allora non si e' piu' candidato e non e' stato membro di alcun partito. Quindi descriverlo come se fosse un politico a tutto tondo e' quantomeno singolare. Tra medici, giornalisti, avvocati, magistrati, accademici ci sono tanti esempi di figure che hanno servito in Parlamento e/o nel governo per qualche anno e che poi sono tornati a fare il loro mestiere o un mestiere diverso. Spaventa, Rodota', Scognamiglio, Veronesi, sono gli esempi che mi vengono in mente su due piedi. Insomma se uno abbandona la politica e fa un altro lavoro per venti anni va sempre considerato un politico di professione? Che poi Patuelli trattasse per il PLI le nomine nelle banche fa un po' sorridere. Il vecchio PLI nelle banche rarissimamente riusci' ad avere qualche sporadico referente e in posizioni assolutamente marginali.
  9. Piero Rispondi
    Leggendo il documento informativo dl 2008 relativo all'acquisto Bav, non si può non comprendere che il Mps a emesso strumenti finanziari ibridi per agare l'acquisto ( oltre il 40% della somma pagata), la Banca Iala non h a vigilato, nel periodo post acquisizione, solo quando è scoppiato il problema ha fatto le ispezioni, non è' vero quello che dice Boeri quando gli ispettori della BI fanno le ispezioni in Banca possono vedere tutto, la banca non può nascondere niente. La società di revisione KPMG che ha dichiarato che il bilancio e' vero e reale perché non viene denunciata?
  10. luigi Rispondi
    Se lo stato italiano vendesse tutte le azioni bancarie in mani delle fondazioni potrebbe risolvere molti problemi di finanza pubblica. Ma questo non rientra negli interessi dei partiti che usano le fondazioni come strumento di controllo (per fini privati) del sistema bancario (soprattutto per quanto attiene alle nomine dei manager) e come luoghi di collocamento di ex parlamentari, amici, ecc.
  11. Andrea Rispondi
    Tutti tranne i radicali vedi sotto.... 9-03-2012 La politica, e la sua principale articolazione, i partiti, dovrebbe avere come fine il bene comune, tuttavia la gran parte dei politici ha altresì l’obiettivo di cercare consenso per guadagnare e mantenere ruoli decisionali di peso, obiettivo ben presente nelle loro scelte. Il controllo delle banche, o il potere di influenzarne le decisioni, è uno strumento che può far guadagnare consenso poiché permette di indirizzare il credito, di cui beneficiano non solo le imprese, ma anche gli stessi Partiti. Le Fondazioni bancarie, che detengono “per legge” significative quote azionarie di importanti istituti di credito, potendone dunque influenzare la “governance”, sono espressione di realtà territoriali, e i vertici sono determinati dalle scelte degli Enti Locali e in misura inferiore da Università, Gerarchie ecclesiastiche e Camere di Commercio. I politici che scelgono chi guida le fondazioni hanno dunque tutto l’interesse a portare vantaggi alla comunità locale di riferimento della fondazione che coincide spesso con il serbatoio di voti al quale attingere. Possono perseguire questo scopo sia indirizzando le risorse che le fondazioni bancarie destinano a iniziative di carattere sociale sia premendo sui vertici della banca, della quale detengono una quota, perché il credito venga destinato ai “propri” territori o a imprese “amiche”. Se le banche controllate dalle fondazioni bancarie operassero solo nel territorio di...
  12. Giuseppe G. Santorsola Rispondi
    Qualche opinione diversa rispetto al caso MPS, fuori da ogni valutazione politica ed elettorale. E' un problema di Regulator che detta i poteri a chi Vigila; quando le operazioni sono sorte, la Fondazione aveva il 51%, caso unico a quel momento. Le regole di legge non sono più adatte ai tempi e alla dimensione delle banche. Non è mancato - è vero - l'intervento amministrativo della Banca d'Italia; c'è stato, forse incompleto nel caso, quello della Consob. Il vero tema è quello del conflitto fra l'interesse degli azionisti, degli amministratori e dei dirigenti (fra loro spesso uniti) rispetto a quello della banca da cui ottengono i loro redditi; questa è stata utilizzata per veicolare flussi anomali, lasciando (anche spalmati negli anni) gli effetti (negativi) sulla banca. Quando vi fosse imperizia sarebbe gestione incapace, quando vi fosse disegno e associazione, sarebbe reato. Ricordo anche che la compliance non era attiva al sorgere delle operazioni e che è anomalo (legge 231/01 in vigore) che operazioni così rilevanti siano nei poteri di un solo soggetto. Oggi speriamo dovrebbe essere più difficile riproporre il percorso di cui parliamo. Ultimo rilievo. Patuelli (non ho motivo o titolo per difenderlo) si occupa dal 1985 di una banca sana e senza operazioni anomale; giusto verificarne l'operato da oggi; meno, accoglierlo con sospetto preventivo. Grazie Giuseppe G. Santorsola santorsola@uniparthenope.it
  13. Antonio Santacatterina Rispondi
    Da appassionato lettore ed estimatore de "La Voce" concordo pienamente con il commento di De Caria: perchè non citare FFiD che sul tema è stata chiarissima in tempi non sospetti, cioè almeno da quando ha presentato il programma nell'Autunno scorso. In generale mi dispiace la poca attenzione che il sito dedica a FFiD, che sulla carta dovrebbe essere il partito meno distante dagli opinionisti de "La Voce".
  14. Riccardo De Caria Rispondi
    Dispiace il mancato accenno a FARE per Fermare il Declino, che con Boldrin e Zingales su tutti ha fatto dello stop alla politica nelle fondazioni bancarie uno dei propri punti fondamentali http://www.fermareildeclino.it... dire "nessuno dei partiti maggiori", ma dire "nessun partito affronta nel suo programma elettorale questo nodo cruciale" è un'informazione falsa che dispiace leggere da opinionisti tanto qualificati
  15. bob Rispondi
    un signore appoggiato da un sistema che crea un disastro e viene eletto al vertice dell'ABI! Professori ma di cosa parliamo?
  16. giuseppe mazzara Rispondi
    In altri siti si ipotizza che la creazione di una grande Banca Pubblica possa "rompere" gli intrecci oligopolistici del ceto finanziario italiano. Ma di banche pubbliche abbiamo in Italia un'ampia esperienza storica negativa, anche a prescindere dalle implicazioni politiche dello scandalo attuale. D'altra parte la privatizzazione della finanza e la concorrenza spinta a manetta non e' che ci abbiano portato molto lontano nel senso della funzionalita' del sistema bancario rispetto alle necessita' dell'economia produttiva. Come se ne esce ?
    • Guido Rispondi
      Con una Banca Centrale (nazionale o transnazionale?) che faccia da vera Authority, antitrust ecc. nonchè guida e tutela dell'economia, nazionale o transnazionale che sia o debba essere, nei confronti degli oligopoli d'assalto e relativi referenti e manager?
  17. Massimo GIANNINI Rispondi
    Scusate una cosa e la Consob che ruola ha secondo voi? E le società di revisione? Anche la stessa vigilanza della Banca d'Italia poteva andare ben oltre e forse molto prima con certi provvedimenti. I princìpi e le sue attività di vigilanza gli danno ben più poteri di quelli che di fatto ha esercitato.soprattutto in termini di controllo dell'operatività e dei rischi. Non credo che basti dire che il MPS gli ha nascosto i documenti...
  18. Guido Rispondi
    Quello che dà più fastidio, in casi come questo, è che a fronte di tanti che ci rimettono c'è sempre qualcuno che se ne va con le tasche gonfie, evidentemente ben meritate, per qualcuno. E il metro di giudizio? Tanti pesi tante misure: è il mercato, bellezza! Che può fare il povero cittadino elettore? Buttarsi anche lui in politica alla ricerca di qualche comodo posticino? Sperare che suo figlio diventi un futuro Ballotelli da 4 milioni all'anno? Oppure tirare a campare (carpe diem!) e, nel segreto dell'urna, mandare qualcuno a quel paese: tanto, tutti quei politici in Parlamento che ci stanno a fare? Appunto, a parlare! Meglio pochi ma buoni!