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  1. Henri Schmit Rispondi
    Conclusione: un gruppo privato con fabbriche in cassa integrazione e senza attrezzatura per il futuro diretto da uomini finanziariamente capaci ma senza guida industriale prova a prendersi la maggioranza relativa di un competitore con maggiori potenziali (interni e nipponici), meno impianti più sani, ma decapitato e dimezzato di valore. I Francesi alla deriva pongono condizioni. Gli italiani decisi hanno fretta; controllano FCA attraverso una holding NL, Marchionne era residente in CH, Berlusconi che sta replicando la soluzione per Mediaset in piena campagna di acquisti. In Francia si può creare una società off-shore ma le tasse si pagano lo stesso, a meno di delocalizzare personalmente come FH Pinault proprietario della Kering e uomo più ricco … del Regno Unito. FCA accetta la sede operativa a Parigi, si discute del valore reale, di un dividendo straordinario per diminuire il valore di FCA. La reazione viene dall’ex n.2 di Renault, Tavares, ora alla guida di PSA che ha già rifiutato una SUA fusione con FCA: state regalando R, vale molto di più e manca comunque la guida industriale. Parigi chiede tempo. FCA ritira l’offerta. L’affare mette in evidenza le debolezze italiane: fabbriche in cassa integrazione, acrobazie che permettono ai più ricchi di eludere il fisco, applaudite di qua delle Alpi, di là viste per quello che sono: abusi da evitare. Pur tassando molto la F è meta gradita degli investitori esteri. I FDI in F sono 5x quelli in I da dove tutti scappano. Perché?
  2. Henri Schmit Rispondi
    Per capire meglio perché secondo me l’Italia è condannata per colpa propria e inerzia ventennale (dopo le riforme del sistema finanziario degli anni 90) di perdere la grande competizione degli investimenti (fidi, ma anche la ricchezza prodotto nel paese che si espatria), conviene leggere l’ Attractiveness Survey 2018 di Ernst&Young. Tutti i paesi dall’UK alla CH, dalla F alla D, dai NL al P, si attrezzano da decenni in quell’ortica, che piaccia o non piaccia, è la logica del mercato comune. Da questo punto di vista l’Italia è inesistente, il tema non fa parte del dibattito pubblico forse nemmeno di quello accademico, e una parte sempre più importante dei grandi patrimonio italiani (p. es. un imprenditore vende la sua attività) migrano inesorabilmente verso altri lidi. Per questo l’Italia sarà perdente anche in un matrimonio fra FCA e Renault.
  3. Henri Schmit Rispondi
    La fusione FCA-R risponde al sogno europeo. L'Italia ha un interesse vitale a tenere occupazione e sviluppo in Italia, ma strumenti scarsi per farli valere. La Francia ha lo stesso interesse e strumenti per difenderli (la quota dello stato in R e un sistema paese più valido per FDInvest), ma ha capito da tempo che non sono gli impianti che contano. Renault produce la metà in F rispetto a FCA in I dove le fabbriche sono però in cassa integrazione! Gli Agnelli non possono dare garanzie anti-delocalizzazione, sono già esterovestiti e venderebbero (legittimamente) una fabbrica italiana per un dividendo olandese. L'Italia imprenditoriale deve giocare le sue carte: creatività, ingegneria d’avanguardia e design; non è poco, perché è quello che si vede. Lo stato deve fare la sua parte: ricerca, formazione, ma anche fiscalità, sistema giuridico e finanziario. Renault è avanti nella ricerca tecnologica (elettrico e IA), ma questo non significa che aziende italiane non possono inserirsi e tagliarsi una loro fetta. L’UE dovrebbe promuovere formazione e investimenti in IA, ma boccia la creazione di campioni europei! Bisogna fare come gli Agnelli, essere opportunisti e collaborare con imprese e uomini a progetti transfrontalieri, è quello il miglior modo per assicurare investimento, sviluppo e occupazione di domani in I. E fare come la F, promuovere sé stessa come destinazione degli investimenti, ma non solo a parole; servono condizioni competitive certe e durevoli che adesso non ci sono.
  4. Michele Rispondi
    Operazione che significa l’uscita dell’italia dal settore auto. Magari non nel breve ma nel medio termine certamente si. Già ora l’italia è un importatore netto di auto (circa 1 milione all’anno, giusto per un confronto, la Germania è un esportatore netto per 2 milioni di auto all’anno), in prospettiva diventerà un paese produttore sempre più marginale, giusto un mercato dove vendere un po’ di utilitarie.
  5. serlio Rispondi
    se i francesi fanno i loro interessi va tutto bene, per certi opinionisti, se ci prova L'italia è nazionalismo. Qualche chiarimento in proposito sarebbe opportuno. Per il resto nessun accenno alle già evidenti sovrapposizioni produttive ma le cui ricadute occupazionali potrebbero essere fuori dall'Italia in quanto già delocalizzate.
  6. cesare Rispondi
    leggo da wikipedia che Fiat Chrysler Automobiles riunisce in un'unica società di diritto olandese con domicilio fiscale nel Regno Unito due gruppi industriali del settore automobilistico: Fiat S.p.A. e la sua controllata Chrysler Group LLC, dopo che il gruppo italiano acquisisce la totalità delle azioni di quello americano.https://www.fcagroup.com/it-IT/media_center/fca_press_release/FiatDocuments/2014/october/Completata_la_fusione_che_ha_dato_vita_a_Fiat_Chrysler_Automobiles_NV_FCA_debutta_al_NYSE.pdf faccio fatica a capire quanto FCA e/o gli Agnelli, di cui ignoro residenza fiscale dei singoli componenti della famiglia e della loro holding, possano o debbanno occuparsi degliinteressi dell´Ítalia (o piu´correttamente di alcuni italiani). Sono imprenditori che (leggitamente) tutelano il loro interesse. Leggendo trale righe (ottimo) articolo, pare chele economia di scala siano solo per la progettazione ma, (forse a causa deigli elevati costi di trsporto), la produzione restera´ nei paesi di sbocco. Se cosi fosse, e non ho evidenza per crederlo, gli impianti di produzione siti in italia non (dovrebberero) preoccuparsi del passaparto dei loro shareholders (padroni é fuori moda).
  7. Savino Rispondi
    Troppo indietro nella produzione dell'elettrico. Troppo presi nella moltiplicazione dei pani e dei pesci con la finanza e le sue alchimie chimiche. Ci si è dimenticati come si conforma un pezzo di metallo.